Elezioni amministrative: bassa affluenza, l’assenza delle donne e la destra ancora diffusa

elezioni amministrative italia
history 3 minuti di lettura

La bassa affluenza alle urne è la prima delle considerazioni che si possono fare. Alle comunali ha votato il 54,7% (la percentuale più bassa nei comuni della Lombardia con il 51,12%) contro il già non eclatante 61,58% delle precedenti elezioni; in Calabria unica regione in cui si votava per la Regione i votanti sono stati il 44,38% contro il 44,31% alle scorse elezioni. È una curva in discesa da tempo, una linea di tendenza inesorabilmente in calo. Una delle ragioni è sicuramente una politica di basso cabotaggio e un’informazione che non inchioda i candidati sulle tematiche profonde che interessano gli elettori. Senza dimenticare decenni di narrazioni contro “il teatrino della politica”. E poi il distacco tra elettori e candidati si può essere accentuato con la perdita di presenza sul territorio dei partiti e la concomitante digitalizzazione e la virtualizzazione delle nostre esistenze.
E così non possono bastare le considerazioni del voto autunnale o della pandemia in corso come è stato detto. Una provocazione: ritornare al voto obbligatorio?

La seconda considerazione, di cui è difficile trovare traccia nei commenti, è quella della scomparsa delle donne che restano ai margini della rappresentanza e dei governi delle nostre città. E questo è un altro grave problema della politica e della cultura patriarcale che ha radici profonde nel nostro paese. Come scrive Michela Marzano «su 162 candidature per diventare sindaco o sindaca nelle 20 città capoluogo, solo 30 erano femminili; e ai prossimi ballottaggi, di donne, non ce ne sarà nemmeno una. Persino un partito (almeno sulla carta) inclusivo e aperto come il Pd, nelle principali città ha appoggiato solo uomini. Quanto alle donne presenti nelle liste per i Consigli comunali, si è trattato spesso di candidature di mera facciata. Una vale l’altra, quindi, quando la posta in gioco è minima. Quando invece il gioco si fa duro, i maschi cominciano a giocare» [1].

Veniamo al pallottoliere. Alla conta dei voti e degli eletti che necessariamente devono essere tarati dal numero dei votanti per cui in diversi hanno vinto diminuendo i voti.
Delle tante considerazioni che si fanno quella che in questi brevi appunti annotiamo qui è che non mi sembra che il sovranismo e la destra anche estrema siano stati ridimensionati. È una parte che dopo anni di diffusione della cultura dell’odio, del razzismo non si cancella con un’elezione. Lo spiega bene Andrea Fabozzi quando confrontando il voto ai maggiori partiti – Pd, Fratelli d’Italia, Lega, M5S e Forza Italia – nelle principali città (48% degli elettori) in cui si è votato. Considerando che non tutti i partiti erano presenti in tutte le nove città, «il Pd, generalmente riconosciuto come il vincitore, nelle nove più grandi città italiane [esclusa Salerno dove decide De Luca, ndr] tra il 2016 e il 2021 ha perso oltre 123mila voti, cioè quasi il 20% […]. Al contrario Fratelli d’Italia (dieci città su dieci) è cresciuta di 147mila voti, cioè di quasi l’82%. Ma è cresciuta anche la Lega, la grande perdente, che ha guadagnato quasi 22mila voti, cioè il 14,8%. […] Nel centrodestra la grande emorragia di voti, com’era previsto, è quella che ha colpito Forza Italia che in cinque anni nelle dieci città campione ha perso oltre 106mila voti di lista, cioè più del 45% della sua base 2016. Ma il burrone più profondo l’hanno scavato i 5 Stelle, passati (nelle prime sei città) da 698mila voti a 187mila, che significa meno 73%» [2].

E Italia Viva del gran cerimoniere Matteo Renzi? Difficile individuare consistenze nel voto.

E la sinistra? Incapace di aggregarsi, ancora arrovellata su sgarbi e scontri fratricidi magari risalenti al secolo scorso, non è nei radar. Eppure il bacino dello scontento, delle disuguaglianze, dei diritti negati, della povertà è ampio in questo paese. E sono tanti, come dicevamo all’inizio, a non votare.
Pasquale Esposito

[1] Michela Marzano, La scomparsa delle sindache, 5 ottobre 2021
[2] Andrea Fabozzi, Vincere perdendo voti, perdere crescendo un po’,  6 ottobre 2021

 

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: