Elezioni Guinea. Restano i rischi di violenza e di una crisi democratica

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Domenica 18 ottobre si arriva alle elezioni presidenziali in Guinea con un lungo strascico di arresti, violenze e morti. Secondo Amnesty International sono una cinquantina i morti (non ce ne sono tra le forze dell’ordine) che è stato possibile accertare durante questi mesi, a partire dall’ottobre dello scorso anno quando il presidente in carica Alpha Condé, 82 anni, annunciava di modificare la Costituzione per poter partecipare per la terza volta alla elezioni. Nella sola giornata del 22 Marzo quando si è tenuto il referendum per il terzo mandato sono state uccise 12 persone. E poi altre manifestazioni e morti quando si protestava contro la gestione della pandemia da Covid-19 e contro i tagli alla fornitura di energia elettrica.

Quella di rimanere al potere – con la forza, con l’adattamento della Costituzione ai propri interessi – è una prassi diffusa in molte parti del mondo. In Africa «una recente analisi del Centro di studi strategici dell’Africa (Africa Center for Strategic Studies), l’attitudine ad utilizzare la Costituzione per favorire una leadership radicata si è diffusa in tutto il continente, stimolando corruzione, instabilità politica, fratture sociali e stagnazione economica. […] sono 8 i Paesi africani dove il presidente non ha alcun limite di mandato e il tentativo di restare al potere modificando la Carta Costituzionale è andato a buon fine in 14 Stati. La non applicazione della Costituzione nei fatti e la conseguente mancanza di limiti effettivi di mandato hanno portato il continente ad avere 10 leader che hanno governato per oltre 20 anni e due dinastie familiari che sono al potere da più di mezzo secolo» [1].

Le parole di Condé non sembrano essere affatto concilianti e potrebbero incendiare gli animi per aver, «fatto affermazioni abbastanza chiare durante un comizio nella sua regione d’origine, sostenendo di essere l’unica scelta possibile». Alpha Condé ha alzato ancora i toni in un altro appello ai suoi sostenitori: “Queste non sono semplici elezioni, è come se fossimo in guerra”, ha affermato esprimendosi, abbastanza inusualmente in malinké, la lingua di una delle due principali comunità del paese (l’altra sono i peul da cui proviene il candidato capo fila dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo)» [2].

In Guinea le elezioni libere sono arrivate solo dieci anni fa e la democrazia rischia di subire un tracollo perché si finisce con l’adottare leggi per le proprie convenienze. E che i rischi siano elevati lo dimostra anche «l’agguato avvenuto nelle prime ore di oggi [venerdì 16 ottobre, ndr] in una base militare a Kindia, nell’ovest del Paese, presa d’assalto da un gruppo di uomini armati non identificati che hanno ucciso il comandante della base, Mamady Condé, provocando un numero imprecisato di vittime fra i militari e alimentando perfino le voci di un possibile, imminente colpo di Stato» [3].
Non c’è solo la questione del referendum ma anche il fatto che il contenuto della legge referendaria pubblicata è diversa da quella votata perché non c’è più «la possibilità per i candidati indipendenti di correre per mandati elettivi in piena autonomia (è necessario far parte di un partito ed essere sponsorizzati da elettori per potersi candidare); il nuovo testo rafforza le competenze del presidente. L’ordine degli avvocati ha chiesto il ritiro del testo «che è stato falsificato», ma non ha ricevuto risposta». In aggiunta una fetta rilevante di elettori non hanno documenti che ne consentono l’identificabilità [4].

A queste elezioni i candidati ammessi dalla Corte costituzionale sono dodici, ma i di fatto i contendenti sono due, il Presidente uscente e il sessantottenne Cellou Dalein Diallo del’Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg), economista e Primo ministro dal dicembre 2004 all’aprile 2006 e che ha già affrontato Condé nelle precedenti elezioni.

Non tutta l’opposizione andrà al voto perché una parte continua a sostenere l’idea del boicottaggio così come era stato deciso mesi addietro dal Fronte nazionale di difesa della Costituzione (Fndc), di cui era parte anche il partito di Diallo. Quello di un sostegno generalizzato resta problematico proprio per la spaccatura del Fronte sul boicottaggio.

La priorità della proposta politica di Diallo è la riconciliazione nazionale, rendere unito il paese prima di occuparsi di altrettante urgenze come istruzione, occupazione giovanile, infrastrutture per l’erogazione di energia elettrica e acque e per i trasporti, sanità e molto altro, in un paese, “in crescita senza sviluppo” come ha scritto il FMI, dove «le élite diventano sempre più ricche, mentre la maggioranza della popolazione si trova ad affrontare le conseguenze degli imprevisti aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità causati dall’inflazione» [5].

Un paese con il PIL in crescita anche se rallentato dalla pandemia quest’anno e anche l’anno prossimo, detiene le più grandi riserve di bauxite del mondo, estrae ferro, oro e diamanti, un paesaggio dove ci sono fiumi ma l’energia elettrica (secondo la Banca mondiale, nel 2019 solo il 3% della popolazione rurale ha accesso all’elettricità) e l’acqua manca per molte persone. La Guinea resta anche uno dei paesi più poveri al mondo.
Pasquale Esposito

[1] Abdoulaye Coumbassa, “Africa, le leadership senza fine, l’allarmante caso della Guinea”, https://vociglobali.it/2020/10/12/africa-le-leadership-senza-fine-lallarmante-caso-della-guinea/, 12 Ottobre 2020
[2] Franca Roiatti, “Elezioni Africa: Guinea e Costa d’Avorio rischiano violenze e presidenti a vita”, https://www.osservatoriodiritti.it/2020/10/16/elezioni-africa-guinea-costa-d-avorio/, 16 ottobre 2020
[3] “Guinea-Conakry: domenica le presidenziali, scontro fra Condé e Diallo in un clima di tensione”, https://www.agenzianova.com/primopiano/1277/guinea-conakry-domenica-le-presidenziali-scontro-fra-conde-e-diallo-in-un-clima-di-tensione, 16 ottobre 2020
[4] Raffaello Zordan, “La regola del terzo mandato”, https://www.nigrizia.it/notizia/la-regola-del-terzo-mandato, 16 ottobre 2020
[5] Abdoulaye Coumbassa, ibidem
[6] “La Guinée, un modèle de croissance sans développement?”, https://www.lepoint.fr/afrique/la-guinee-un-modele-de-croissance-sans-developpement-16-10-2020-2396715_3826.php, 16 ottobre 2020

 

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