Elezioni europee. Una leadership da trovare mentre i sovranisti avanzano

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Le fondamenta politiche su cui si è retta la gestione dell’Unione europea non sono più stabili. Era atteso un risultato del genere non solo perché il vento politico è enormemente cambiato ma soprattutto perché in questi anni, soprattutto dopo la crisi deflagrata nel 2007-2008 la leadership ha commesso troppi errori, lasciando le classi più deboli esposte ad un bieco neoliberismo. Socialdemocratici e Popolari in Europa che hanno dominato la scena politica sono arretrati fino a non avere più una maggioranza nel Parlamento europeo. In Germania Cdu-Csu di Angela Merkel e soprattutto Spd hanno subito consistenti arretramenti che vanno ad aggiungersi a quelli del Pd che nel 2014 aveva vinto le elezioni con il 40% dei voti e Forza Italia che è oramai sotto il 10%. Fa eccezione il Partito socialista spagnolo che stravince superando il 30% di cosensi e senza i quali sarebbe stato ancora peggio in Parlamento.

E poi c’è il caso più eclatante: la vittoria della destra sovranista di Rassemblement national (23,2%) guidata da Marie Le Pen che supera la Republique en marche (21,9%) nonostante la pesante discesa in capo del presidente Macron. La leader sovranista ha chiesto una legge elettorale proporzionale e nuove elezioni. Una nota a margine: a proposito di socialdemocratici, in Francia, rispetto alle previsioni iniziale il Partito socialista è riuscito a superare la soglia di sbarramento.

Frantumata la Gran Bretagna causa Brexit, l’asse franco-tedesco perde quasi tutte le sue certezze. Se mai ce ne fossero state. A questo deve aggiungersi che l’unica vere leader del vecchio continente, la cancelliera Angela Merkel si sta avviando all’uscita dalla politica. E così «possono due debolezze guidare la Ue in anni in cui le sfide geopolitiche portate da Cina, Russia e in parte dagli Stati Uniti saranno sempre più potenti?» [1].

A parte l’impressionante vittoria di Orban  e l’altrettanto impressionante 34% della Lega di Salvini che ora batterà cassa con i suoi alleati del M5S (poco sopra il 17%), la destra sovranista non sfonda e non può nemmeno pensare di allearsi con qualcuno per costruire una maggioranza nel Parlamento europeo. Quello che è certo è che le sirene del sovranismo potranno dare un’ulteriore spinta a politiche non inclusive al di là delle chiacchiere sul popolo da difendere. Questa spinta sarà facilitata da una maggiore frammentazione del Parlamento europeo.

La sinistra delle grandi nazioni che da tempo ha perso un’identità comune e non riesce a coagularsi arretra anche se le istanze ambientaliste con i Verdi (secondo partito in Germania e terzo in Francia) hanno fatto un notevole balzo in avanti. Passi indietro li fa Tsipras al governo da anni terribili in Grecia, perde consensi la Linke, così pure La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon in Francia. Nemmeno a parlare dell’Italia dove la sinistra non trova una strada comune e una leadership comune da anni e resta fuori dall’Europa.

Pasquale Esposito

[1] Danilo Taino, “Europee, i risultati: i sovranisti crescono, ma restano opposizione”, https://www.corriere.it/elezioni-2019/notizie/europee-risultati-sovranisti-crescono-ma-restano-opposizione-3f2d78dc-8000-11e9-8558-8311fa6a8639.shtml, 27 maggio 2019

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