Elezioni in Brasile. Bolsonaro per distruggere la democrazia e l’Amazzonia

Brasile Amazzonia
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La tensione si fa sempre più alta, non solo per le manifestazioni pro o contro il neofascista Jair Bolsonaro, vincente al primo turno e in testa ai sondaggi, e per gli episodi di violenza contro sostenitori del Partito dei lavoratori (Pt), ma per lo scandalo delle fake news tanto che il ministro della Sicurezza pubblica Raul Jungmann ha dichiarato che è stato emesso un ordine per secretare le indagini sui messaggi inviati da WhatsApp e relativi ai candidati alla presidenza dopo la richiesta fatta dal Procuratore Generale della Repubblica, Raquel Dodge [1].

Questo scandalo è l’ennesima dimostrazione di quanto sia stato falsato nella politica brasiliana di questi anni. Quest’ultimo e grave attacco alla legalità è stato svelato dal giornale Folha de São Paulo. Quello che è successo è che sono state diffuse attraverso WhatsApp fake news contro il candidato e sfidante al ballottaggio, Haddad, Manuela D’Avila e l’ex-presidente Lula.

Claudia Fanti su il manifesto scrive che «aziende come Havan, Quickmobile, Yacows, Croc Services e SMS Market – il Pt parla di 156 imprenditori coinvolti – avrebbero, cioè, finanziato per un totale di circa 3,2 milioni di dollari l’acquisto di un servizio necessario per inviare a milioni di utenti WhatsApp in Brasile centinaia di milioni di messaggi contro il Partito dei lavoratori, peraltro in chiara violazione della legislazione elettorale brasiliana, che, dal 2015, vieta qualunque sponsorizzazione delle campagne elettorali da parte delle aziende» [2].

Francesca Capelli su Alga News ci chiarisce le modalità e l’oggetto di alcune delle fake news come quella secondo la quale, Haddad dopo la sua eventuale elezione «avrebbe fatto distribuire nelle scuole, a tutti i bambini di 6 anni, un fantomatico “kit gay” (il gender tira sempre per scatenare panico sociale e sessuale). Si tratta in realtà di un progetto contro l’omofobia nelle scuole che Haddad avrebbe voluto promuovere durante il suo mandato al Ministero dell’Educazione e che prevedeva la formazione degli insegnanti sui diritti delle persone gay e trans, per evitare omofobia e bullismo. Il progetto non vide mai la luce: mise il veto l’allora presidente Dilma Rousseff su pressione di parlamentari appartenenti a sette evangeliche (www.alganews.it/…/sudamerica-il-peso-politico-delle-sette-…/)» [3].

Come abbiamo già scritto, in Brasile, è a rischio la democrazia perché la vittoria dell’esponente del moderno “cristofascismo”, come ha scritto Cristiano Veiga a proposito del totale sostegno delle chiese evangeliche e prima fra tutte la Chiesa universale del regno di Dio (Iurd) [4], ha espresso più volte simpatie per la dittature, di fatto vuole negare i diritti a tutte le minoranze soprattutto quelle afrobrasiliane, ha una retrograda e machista visione della donna, per non parlare dell’omosessualità.

Un sua vittoria, oltre ad essere una sconfitta per la democrazia nel mondo potrebbe risultare una vera catastrofe per l’ambiente. Senza mezzi termini Somini Sengupta sul New York Times ci dice che con le elezioni in Brasile c’è in palio il futuro dell’Amazzonia. Non ci sarà nessuna difesa di questo patrimonio dell’Umanità se Bolsonaro dovesse mettere in atto la metà delle sue opinioni in materia ambientale e quella promessa della sparizione della deforestazione illegale in Brasile entro il 2030 verrà annientata. Il ministero dell’Ambiente sarà inglobato a quello dell’Agricoltura sottomettendo l’Amazzonia agli interessi di chi vuole convertire le foreste in terreno da coltivare. Inoltre «ha respinto l’idea di mettere da parte terreni forestali per i brasiliani nativi che hanno vissuto in Amazzonia per secoli, promettendo che “non ci sarà un centimetro quadrato delimitato come riserva indigena” se sarà eletto. […]. E secondo un rapporto Reuters, la sua campagna ha anche suggerito che avrebbe ridotto le pene contro chi viola le leggi ambientali. “Una potenziale vittoria di Bolsonaro, senza dubbio, farebbe perdere il controllo del Brasile sull’agenda del clima globale e diventerebbe un enorme ostacolo agli sforzi globali per combattere il riscaldamento globale”, ha detto Carlos Rittl, segretario esecutivo dell’Osservatorio sul clima, un’organizzazione brasiliana che ha compilato le posizioni dei candidati presidenziali su questioni ambientali» [5].

Dello stesso tenore l’articolo sul Washington Post di Ishaan Tharoor che, dopo aver ricordato tutte le nefandezze del suo programma contro l’ambiente, ci ricorda anche che «per i membri delle comunità indigene del Brasile in Amazzonia, la presidenza Bolsonaro rappresenta un disastro su più fronti. “Se vince, istituzionalizzerà il genocidio“, dice Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell’Associazione dei popoli indigeni del Brasile, in un’intervista a Fabiano Maisonnave di Climate Home News . “Ha già detto che il governo federale non sosterrà più i diritti degli indigeni, come l’accesso alla terra. Siamo molto spaventati. Ho paura per la mia stessa vita.”» [6].

Come Trump, Bolsonaro vuole ritirare il Brasile dall’Accordo sul clima di Parigi e come ha riportato Pierre Haski di France Inter, «su Libération lo storico Jean-Baptiste Fressoz ha messo in guardia i lettori contro “l’affermazione globale di un nuovo asse autoritario e negazionista del riscaldamento globale” di cui farebbero parte Bolsonaro e Trump, ma anche il presidente filippino Ricardo Duterte, i populisti polacchi, l’estrema destra tedesca e i sostenitori della “Brexit dura” nel Regno Unito» [7].
Non c’è molto tempo affinché Haddad recuperi posizioni su Bolsonaro anche perché il 28 ottobre è dietro l’angolo e i sondaggi danno ancora un grande vantaggio al vincitore del primo turno.

Pasquale Esposito

[1] “Sigilo em inquérito sobre fake news foi decretado, diz Jungmann”, https://web.archive.org/web/20181022022651/https://www.jb.com.br/pais/eleicoes_2018/2018/10/949384-sigilo-em-inquerito-sobre-fake-news-foi-decretado-diz-jungmann.html, 21 ottobre 2018
[2] Claudia Fanti, “La frode c’è ma è di Bolsonaro. «Crimine elettorale»”, https://ilmanifesto.it/la-frode-ce-ma-e-di-bolsonaro-crimine-elettorale/, 20 ottobre 2018
[3] Francesca Capelli, “Bolsonaro scandalo: fondi illeciti per riempire il Brasile di fake news”, https://web.archive.org/web/20190121190121/https://www.alganews.it/2018/10/21/bolsonaro-scandalo-fondi-illeciti-per-riempire-il-brasile-di-fake-news/, 21 ottobre 2018
[4] La Iurd «è una macchina efficacissima nella raccolta di denaro che controlla la seconda catena televisiva del paese, Record, la stessa che ha intervistato in esclusiva l’aspirante presidente del Brasile nello stesso momento in cui, sugli altri canali gli altri candidati discutevano le loro proposte elettorali»; Gustavo Veiga, “Jair Bolsonaro benedetto dalle chiese evangeliche brasiliane”, https://www.internazionale.it/notizie/gustavo-veiga/2018/10/11/jairo-bolsonero-chiese-evangeliche, 11 ottobre 2018
[5] Somini Sengupta, “What’s at Stake in Brazil’s Election? The Future of the Amazon”, https://www.nytimes.com/2018/10/17/climate/brazil-election-amazon-environment.html?wpisrc=nl_todayworld&wpmm=1, 17 ottobre 2018
[6] Ishaan Tharoor, “How Brazil’s Bolsonaro threatens the planet”, https://www.washingtonpost.com/world/2018/10/19/how-brazils-bolsonaro-threatens-planet/?utm_term=.21d8b1ca06e8, 19 ottobre 2018
[7] Pierre Haski, “In Brasile l’ambiente sarà la prima vittima di una presidenza di destra”, France Inter, nella traduzione di Internazionale, https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2018/10/19/brasile-bolsonaro-ambiente, 19 ottobre 2018

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