Elezioni in Nigeria: povertà, terrorismo e corruzione

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In Nigeria e nel resto del mondo, nel 2015, quando Muhammadu Buhari vinse le elezioni presidenziali venne salutato come una grande speranza per le sorti, anche democratiche, del paese. Ci era riuscito dopo tre tentativi (2003, 2007 e 2011) sconfiggendo Goodluck Jonathan che aveva condotto la Nigeria allo stremo tra corruzione, povertà e instabilità anche per le violenze di Boko Haram.

Muhammadu Buhari presidente della Nigeria. Fonte www.nigeria.gov.ng

Il 16 febbraio prossimo il più popoloso paese dell’Africa (quasi 200 milioni di abitanti) torna alle urne e Buhari presidente uscente della compagine All Progressive Congress (APC) affronta Atiku Abubakar, uomo d’affari che «nel suo programma c’è la creazione di 3 milioni di posti di lavoro e la promessa di far uscire dalla povertà 50 milioni di nigeriani – ha il sostegno dei vertici militari, fatto di non poco conto visto il ruolo che questi giocano negli equilibri del paese, sia dal punto di vista economico sia politico» [1].

Per i nigeriani che si sono iscritti in massa per le elezioni i temi da affrontare restano gli stessi a quelli del 2015 anche se qualche passo in avanti, secondo il governo, è stato fatto nell’ambito della corruzione il conto del tesoro unico che avrebbe ridotto le perdite nelle finanze del paese. Anche se poi «il suo governo è stato accusato di intraprendere una caccia alle streghe politica contro i suoi rivali, in nome della lotta alla corruzione» [2].
Allora è proprio un caso che venerdì scorso sia stato sospeso da Buhari il presidente della Corte suprema, Walter Samuel Nkanu Onnoghen, a quanto sembra su richiesta del Tribunale del codice di condotta, per conti in valuta non dichiarati? Evidentemente no perché «è risaputo che Onnoghen non nutre particolari simpatie per l’attuale amministrazione di Abuja e sarebbe imbarazzante se la Corte suprema, presieduta da lui, dovesse giudicare eventuali controversie post-elettorali, visto che Buhari, ex golpista del 1983, si è presentato come candidato alle elezioni per un secondo mandato. L’opposizione ha sottolineato che il presidente della massima autorità giudiziaria può essere rimosso solamente con l’approvazione dei due terzi dei senatori. Per questo motivo Onnoghen è stato “solamente” sospeso dal suo incarico» [3].

La povertà e l’insicurezza sono strettamente collegate, anzi inscindibili. Intanto un dato: dallo scorso anno la Nigeria è diventata la nazione con il più alto numero di poveri estremi, cioè ci sono 83 milioni di persone che vivono con meno di 1,6 euro al giorno. Nemmeno l’India che ha molti più abitanti ha una tale cifra di poveri assoluti. In un paese che è membro dell’Opec ed è il primo produttore di petrolio in Africa. E se non si affronta questo disastro, per il quale molti stati stranieri Italia compresa devono assumersi le loro responsabilità, si rischia la deflagrazione. Prima di affrontare il tema dell’insicurezza che è dirimente va comunque detto che la questione demografica è parte del problema in quanto, in Nigeria, «c’erano meno di 38 milioni di nigeriani nel 1950. Il paese contava 190 milioni nel 2018. L’ONU prevede 410 milioni entro il 2050 e quasi il doppio nel 2100, […]. Tra trenta anni, la Nigeria diventerà il terzo paese più popoloso del pianeta dietro l’India e la Cina [4].

Veniamo all’insicurezza in cui vivono molti nigeriani. Prima di ricordare le questioni inerenti al terrorismo islamico è necessario evidenziare come il conflitto interno più devastanti è quello tra allevatori e coltivatori che secondo l’International Crisis Group, nel 2018, è stato sei volte più mortale di Boko Haram, con un bilancio di 1.949 morti. Una vera è propria guerra che si combatte nella regione fertile che attraversa il centro della Nigeria e dove «gli scontri tra i due gruppi hanno ucciso più di 10.000 persone nell’ultimo decennio, quasi 4.000 di loro solo negli ultimi due anni. Il conflitto è principalmente tra i coltivatori sedentari e i pastori di mucche nomadi della fascia centrale della Nigeria, dove la competizione per la diminuzione della terra e delle risorse idriche è diventata letale in un clima di quasi totale impunità» [5].
Veniamo al terrorismo che secondo il programma elettorale del 2015 Muhammadu Buhari avrebbe dovuto essere sconfitto. Ma la situazione è ancora fuori controllo nel nord del Nigeria come dimostrano gli attacchi a gennaio del gruppo jihadista Boko Haram con 14 vittime e che hanno costretto a lasciare le proprie abitazioni per l’ennesima fuga. «Dal 2009 ad oggi hanno perso la vita oltre ventisettemila persone e oltre due milioni hanno dovuto lasciare le loro case e attualmente si trovano in campi per sfollati o profughi nei Paesi limitrofi e tutti necessitano di assistenza umanitaria [6] ».
In effetti la galassia del terrore è composta da tre gruppi perché «nel 2016 si è diviso in due fazioni: una guidata dal leader storico Abubakar Shekau, denominata Jamaatu Ahlil Summah Lil Da’awatu Wal Jihad, e l’altra, conosciuta come Stato Islamico in Africa occidentale (ISWAP), da Abu Musab al-Barnawi, che ha giurato fedeltà all’Isis. Una terza fazione, identificata solo questo mese dai servizi nigeriani, ha giurato fedeltà al “Gruppo per l’affermazione dell’islam e dei musulmani” (GSIM), affiliato ad al-Qaeda per il Maghreb Islamico (AQMI)» [7].
Senza dimenticare il ritorno alla ribalta del leader del Movimento indipendente dei Popoli Indigeni del Biafra, Nnamdi Kanu.
Pasquale Esposito

[1] Angelo Ferrari, “L’ombra di Boko Haram sulle elezioni in Nigeriahttps://www.agi.it/estero/nigeria_elezioni_boko_haram-4810651/news/2019-01-09/, 9 gennaio 2019
[2] Daniel Mumbere, “A quick look at what’s at stake in Nigeria’s 2019 General Elections”, http://www.africanews.com/2019/01/28/a-quick-look-at-what-s-at-stake-in-nigeria-s-2019-general-elections/, 28 gennaio 209
[3] Cornelia Toelgyes, “Nigeria: Buhari prima delle elezioni silura il presidente della Suprema Corte”, https://www.africa-express.info/2019/01/26/nigeria-buhari-silura-il-presidente-della-suprema-corte-poche-settimane-prima-delle-elezioni/, 26 gennaio 2019
[4] “Le Nigeria, « bombe à retardement » démographique”, https://www.lemonde.fr/afrique/article/2019/01/30/le-nigeria-bombe-a-retardement-demographique_5416621_3212.html, 30 gennaio 2019
[5] Udo Jude Ilo, Ier Jonathan-Ichaver, e ‘Yemi Adamolekun, https://www.foreignaffairs.com/articles/nigeria/2019-01-23/deadliest-conflict-youve-never-heard, 23 gennaio 2019
[6] Cornelia Toelgyes, ibidem
[7] Angelo Ferrari, ibidem

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