Elezioni Francia. Dalle preoccupazioni dei calciatori della nazionale alla Commissione europea

Francia Parigi Assemblea Nazionale

L'importanza delle elezioni in del prossimo 30 giugno e 7 luglio passa anche per le preoccupazioni e gli inviti dei calciatori della nazionale transalpina impegnati nel Campionato europeo di calcio in Germania. Ad esprimersi è stato anche uno dei calciatori più famosi al mondo, il capitano della Francia, Kylian Mbappé  che ha detto chiaramente di andare a votare «contro gli estremisti», spiegando che «non posso che condividere il pensiero e i valori di Thuram. Siamo in un momento decisivo per la storia del nostro Paese: ogni voto conta e per questo invito i giovani a non nascondersi, ma a votare. Spero che saremo ancora orgogliosi di indossare questa maglia il 7 luglio. Voglio essere orgoglioso di difendere un Paese che rappresenta i miei valori» [1]. Proprio Marcus Thuram, attaccante dell'Inter, costantemente impegnato nella lotta al razzismo, era stato esplicito: «la situazione è grave, questa è la triste realtà della nostra società. Come ha detto Dembélé dobbiamo votare e lottare come cittadini affinché il Rassemblement National [il partito di estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, ndr] non vinca. Capisco che altri preferiscano non dire come la pensano, ma è importante riflettere su come siamo arrivati a questo punto. In ogni caso, non ho nessun dubbio che all'interno della squadra tutti la pensino come me». Emanuele Gamba su la Repubblica precisa che «i giocatori francesi hanno anche discusso se prendere una posizione politica collettiva, poi s'è deciso che sarebbero stati i più esperti a esporsi. “In quanto squadra”, spiega il capitano Mbappé, “abbiamo pensato di fare qualcosa. Ci siamo molto confrontati sul messaggio che avremmo potuto dare, anche per proteggere i più giovani: è difficile per loro venire qui a esprimersi davanti ai giornalisti e prendere posizione su una questione che non padroneggiano del tutto. Abbiamo voluto proteggere questi ragazzi, che non danno affatto l'impressione di fregarsene. Nessuno se ne frega, all'interno della squadra”» [2]. Olivier Giroud, Ousmane Dembélé e Benjamin Pavard sono alcuni dei Blues che hanno invitato i concittadini ad andare a votare, più diplomatica la posizione dell'allenatore Didier Deschamps. Non si è fatto attendere il commento di Jordan Bardella che durante un'intervista dopo aver chiesto rispetto per il voto di tutti ha avuto anche modo di passare all'attacco: «quando hai la fortuna di avere uno stipendio molto, molto alto, quando sei multimilionario… allora mi vergogno un po' nel vedere questi atleti… dare lezioni a gente che non riesce più a sbarcare il lunario incontrare, che non si sentono più sicuri, che non hanno la possibilità di vivere in quartieri iperprotetti dagli agenti di sicurezza» [3].
La sera del 17 giugno Bardella, nel corso della presentazione del programma di Rassemblement National (RN), ha chiesto agli elettori «una maggioranza assoluta» all'Assemblea nazionale «per governare» mettendoli alla «prova» su quello che possono fare per i francesi. Un programma dell'RN che – riporta la newsletter di Le Figaro – prevede l'abolizione della contestata riforma delle pensioni; la drastica riduzione, entro l'estate, dell'IVA (dal 20% al 5,5%) sull'energia e sui carburanti mentre se parlerà più in là dell'abolizione dell'Iva sui beni di prima necessità; prevista l'eliminazione delle «scappatoie fiscali» e il taglio di 2 miliardi di euro del contributo francese al bilancio dell'UE; c'è anche il ripristino di pene minime per droga e reati contro chi detiene pubblici poteri;  la sospensione degli assegni familiari per i genitori di minorenni delinquenti recidivi;  la sostituzione dell'assistenza sanitaria statale con un fondo di emergenza che «coprirà solo le emergenze potenzialmente letali». RN parla costantemente di redistribuzione ma in effetti è difficile definirla tale perché il suo progetto è basato sulla nazionalità, «ciò comporta il trasferimento di risorse da questa popolazione discriminata a una popolazione “nazionale” privilegiata. Questa repressione etnica promette redditi più alti a coloro che stanno “dalla parte dei buoni”, a scapito di una parte della popolazione» [4].

Per dare maggiore credibilità al suo ruolo di governo, sia interno che soprattutto in Europa e oltre Atlantico,  Rassemblement National «ha silenziosamente rimosso parte della sua offerta di politica di difesa dal suo sito web, cancellando sezioni che proponevano di approfondire i legami diplomatici con la Russia, fermare i progetti di cooperazione con la Germania e uscire dal comando militare integrato della NATO» [5]

Dopo la straripante vittoria di RN alle elezioni europee che ha spinto, non senza azzardo e scioccando buona parte dell'establishment politico europeo, il presidente a sciogliere l'Assemblea nazionale e a indire nuove elezioni legislative, il partito di estrema destra è dato come vincente a mani basse anche in queste votazioni.

Nuovo Fronte PopolareLa sinistra per arginare e provare a sovvertire i sondaggi favorevoli all'estrema destra è riuscita in tempi brevissimi a compattarsi e a formare il Nuovo Fronte Popolare (NFP), una coalizione molto ampia e impossibile da prevedere alla vigilia pure per i tempi ristrettissimi. Al suo interno vi si trovano formazioni, tra partiti movimenti associazioni, che vanno dal centro alla sinistra radicale e anticapitalista. Così vi si trovano tra gli altri ex-ministri di Macron, Révolution écologique pour le vivant (REV), Parti ouvrier indépendant (POI), Gauche (PG), Ensemble! (E!), Picardie Debout  (PD), Partito Socialista (PS), Place Publique, (PP) con Raphaël Glucksmann con una buona affermazione insieme ai socialisti alle elezioni europee, Paris en Commun (PeC) di Anne Hidalgo sindaco di Parigi e La France Insoumise (LFI) di , che ha il maggior numero di candidature.
Senza poi contare l'appoggio dato da diversi sindacati a cominciare da quello più importante e cioè Confédération générale du travail (CGT).

Non sarà facile tenere salda la coalizione come dimostra «la discesa in campo con il Ps di François Hollande – la cui presidenza ha lasciato un ricordo più che amaro tra le fila del suo stesso partito e tra i sindacati – ha creato un certo imbarazzo, così come l'esclusione di quattro deputati uscenti di Lfi che il partito ha deciso di non ricandidare, poiché troppo critici della linea di rottura con la socialdemocrazia tradizionale tracciata da LFI» [6]. Per evitare beghe al momento i partiti del Nuovo Fronte Popolare hanno deciso di rinviare la decisione di indicare echi sarà il Primo ministro in caso di vittoria anche se «la questione si ripresenta ripetutamente e ogni giorno che passa porta con sé la sua parte di ambizioni»; lo scorso 18 giugno, il primo segretario del Partito Socialista, Olivier Faure, e il coordinatore della LFI, Manuel Bompard, parlando ai media hanno dichiarato che la strada è una votazione [7].

Nel programma della sinistra ci sono 150 misure alcune da mettere in campo entro quindici giorni dall'eventuale vittoria. La prima fra queste è l'abolizione della riforma delle pensioni riportando l'età pensionabile a 60anni e l'abolizione della riduzione della durata massina dell'assicurazione contro la disoccupazione. Si propone l'innalzamento del  salario minimo a 2.000 euro lordi rispetto agli attuali 1.766 euro e ancorandoli all'inflazione. Si lavorerà per rendere totalmente gratuita la scuola portando a carico del bilancio statale tutti i costi connessi all'attività scolastica. Sarà un po' complicato redigere un piano energetico-climatico soprattutto per alcune posizioni sul fronte del nucleare a cui sono favorevoli i comunisti e Glucksmann.
Le entrate per sostenere tutte queste iniziative verrebbero dal rafforzamento della progressività dell'imposta sul reddito, dalla tassazione dei superprofitti, il ripristino dell'imposta sul patrimonio e modificando l'imposta di successione per introdurre un limite al valore massimo di successione [8].

Il presidente Macron non gode di ottima salute così pure il suo partito (Renaissance) che è al momento schiacciato tra l'estrema desta lepeniana e NFP, una posizione molto scomoda per un sistema elettorale maggioritario che non lascia spazi. Per difendere la sola «forza responsabile e credibile» di governo a loro dire, il presidente e il suo primo ministro Gabriel Attal hanno autorizzato accordi di desistenza «con alcuni esponenti dei Républicains [partito conservatore fondato dall'ex presidente Nicolas Sarkozy, ndr] in dissenso con la linea del presidente Ciotti o della sinistra più moderata che non si riconosce nel nuovo cartello delle gauche» [9].

Nel frattempo la Francia, alcune volte graziata dalla Commissione europea, è finita nella procedura per debito eccessivo per i suoi conti pubblici:  deficit al  5,5% del PIL nel 2023 e con un debito stimato per il 2024 al 112,4% del PI.
Pasquale Esposito

[1] Sky sport, Francia, Mbappé sulle elezioni: “Andate a votare, fermiamo gli estremisti alle porte”, 16 giugno 2024
[2] Emanuele Gamba, la Repubblica, Elezioni in Francia, Mbappé in campo contro Le Pen: “Votiamo per fermare gli estremismi”, 16 giugno 2024
[3] Reuters, French far-right leader Bardella slams Mbappe on election comments, 18 giugno 2024
[4] Romaric Godin, Mediapart, L'économie est aussi la source de la crise politique, 18 giugno 2024
[5] Giorgio Leali e Laura Kayali, Politiico.eu, French far right pulls manifesto that included controversial Russia, NATO plans,17 giugno 2024
[6] Filippo Ortona, il Manifesto, Al via la campagna elettorale in Francia, il Fronte Popolare tra divisioni e pericolo dell'estrema destra, 18 giugno 2024
[7] Sandrine Cassini, Le Monde, Au Nouveau Front populaire, le choix épineux d'un premier ministre, 19 giugno 2024
[8] Romain David, Public Senat, Le programme des 100 premiers jours du «Nouveau Front populaire», 19 giugno 2024
[9] Anais Ginori, la Repubblica, La trincea di Macron: accordi di desistenza per favorire i moderati, 19 giugno 2024

 

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