Elena Mearini: I passi di mia madre

Elene Mearini i passi di mia madre
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Agata è una editor quarantenne che vive nel quartiere cinese di Milano e che gestisce le sue giornate con improvvise accelerazioni e il bisogno di ritrovare sé stessa. Agata nel suo lavoro segue le parole degli altri, le trame e i racconti che le vengono proposti. Nella sua vita interiore deve, invece, lottare per dare un senso al racconto della sua vita.

Elena Mearini
Elena Mearini

I passi di mia madre di Elena Mearini è un romanzo, che ci fa entrare nel mondo di Agata e ci fa conoscere la sua vita e le sue manie, con una progressione che aiuta a familiarizzare con le vicende della giovane donna. Il tutto condito dalla passione per la letteratura e per gli autori che vengono citati quasi a sostenere l’impervio cammino di Agata.

Citazione 1
Ci sono giorni in cui mi alzo dal letto e incomincio a fare le cose senza una ragione, mi muovo solo per ricordarmi che esisto oppure per dimenticarmene, non l’ho ancora capito.
Sono uscita di casa, ho preso la metropolitana, un tratto sotto la terra accanto ai pendolari del mattino.

Agata fa scorrere la sua vita in un contorto rapporto con l’alimentazione, con il suo lavoro che poggia sulla parola e con le sue relazioni con tre uomini che entrano, in modo diverso e con ruoli diversi, nella sua vita.
Tutto accade in maniera molto dilatata, lenta e levigata perché in realtà, al centro di questa esistenza, c’è un’assenza, un vuoto che è il vero perno intorno al quale Agata si è costruita.

Citazione 2
Mi salutò col bacio sulla guancia e un odore di ammoniaca mescolata a miele, quasi volesse stordirmi nella maniera più dolce. Alle sue spalle la porta di casa si richiuse con lo scatto di chi esala l’ultimo respiro.

La madre, giovane donna in cerca di qualcosa che le rendesse la vita sopportabile, ha lasciato la casa in cui viveva con il marito e la figlia ed è come scomparsa nel nulla.
Agata, che, per lavoro si dedica alle parole degli altri per costruire percorsi e testi, procede, nella sua vicenda privata, a una dura lotta con le parole che la sua esperienza le ha mostrato essere ambigue, dure, scivolose.
Agata è sempre alle prese con un dubbio costitutivo e necessario: le parole che sanno dire ciò che manca? Sanno costruire intorno all’assenza, una presenza? Insomma, quale aiuto può venire da una narrazione che ponga la madre scomparsa al centro della vicenda? E quale forma di amore può apprender una ragazza che sente ancora su di sé il dolore dell’abbandono?
Il padre di Agata è ancora presente nella sua vita e i loro incontri sanno anche donare qualche momento di sostegno reciproco. Il lavoro, la vera ossessione di un uomo che non ha saputo capire i dolori e le attese della sua giovane moglie, continua ad essere il suo vero riferimento: le perdite affettive e quelle economiche sembrano confondersi nel suo stare al mondo. Agata lo ascolta con un misto di affetto e di dolore e lo osserva mentre si allontana da lei.
Lei che rivolge il suo amore al misterioso Samuele, un uomo con il quale sembra replicare, in maniera compulsiva e necessaria, il rapporto con la madre. Samuele c’è e non c’è; Samuele appare e scompare; Samuele invia messaggi o genera il silenzio. Eppure, con questo suo modo d’essere, Agata l’ha potuto eleggere a metronomo dei suo stati d’animo: ha potuto creare una dipendenza dell’attesa e avere un legame con chi in realtà, c’è sempre molto poco.
Nel mondo di Agata c’è poi Marco, un giovane vicino di casa al quale sembra essere legata da una strana e, in realtà, confortante dialettica del desiderio: hanno appreso a cercarsi senza parola, senza legame, senza storia.

Elene Mearini i passi di mia madreCitazione 3
Prendo una biro rossa e segno una croce sul calendario appeso al muro. Da oltre vent’anni rivivo la stessa pagina della stessa storia, m’illudo chissà come che lei possa fare ritorno proprio in questo giorno. La croce rossa serve a ferire un’illusione, a ricordarmi che sono una sciocca a bucare la pelle di questo giorno inutile.

Quali sono i ricordi che la legano alla madre? Il rumore di fondo è quello di una madre che non ha mai saputo amare la figlia e i suoi gesti. Perché quell’abitudine così violenta di voler cancellare, subito e con forza, ogni impronta delle piccole mani della bambina dalla porta del frigorifero? La madre sembrava rendersi conto della presenza della figlia soltanto per cancellarla, eliminare i gesti, silenziare il cuore e non avvertire la presa di un legame.

Citazione 4
Guardo il letto, mi sdraierei a pancia in sotto, il telefono davanti alla faccia, sguardo e respiro votati all’attesa di lui. Invece chiudo la porta di casa e scendo le scale in fretta. Fuori, in strada, cammino con l’equilibrio bugiardo di chi maschera inciampi, strattoni e storte.

Era tutta questa la verità o è venuto il momento di indagare e raccontare la vicenda della madre? Ed ecco che la parola torna ancora come una necessità irrinunciabile. Agata si assegna il compito di costruire un racconto della vita della madre e si lascia guidare dal bisogno di sapere che cosa le sia accaduto. Una parola scritta e un passo nel passato; un’emozione recuperata e uno scorcio di vita ritrovato: così Agata guiderà sé stessa a incontrare davvero sua madre.
Antonio Fresa

Elena Mearini
I passi di mia madre
Morellini Editore, 2021
Pagine 160; euro 15,90

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