Elezioni comunali. Eletti senza elettori per una democrazia monca

Elezioni comunali
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Ancora una volta il dato più significativo e meno analizzato, per il senso che ne deriva, delle elezioni comunali è il dilagante astensionismo che le ha caratterizzate. Tutte le analisi, considerazioni annotazioni che si possono fare –anche in questo articolo nel prosieguo – sui risultati elettorali hanno questa tara che le annacqua, nel senso che verrebbe da chiedersi se esiste una rappresentanza popolare degna di una democrazia.

Nei 971 comuni di cui 26 capoluoghi dove si sono svolte le elezioni, l’affluenza alle urne è risultata essere del 54,79% (dai calcoli del Viminale sono escluse Friuli, Valle d’Aosta e Sicilia);  la Liguria e il Molise addirittura sotto il 46%.
A Genova l’affluenza è stata ancora più bassa e cioè del 44,17% con la conseguenza che il 55,49% dei voti che ha consentito la rielezione al primo turno, come previsto dai sondaggi della vigilia, del candidato del centrodestra Marco Bucci (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Lista Toti, Vince Genova, Gente d’Italia e Genova domani) rappresenta in effetti meno del 25% degli elettori aventi diritto.
È andata un po’ meglio a L’Aquila dove la percentuale dei votanti è stata del 64,62% e quella dei voti andati al candidato del centrodestra Pierluigi Biondi (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, L’Aquila Futura, Civici indipendenti per Biondi, L’Aquila al Centro)del 54,39% rappresenta in effetti meno del 36% dell’elettorato.
A Lodi, dove il centrosinistra strappa il comune al centrodestra, Andrea Furegato (PD, M5S, Buongiorno Lodi, Lodi civica, Lodi comune solidale, 110 e Lodi, Lodi al centro, Per Lodi ) vince con il 59,03% e con un’affluenza alle urne del 56,42% e quindi è eletto da poco più del 33% dell’elettorato.
Sempre di minoranze parliamo.
Ma il caso più eclatante è a Palermo dove c’è anche da considerare un’incomprensibile legge elettorale che consente l’elezione al primo turno del candidato sindaco con il 40% dei voti. Il centrodestra conquista Palermo con Roberto Lagalla (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Prima l’Italia, Dc Nuova, Alleanza per Palermo, Noi con l’Italia, Udc, Moderati per Lagalla sindaco e Lavoriamo per Palermo) che raccoglie il 48% dei voti tra il 41,8% degli aventi diritto. Alla fine l’avrà votato il 20% dei palermitani che avrebbero potuto votare.

Del resto che ad eleggere le rappresentanze politiche, gli amministratori sia sempre una minoranza dei cittadini non è una caratteristica solo italiana, basta pensare agli USA oppure dare uno sguardo dietro l’angolo: alle elezioni presidenziali svoltesi ad aprile e a quelle legislative in  Francia svoltesi in contemporanea alle comunali in Italia.
Fabrizio Tonello facendo di conto tra gli aventi diritto e gli effettivi votanti spiega come «il partito del presidente [Macron, ndr] ha ottenuto circa 5,9 milioni di suffragi, poco più di un quarto dei voti validi. Il numero di deputati effettivamente eletti si conoscerà solo dopo i ballottaggi di domenica prossima ma gli esperti prevedono che i sostenitori di Macron staranno in una forchetta fra 260 e 330 seggi (la maggioranza assoluta è 289). Supponiamo che il secondo turno sia favorevole a Macron e che il presidente porti a casa 300 deputati. Questi deputati saranno stati eletti da circa 5 milioni di francesi (in genere al secondo turno il numero di votanti si abbassa in modo sostanziale) e questi cinque milioni corrispondono esattamente al 10% dei francesi con più di 18 anni. Ovvero, il presidente avrà una solida maggioranza parlamentare che gli darà pieni poteri grazie all’appoggio di un francese su dieci. E non siamo, come abbiamo visto, né in Russia né in Corea del Nord» [1]. E va aggiunto che la Costituzione francese da ampi poteri al Presidente che disporrà di «una maggioranza parlamentare fedele priva le istituzioni di qualsiasi contrappeso significativo. Un potere quasi assoluto basato su una base sociale così striminzita non è però un buon segnale per la democrazia» [2].

Tornando alle elezioni nostrane e ricordandoci di soppesare correttamente il senso delle valutazioni visto che non sappiamo cosa avrebbero votato i cittadini che non sono andati alle urne, gli aspetti più rilevanti in senso politico sono:

  1. La sinistra resta fuori dalla possibilità di essere visibile sia pur come minoranza; a Palermo Rita Barbera, sostenuta da Potere al Popolo e Rita Barbera sindaca ha ottenuto il 4,3% dei voti
  2. Il centrosinistra non fa passi in avanti ed è poco per rimanere soddisfatti la vittoria a Lodi e la conquista, in posizione di vantaggio, del ballottaggio con Damiano Tommasi a Verona, roccaforte storica della Lega
  3. All’interno del centrosinistra il M5S, lo stesso Conte ammette la sconfitta, raccoglie percentuali risibili che potrebbe ad un ruolo marginale con le elezioni politiche del 2023
  4. Si affermano alcuni candidati di Azione di Carlo Calenda come nel caso di Palermo con Fabrizio Ferrandelli che supera il 14% e di L’Aquila con Americo Di Benedetto con quasi il 24%; l’effetto combinato tra l’arretramento del M5S e l’avanzata di Calenda potrebbero alterare le già precarie relazioni tra PD e M5S in favore di scelte centriste, magari con l’avvicinamento a Matteo Renzi
  5. Il centrodestra di fatto tiene se non avanza; nei capoluoghi le coalizioni di centrodestra ottengono oltre il 46% mentre quelle di centrosinistra poco più del 44%
  6. A destra Fratelli d’Italia è sempre più avanti sorpassando la Lega anche al Nord; Matteo Salvini subisce l’ennesimo smacco dopo la pesante sconfitta per il mancato quorum dei referendum

Pasquale Esposito

[1] Fabrizio Tonello, Un francese su dieci, la democrazia senza cittadini, 14 giugno 2022
[2] Fabrizio Tonello, ibidem

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