Elezioni in Brasile: Jair Bolsonaro e il rischio della democrazia

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Il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ha diramato i risultati definitivi delle elezioni in Brasile con un’astensione del 20,23%. Il candidato del Partito social-liberale di estrema destra, Jair Bolsonaro ha vinto al primo turno con il 46,10% dei voti. Il 28 ottobre prossimo a sfidarlo sarà Fernando Haddad, del Partito dei Lavoratori (Pt) e sostituto di Lula al quale è stata negata la candidatura, e che partirà dal 29,10% di questa tornata.
Alla presidenza si sono presentati in totale 13 candidati di cui solo 2 donne. In questo giornata elettorale si è votato anche per 27 governatori e 54 senatori (due terzi del totale), 1059 deputati statali e 513 federali.

Diversamente da quanto dicevano i sondaggi alcuni esponenti di primo piano del PT sono stati sconfitti. La bocciatura più inattesa è quella alla Camera alta stato di Minas Gerais dell’ex presidente Dilma Roussef, mentre a Rio de Janeiro, Lindbergh Farias – uno dei dirigenti considerati più vicini a Lula da Silva – ha perso contro Flavio Bolsonaro, figlio del candidato alla presidenza [1].

Brasile, Manaus. Foto Masà

L’avanza dell’estrema destra e del suo candidato alla presidenza Jair Bolsonaro può risultare pericoloso per la stabilità del paese e per il futuro della democrazia stessa. In un editoriale The Guardian chiarisce bene la posizione: «il pericolo che pone alla democrazia è immenso. I milioni di brasiliani, in particolare le donne, che hanno cercato di invitare “non lui” nelle proteste di massa sanno cosa è in gioco. Non sono semplicemente ansiosi: sono giustamente spaventati». E i rischi ci saranno anche se dovesse perdere visto l’appoggio che ottiene dai militari [2]. Il giornalista e scrittore, Laurentino Gomes  uno degli intellettuali più famosi in Brasile rispondendo ad una domanda sulla possibilità di ritorno della dittatura ha risposto: «non penso. Innanzitutto perché è cambiato il contesto internazionale. Non c’è più la guerra fredda, che fu fondamentale per l’arrivo del regime del ’64. Siamo integrati nella comunità internazionale, le istituzioni funzionano. Alcuni poteri, come il Congresso, appaiono fragili, ma esiste la speranza di rinnovarne la solidità con le elezioni di ottobre. Non vedo i presupposti per un golpe militare» [3]. Anche se è lo stesso scrittore ad ammettere, nella stessa intervista, che i brasiliani nei momenti di grandi crisi sono alla ricerca dell’uomo forte, del generale.

Come accade sempre più spesso nel mondo, la campagna elettorale è risultata estremamente polarizzata e con grandi contrapposizioni.
Il 6 settembre scorso Bolsonaro è stato accoltellato durante un comizio a Juiz de Fora, nello Stato di Minas Gerais. Un attentato che lo aiutato nell’ascesa tra le preferenze dei brasiliani.
Contro Bolsonaro ci sono state molte manifestazioni di brasiliani all’estero. Il movimento #EleNão (#LuiNo) nato su Facebook da un gruppo di donne ha raccolto 4 milioni di iscritte per provare ad impedirne la vittoria [4].

Brasile, São Luís. Una banda per Lula. foto Masà

Perché tanta preoccupazione per Jair Bolsonaro, il “Trump brasiliano” come l’ha definito qualcuno? Sarebbe più facile fare il paragone con «il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi e con il presidente filippino Rodrigo Duterte, entrambi leader autoritari che negli ultimi anni hanno rafforzato il loro potere e hanno limitato molte libertà e diritti fondamentali. Bolsonaro è appoggiato tra gli altri dai cristiani evangelici, un quarto dell’elettorato brasiliano, che con lui condividono le proposte di eliminare l’educazione sessuale nelle scuole, negare i diritti agli omosessuali e ostacolare qualsiasi tentativo di allentare le severi leggi ancora in vigore sull’aborto» [5] . Ma c’è dell’altro: fin dagli anni Novanta favoreggia per la dittatura militare e aborre l’argomento diritti umani. Ha anche chiarito che in caso di elezione, «farà uscire il Brasile dell’Onu, visto che l’ente non serve a nulla». Le popolazioni indigene e gli “afrodiscendenti”, più o meno non esistono e quando ne parla è spesso con espressioni razziste (tra l’altro è sotto indagine per questo) e ha sostenuto che «non ci sarà un ulteriore centimetro per la demarcazione» e nell’aprile 2017, ha «detto anche che cancellerà tutte le riserve indigene e le comunità di quilombola (afrodiscendenti) se sarà eletto». Non riconosce nemmeno la comunità Lgbti che già sconta drammi indicibili con le sue 445 persone uccise nel 2017, e secondo lui «un figlio è gay per mancanza di botte» [6]. E poi per non dimenticare il suo machismo razzista è famoso per aver detto «a una collega deputata che non si meritava nemmeno di essere stuprata da lui (Bolsonaro ha poi detto a un giornale che voleva dire che la donna era brutta e non era il suo tipo, aggiungendo successivamente che il suo era sarcasmo)» [7].

Da un punto di vista economico il suo programma è liberista e lo si vede dal consulente economico scelto e «la borsa brasiliana ha scelto da che parte stare, impennandosi alla notizia del vantaggio nei sondaggi di Bolsonaro» [8].
Pasquale Esposito

[1] “Brasile:3 dirigenti Pt esclusi da Senato”, http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2018/10/08/brasile3-dirigenti-pt-esclusi-da-senato_5b29cbda-e8ef-44eb-8370-a639acad86a1.html, 8 ottobre 2018
[2] “The Guardian view on Brazil’s elections: democracy in danger”, https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/oct/04/the-guardian-view-on-brazils-elections-democracy-in-danger, 4 ottobre 2018
[3] Alfredo Spalla, “Niente golpe in vista in Brasile, ma ora saldiamo i conti col passato”, https://eastwest.eu/it, 1 settembre 2018
[4] Janaina César, “Elezioni Brasile 2018: sondaggi e candidati alla prova dei diritti umani”, https://www.osservatoriodiritti.it/2018/10/05/elezioni-brasile-2018/, 5 ottobre 2018
[5] “Le cose da sapere sulle elezioni in Brasile”, https://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/10/07/elezioni-brasile-2018/224259/, 7 ottobre 2018
[6] Janaina César, ibidem
[7] “In Brasile si vota il nuovo presidente”, https://www.ilpost.it/2018/10/07/elezioni-brasile-bolsonaro/, 7 ottobre 2018
[8] Pierre Haski, Un nostalgico della dittatura vincerà le presidenziali in Brasile?“, https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2018/10/05/brasile-elezioni, 5 ottobre 2018, traduzione di Andrea Sparacino

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