La Francia democratica resiste all’estrema destra

Parigi Place de la République

Era quasi impossibile prevedere che il Nuovo Fronte Popolare ottenesse la maggioranza dei seggi all'Assemblea Nazionale francese, un dato davvero clamoroso e speculare alla netta sconfitta dell'estrema destra di e Jordan Bardella, una sconfitta ben rappresentata dal volto livido mostrato dallo stesso Bardella nelle ore successive alla chiusura dei seggi. Il Primo Ministro uscente , espressione del rinato centro del Presidente , ha parlato in serata e ha dimostrato che al sollievo per il pericolo “scampato” (un dispiacere per i sovranisti e i post fascisti di tutti i paesi europei, per gli amanti degli autoritarismi più o meno mascherati, per i vertici del governo italiano, per la Russia di Putin e Lavrov) dovrà seguire una profonda e articolata riflessione politica sul prossimo esecutivo. Non è chiaro, infatti, chi potrebbe governare vista l'assenza di una maggioranza parlamentare.

Il centro si potrà davvero alleare con una parte della sinistra? Il Nuovo Fronte Popolare è quindi destinato a rompersi in tempi rapidi oppure potrà organizzare un progetto di governo credibile senza “dipendere” realmente dal centro? e il suo partito, La France Insoumise, che pure hanno contribuito molto allo storico risultato elettorale, neppure sono considerati affidabili da una parte del NFP, soprattutto per le posizioni espresse in politica estera con particolare riferimento al drammatico scenario in Medioriente. Il socialista Raphaël Glucksmann, nel mostrare soddisfazione per il risultato della sinistra unita, sembra guardare al centro; Édouard Philippe (centrista e, per i più, candidato di Macron alle elezioni presidenziali del 2027) ritiene impossibile governare con Mélenchon; la destra moderata (pur essendo una minoranza non decisiva) ha dimostrato di esistere. Éric Ciotti, che ha spaccato i Repubblicani senza incidere come aveva sognato rivolgendosi alla parte più retriva della società francese, è parso molto contento per la sua elezione, forse un po' troppo. Non è chiaro, infatti, quale possa essere il suo futuro spazio politico, considerato che la maggior parte del suo stesso partito non lo ha seguito in una scelta tutt'altro che lungimirante.

Il Rassemblement National, con i suoi alleati, ha ottenuto la metà dei seggi necessari per governare. Marine Le Pen ha dichiarato che la vittoria della destra sovranista è soltanto rimandata, alludendo alle presidenziali del 2027, ma le sue parole sono sembrate un po' vuote, come lo sguardo di una donna che sognava una svolta storica e che ha subito una sonora sconfitta storica. Ci vorrà forse un po' di tempo per accettare che proprio il tanto evocato popolo, in grande maggioranza, non si fida di lei, della sua classe dirigente, dei valori che il suo campo esprime, un dato ben rappresentato dal fatto che a Parigi, certo una realtà lontana dalla “pancia” della , il Rassemblement National non ha ottenuto un solo seggio. La partecipazione al voto (67,1%) è stata ancor più ampia del primo turno, un segnale positivo per la salute della democrazia. Chiunque l'abbia veramente a cuore può essere lieto del fatto che, ad oggi, l'estrema destra in Francia abbia il controllo di meno di un quarto dei seggi dell'Assemblea Nazionale. Lamentarsi del sistema elettorale in vigore è grottesco, anche se perfettamente in linea con il linguaggio vittimistico dell'estrema destra, forse non solo in questo identica a quella di un passato che, nonostante gli sforzi, non passa. Se la desistenza ha per lo più funzionato, bisogna prenderne atto e mettere in discussione qualche certezza per aspirare all'Eliseo con reali possibilità di successo.

Macron, quindi, ha vinto la sua scommessa? Si è dimostrato un grande politico e statista? In realtà se l'estrema destra è all'angolo e il centro si è rianimato, il merito è soprattutto della sinistra che, pur diversificata al suo interno, si è dimostrata responsabile ed efficace. Macron sa bene, come Attal e Philippe, che senza il NFP la Francia si sarebbe ritrovata proprio nelle mani di Marine Le Pen e del giovane Bardella. Questo non è un dettaglio, il peso della sinistra (di nuovo decisiva) non è un successo per un presidente che, nonostante il suo ego pronunciato, continua a non godere del sostegno della grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini del proprio paese.

Andrea Ricciardi

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