Elezioni europee. Un voto che pesa sul futuro

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Le elezioni europee sono state spesso bistrattate. Uno dei motivi è che quel mondo di burocrati, come viene spesso definito, è distante dalle problematiche quotidiane dei cittadini. Un Parlamento che fa poco o nulla. Nelle precedente tornata elettorale mediamente il 43% degli aventi diritto è andata a votare, con addirittura il 13,05% in Slovacchia e il 18,2% nella Repubblica ceca. In genere i paesi dell’Est dell’Europa hanno livelli di astensionismo elevati perché l’antieuropeismo è più avvertito che altrove. Ma forse dovrebbe essere più chiaro a molti, dai politici ai cittadini, che il Parlamento europeo incide più di quanto si possa pensare. Un’istituzione che è espressione di oltre 500 milioni di cittadini, solo l’India tra le democrazie liberali ha più votanti, emana leggi che possono influenzare non solo la vita quotidiana dei cittadini, dalla redistribuzione dei redditi alla lotta al cambiamento climatico, ma anche le maggiori potenze globali.

Parlamento europeo la seduta del 19 Marzo1958. Courtesy Parlamento Europeo

Su una delle maggiori riviste di politica estera, Foreign Affairs, Saim Saeed porta qualche esempio sugli impatti che il Parlamento potrebbe avere. Ad esempio quando lo scorso anno «la commissione ambientale del Parlamento europeo ha affrontato la Germania, il paese più potente dell’UE, e la sua pesante lobby automobilistica per spingere i produttori di automobili e camion a ridurre le emissioni dei veicoli in misura maggiore rispetto a quanto inizialmente proposto dalla commissione. Il parlamento ha anche stabilito regole su quanto tempo di riposo e guida i camionisti dovrebbero avere in paesi diversi dal proprio e ha strappato il potere dalla grande agricoltura per consentire ai singoli agricoltori di riunirsi per fissare i prezzi per i prodotti. I deputati hanno affrontato avversari anche al di fuori dell’UE. A marzo, il Parlamento europeo ha finalizzato la legge fondamentale dell’UE che obbliga le società tecnologiche a rimuovere i contenuti che violano il diritto d’autore» [1]. Ovviamente non sempre condividiamo le decisioni prese, ma hanno un peso su quello che accadrà ad ognuno di noi.

Sicuramente per rendere più trasparenti e democratiche, anzi in generale per tenere ben alto il valore della democrazia il nuovo Parlamento dovrebbe mettere mano, e in profondità, alla pletora di lobbisti che sono a Bruxelles e che finiscono per influenzare il potere legislativo del Parlamento. Un’attività, quelle delle lobby, che parte fin dalle prime fasi in cui si avvia la scrittura della legge in maniera che la si possa influenzare, modificare, ritardare o addirittura cancellare. In un interessante articolo Gary Dagorn e Stéphane Horel ci ricordano che «il registro comune presso la Commissione e il Parlamento conta attualmente circa 11.800 organizzazioni dichiarate come rappresentanti di interessi […]. Il numero di impiegati a tempo pieno da loro dichiarati è 24 894. L’organizzazione non governativa Transparency International stima in circa 26 500 il numero di lobbisti regolarmente presenti a Bruxelles, e circa 37 300 il numero di di persone coinvolte in attività di lobbismo nella capitale belga». Ci sarà qualche motivo per cui queste organizzazioni e questi professionisti siano presenti da quelle parti.
Pasquale Esposito

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