Elezioni 25 settembre: appunti dalla stampa estera

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A poche ore dal voto, nel tradizionale silenzio dei partiti, i commentatori politici provano ad ipotizzare i possibili sviluppi di questa campagna elettorale che, giova ripeterlo, sarà ricordata più per quanto non è stato fatto che per quanto è stato detto dai partiti chiusi nelle loro coalizioni.

E ancora una volta si punta il dito contro la strampalata legge elettorale, il “Rosatellum”, legge certamente non piovuta dal cielo ma imposta con il voto di fiducia, che anche nel gergo sembra farsi beffe della sacrosanta libertà elettorale del cittadino. Senza entrare nel complicato meccanismo previsto dalla legge, la sua iniquità la ricorda con una sintesi asciutta il professor Zagrebelsky:”Si prospetta l’eventualità che una coalizione elettorale stimata al 45% dei votanti, in presenza di un altro 45% di astenuti – dunque una esigua minoranza del totale – ottenga in Parlamento un numero di seggi abnorme che le permetterebbe di fare qualsiasi cosa, anche di cambiare da sola, volendo, la Costituzione”[1].

Timori ingiustificati, tipici dell’allarmismo italiano?
Parrebbe di no perché anche senza affrontare direttamente lo spinoso problema costituito dal meccanismo della legge elettorale, diversi commentatori ed osservatori esteri pongono in evidenza il precario equilibrio sociale ed economico italiano che potrebbe addirittura incrinarsi se, come sembra, la coalizione di centro-destra vincesse le elezioni. Lo fa David Broder sulle colonne della più famosa ed antica rivista statunitense, The Nation , con un titolo che anticipa le sue perplessità e dubbi proprio su quello scollamento fra elettorato e partiti politici “In vista delle elezioni generali di domenica, il 92% degli italiani afferma che la loro principale preoccupazione è l’aumento dei prezzi per l’energia. Eppure l’importanza di questo problema non ha trovato consensi nelle coalizioni” [2]. In sostanza, Broder giudica irreale il discorso politico italiano che passa – a suo giudizio – da una rappresentazione a fosche tinte della nostra situazione economica fin dall’autunno, e per questo ci paragona ad una “Gotham City”, alla presentazione di proposte spesso inadatte, e in questo sbilanciamento Broder teme che il “Reddito di cittadinanza” come unico sussidio per molte famiglie in difficoltà, corra il rischio di essere soppresso.

Pur nel rispetto delle posizioni assunte da The Nation che probabilmente analizza gli scenari politici europei confrontandoli con il classico pragmatismo americano, la possibile vittoria dello schieramento di centro-destra invece preoccupa molto, ad esempio, i commentatori d’oltre Manica che attraverso le colonne del The Guardian osservano le manovre poste in atto dalla dirigenza del partito Fratelli d’Italia per essere accreditato come compagine affidabile e democratica, mentre nella realtà la loro propaganda mirerebbe a smantellare la memoria collettiva italiana su quello che è stato il fascismo. Il giornale inglese per dimostrare che le sue certezze poggiano su basi reali, prende come spunto l’episodio, passato un po’ in sordina da noi, del rifiuto da parte della cantante Laura Pausini di intonare nel corso di un suo concerto la canzone simbolo, ormai a livello mondiale, della lotta per conquistare la libertà e cioè “Bella ciao”. L’osservazione del quotidiano inglese di questo episodio, serve da base per aprire con decisione il suo editoriale sulle elezioni: ”I tentativi della destra radicale italiana di ghettizzare Bella Ciao fanno parte di un tentativo per polverizzare la Storia. Il cestinare una canzone – per quanto illustre la sua storia – è un problema minore rispetto le divisioni sociali che un futuro governo guidato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e la lega di Matteo Salvini fomenterebbe” [3]. “Bella ciao”, si nota nell’editoriale, non è una canzone di sinistra perché non è di sinistra opporsi al fascismo e lottare per la libertà e i diritti umani universali.

Anche i commentatori spagnoli sembrano manifestare una certa preoccupazione per i risultati delle elezioni a fronte di una legge elettorale, come notano, che penalizza severamente gli elettori. E proprio dalle colonne di El Pais viene posto anche l’accento sulle divisioni che caratterizzano gli schieramenti con una osservazione privilegiata del fenomeno, forse perché non del tutto comprensibile, sulla compagine di sinistra e sul PD in particolare. Il commento parte da una considerazione che è quasi un presagio e cioè che è tradizione che gli elettori non capendo le divisioni, siano portati a punirle con il loro voto. È chiaro il riferimento a quanto avvenuto per la formazione della compagine di centro-sinistra, sfaldatasi, aggiungo, per ripicche forse anche personali ma, sostanzialmente per coltivare la speranza di un successo elettorale pur senza avere un progetto ad ampio respiro per il Paese.

Sul discorso di chiusura della campagna elettorale fatto da Letta, il corrispondente spagnolo di El Pais, Enric Gonzalez non può fare a meno di notare che: ”Nel complesso è stato un discorso tiepido… si è percepita una certa rassegnazione di fronte alla possibilità di una sconfitta, che gli ultimi sondaggi tenderebbero a confermare” [4]. Ma anche la base sembra aver perso ogni possibilità di vittoria ripiegando compatta sulla linea dell’opposizione che non appare come uno spauracchio, come risulta dalle impressioni raccolte dal giornalista spagnolo “Forse rimanere all’opposizione non è una grande disgrazia, chiunque formi un governo dovrà affrontare un terribile inverno per mancanza di energia e dovrà prendere misure impopolari” il quale forse per rincuorarsi conclude la sua corrispondenza ricordando che nelle elezioni c’è spazio per l’imprevisto.

Ma il dibattito sembra aver perso la sua spinta invece proprio in Italia perché se è vero che il discorso sull’esistenza o meno di una deriva della democrazia ha tenuto banco per qualche settimana, va anche detto che nel suo complesso questa campagna elettorale si è rivelata una delle più sterili degli ultimi anni a fronte, e qui è il paradosso, di una contingenza che è drammatica. Il vero problema, infatti, è che da anni stiamo assistendo allo sbriciolamento dei fondamenti stessi della nostra democrazia prodotto proprio dalla politica, una politica giocata sulle faide tra fazioni anche all’interno dello stesso schieramento.

Si voterà per riaffermare i diritti e continuare a coltivare l’idea che ancora possiamo contare qualcosa.

Stefano Ferrarese      

[1]GustavoZagrebelsky, http://www.libertaegiustizia.it/2022/09/19/politiche-2022limmaturita-della-democrazia/,  19 settembre 2022
[2] David Broder, https://www.thenation.com/article/world/italy-election-meloni-far-right/, 22 settembre 20222
[3] https://www.theguardian.com/commentisfree/2022/sep/21/the-guardian-view-on-italys-resistance-anthem-sing-it-loud-sing-it-proud,  21 settembre 2022
[4] Enric Gonzalez, https://elpais.com/internacional/2022-09-24/el-partido-democratico-italiano-se-propone-como-ultimo-dique-frente-a-la-peor-derecha.html, 24 settembre 2022

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