Elezioni europee. Candidati e programmi per la Presidenza della Commissione

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La campagna elettorale in Europa riguarda anche la Presidenza della Commissione europea. Non che con i voti espressi, nei vari Paesi tra il 23 e il 26 maggio, si elegga il Presidente della Commissione perché uno dei “candidati principali” sarà eletto dal nuovo Parlamento europeo, previa proposta formale dei capi di Stato o di governo, che prenderanno in considerazione l’esito delle elezioni europee. Jean-Claude Juncker, presidente uscente e non ricandidato è stato eletto nel 2014 essendo il candidato principale del Partito popolare europeo, uno dei cinque partiti politici europei che avevano indicato i loro “candidati principali”.

Il candidato principale alla Presidenza della Commissione europea deve essere nominato da uno dei partiti politici europei con una rappresentanza al Parlamento europeo e formalmente riconosciuti dall’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee.
Diciamo subito che questa procedura più democratica, introdotta nel 2014, è a rischio perché Macron e altri leader vorrebbero abbandonarla a favore del potere decisionale del Consiglio europeo e cioè l’insieme dei capi di governo e di Stato.

Lo scorso 15 maggio si è tenuto il dibattito, ospitato dal Parlamento nella plenaria di Bruxelles e trasmesso in Eurovisione. Avrebbe dovuto darsi un’evidenza maggiore di questo dibattito tra i candidati principali per dare qualche probabilità in più di entrare nelle questioni europee, sia formali che di contenuto, e ad avere evidenza chi sono e che idee hanno per la loro guida della Commissione.

Per il Partito Popolare Europeo (PPE) il candidato principale è 46enne laureato in ingegneria fisica, Manfred Weber (CSU, Germania), già Presidente del gruppo PPE; con tendenze conservatrici con la difesa della famiglia tradizionale e delle frontiere esterne dell’Europa e quindi con rigidità sull’immigrazione. Per il Partito dei socialisti europei (PSE) è stato designato il 57enne laureato in lingue e letteratura francese Frans Timmermans (PvdA, Paesi Bassi), primo vicepresidente della Commissione europea; il poliglotta e tifoso della Roma ha negoziato con la Turchia l’accordo per i migranti e attento alle politiche sociali con l lavoro in primis.
Per l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei (gruppo ECR) il candidato principale è il 55enne e laureato in ingegneria, Jan Zahardil (ODS, Repubblica ceca), dal 2004 membro del Parlamento europeo; possibile sponda con i sovranisti è un convinto liberista in economia e critico dell’Europa troppo decisionista rispetto alle volontà nazionali.
L’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa (ALDE) ha invece nominato un gruppo di sette candidati principali (Team Europe): Margrethe Vestager (Radikale Venstre, Danimarca), 51enne laureata in Economia e Commissario europeo per la concorrenza dal 2014; il 49enne Nicola Beer, (FDP, Germania), membro del Parlamento tedesco dal 2017; Violeta Bulc (SMC, Slovenia), 55 anni e Commissario europeo per i trasporti dal 2014; la 30enne Katalin Cseh, 30 anni (Momentum Mozgalom, Ungheria), medico in ostetricia e ginecologia; Luis Garicano (Ciudadanos, Spagna), 52 anni e vicepresidente del partito ALDE; il 66enne Guy Verhofstadt (Open VLD, Belgio), presidente del gruppo ALDE al Parlamento europeo dal 2009 e Emma Bonino, (Più Europa, Italia). La liberale di sinistra Vestager è nostra signora delle multe che l’Antitrust Ue ha comminato a diversi giganti del web ed è stata l’artefice del mancato accordo tra Siemens e Alstom nell’industria ferroviaria.
Per il Partito europeo dei VerdiGruppo Verdi/ALE: la 37enne Ska Keller (Bündnis 90/Die Grünen, Germania) ha studiato Studi Islamici, di turcologia ed ebraica ed è copresidente del gruppo dei Verdi in Parlamento; il 42enne Bas Eickhout (GroenLinks, Paesi Bassi) membro del Parlamento europeo dal 2009. La Keller da diversi anni è in prima fila per l’ambiente ma si batte anche per eliminare la corruzione in Europa, per il reddito minimo ed anche una decisa sostenitrice dello Stato di diritto e forse in grado di dialogare meglio, visti gli studi e le lingue che parla, con i paesi dall’altro lato del Mediterraneo.
L’Alleanza libera europea (AAE) ha nominato Oriol Junqueras (ERC, Spagna) 49 anni, docente di Storia e l’unico candidato in prigione in Spagna ed è stato vicepresidente di Puidgemont nella Generalitat della Catalogna dal gennaio 2016 all’ottobre 2017.
Il partito della sinistra europea ha eletto: Violeta Tomič (Levica, Slovenia) 56 anni e membro del Parlamento sloveno dal 2014: Nico Cué, 62 anni, leader del movimento sindacale vallone e internazionale. Per entrambe necessario l’abbandono definitivo delle politiche neo-liberiste e di austerità per avere un’Unione più rivolta al sociale e all’ambiente.

Nei 90 minuti di dibattito con l’ausilio dei giornalisti naturalmente uno dei temi di confronto è stata l’immigrazione dove il convitato di pietra è stata l’Italia con la politica del governo gialloverde attaccata da ogni dove dagli aspiranti Presidenti. Angela Merkel in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung, ha chiuso la porta all’eventualità, prospettata da Orban, che la Lega di Matteo Salvini possa entrare nel Ppe per le enormi differenze a cominciare dalla politica migratoria. Nella ricostruzione fatta da D’argenio, «Timmermans spiega che «”non si può multare chi li salva, è inaccettabile quello che fa il governo italiano”. Per Weber «l’unica soluzione è europea, bisogna riprendere il controllo delle frontiere con 10mila agenti di Frontex, e un grande piano Marshall per l’Africa”. Vestager rilancia l’idea di un “sistema comune di asilo e di solidarietà comune”, ovvero quella ripartizione dei migranti proposto da Juncker ma bocciato dai governi di Visegrad, alleati di Salvini. E infine anche Keller […] si dice “favorevole alla solidarietà europea, condividendo le responsabilità, impegnandoci nello sforzo della ricerca e salvataggio e impedire che muoiano persone nel Mediterraneo”». Il conservatore Jan Zahradil ha spiegato che non vuole quote sui migranti e che «bisogna combattere la tratta degli esseri umani e creare centri di accoglienza fuori dall’Ue e siglare più accordi di rimpatrio con altri paesi, ma anche stabilizzare la situazione in Africa».

Si è discusso di molti altri temi come la disoccupazione giovanile, Brexit, multinazionali e tasse, ma in questa sede riportiamo alcune posizioni emerse dal dibattito relativamente all’ambiente e al cambiamento climatico.
La verde Keller ha ribadito che non c’è più tempo perché c’è un solo pianeta e non si può più continuare con i compromessi a cominciare dal mettere fine alle sovvenzioni dell’energia derivante da combustibili fossili e spostare risorse verso tecnologie e soluzioni pulite che tra l’altro creerebbero tanta occupazione. Il rappresentante della sinistra
Cué ha insistito sulla necessità di affrontare il problema dal lato delle delle multinazionali che inquinano per il 70% a livello mondiale. C’è bisogno dell’iniziativa pubblica per sostenere l’ambiente e che i soldi ci sono visto che sono stati utilizzati tremila miliardi per salvare le banche.
Zahradil rispettando il suo pensiero liberale e di un’Europa “più ridotta e decentralizzata” ha una posizione più blanda per una transizione sostenibile sul piano sociale e obiettivi realistici, non utopistici. La Commissione dovrebbe sovvenzionare l’agricoltura i piccoli agricoltori organici. Weber, il più accreditato alla Presidenza della Commissione, vede l’Unione entro il 2050 senza carbone, vuole una maggiore diffusione del sistema di scambio delle emissioni e crede nella forza dell’’innovazione che possa darci tecnologie capaci di risolvere il problema. Anche per la Vestager che vorrebbe l’alta velocità per tutta l’Europa creando, secondo lei, milioni di posti di lavoro, è la ricerca lo strumento nazionale e comunitario a cui affidarsi. Timmermans vorrebbe l’emergenza climatica in cima all’agenda europea e chiederebbe di tassare il carburante degli aeroplani e la CO2 di tutte le imprese europee, una soluzione con l’accordo di tutti.

Assenti al confronto politico i rappresentati delle forze populiste e di estrema destra che non hanno indicato un loro candidato e nel frattempo vogliono organizzarsi in un nuovi gruppi all’interno del Parlamento europeo.
Pasquale Esposito

[1] Alberto D’argenio, “Il governo italiano è il protagonista negativo del dibattito tra gli aspiranti presidenti della Commissione Ue”, https://www.repubblica.it/dossier/politica/elezioni-europee-2019-ue-23-26-maggio/2019/05/15/news/il_governo_italiano_e_il_protagonista_negativo_del_dibattito_tra_gli_aspiranti_presidenti_della_commissione_ue-226381935/?ref=RHPPLF-BH-I226365262-C8-P3-S1.8-T1, 15 maggio 2019

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