Elezioni in Olanda: tra islamofobia e Nexit

Delft Olanda
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Con l’Olanda prosegue il ciclo di elezioni che avranno un peso rilevante sul futuro dell’Europa. In questi giorni il dibattito ha dovuto tener conto della crisi apertasi con la Turchia. Il presidente Recep Tayyip Erdogan voleva allargare la sua campagna elettorale per la Riforma costituzionale in senso presidenziale alle nazioni dove la presenza di elettori turchi è significativa. Ma ha trovato l’opposizione di Austria e Germania prima e ora, appunto dell’Olanda le cui autorità hanno vietato l’atterraggio al volo di Stato del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, atteso a Rotterdam per un comizio. Motivo: questioni di ordine pubblico dopo che i turchi non hanno accettato, secondo l’Aja, l’impegno a svolgere le manifestazioni al chiuso. Troppi rischi per un’adunata di musulmani in una campagna elettorale dove l’Islam è al centro della propaganda islamofobica di Geert Wilders, lo sfidante numero uno del premier Rutte che con questa decisione ha potuto dar prova di nazionalismo.

Mercoledì 15 aprile gli olandesi si recheranno alle urne per l’elezione della Camera bassa (150 seggi) e quindi del Primo ministro che quasi sicuramente sarà espressione di una coalizione visto l’alto numero di partiti che si presentano (28) e che vi entreranno (una dozzina secondo le previsioni). L’attuale Primo ministro, il conservatore Mark Rutte anche se prenderà meno voti del populista anti-islamista Geert Wilders, capo del partito delle Libertà (PVV). dovrebbe essere in grado di aggregare altri partiti e continuare a guidare l’esecutivo. Del resto tutti i partiti che contano nel meccanismo delle alleanze, fino a che le posizioni contro gli immigrati e anti-Ue di Wilders non verranno ritirate, non sono disponibili ad accordi.
Con l’irrompere dei temi identitari da un lato e una forte avversione alle classi dirigenti, i sondaggi non riescono più a cogliere i sentimenti che spingono i cittadini a votare in una direzione piuttosto che un’altra come accaduto recentemente anche in Italia.

Cinquantatreenne, biondo platino, Wilders, l’uomo che  “ha inventato il trumpismo“, è figlio degli anni successivi all’attentato dell’11 settembre, erede politico di Pim Fortuyn fortemente contrario all’Islam e ucciso nel 2002 e delle preoccupazioni che aumentarono con l’assassinio di Theo Van Gogh, il regista che mise al centro di molte sue critiche il Profeta. Va detto che in politica economica ha dichiarato che il suo punto di riferimento è Margareth Thatcher.
Riceve continuamente minacce di morte e vive sotto scorta da tempo per il suo continuo attacco all’islamismo che lo ha portato tra l’altro a paragonare il Corano al Mein Kampf di Hitler. Ma «a differenza di Trump, Wilders, ha sposato con una donna ungherese, non è una figura nuova sulla scena politica olandese. Ma la sua fortuna è esplosa con l’avvento dei populismi occidentali. […] viaggiò a lungo in Medio Oriente e visse in Israele, dove concepì quell’ideologia anti-islamica che ne avrebbe sancito la carriera politica. Iniziò come speechwriter del “Partito per la Libertà e la Democrazia” dell’attuale premier Rutte, con cui è entrato in parlamento nel 1998 ma con cui ruppe nel 2004 […] Nel 2006 fondò il Partito delle Libertà con cui conquistò il 6 per cento dei voti per arrivare poi al dieci per cento nel 2010, quando offrì l’appoggio esterno al governo Rutte in coalizione con i cristiano-democratici»[1] .
Bisogna dire che la sua posizione rispetto alle donne e al mondo omosessuale è diversa da quella di Trump perché vengono difesi nelle loro libertà rispetto ai precetti dell’Islam. La sua campagna elettorale è dominata da posizioni identitarie nazionaliste in opposizione all’invasione islamica e così ha promesso di vietare il burqa, tassare il velo, non far costruire più moschee o di chiuderle, bloccare l’immigrazione dai paesi islamici e imprigionare i musulmani radicali indipendentemente se hanno commesso o meno un reato.

Da un recente sondaggio IPSOS i possibili elettori di Wilders sono «particolarmente preoccupati e frustrati per l’aumento in territorio olandese di richiedenti asilo, per la messa in discussione della cultura olandese e, i più anziani, per le cure mediche»[2]. La sicurezza e la criminalità sono altri motivi di dibattito in questa campagna elettorale
Ma in Olanda i cristiani sono pochi, la maggior parte sono laici e non si tratta di una guerra di religione, «l’Islam appare come il catalizzatore di tutto ciò che non funziona. Di tutta una serie di problemi che si sono ingigantiti con la crisi economica e hanno accresciuto il disagio sociale, indebolendo i partiti tradizionali. Problemi di sicurezza e di convivenza, che ci sono in certi quartieri dove i ‘bianchi’ si sentono sopraffatti e ormai in netta minoranza. Problemi di lavoro. Problemi di identità e ruolo in una società che fatica a immaginare un futuro prospero per tutti» [3].

L’altro tema cardine della sua politica sarà la lotta a Bruxelles per cui ha proposto l’uscita dall’Europa (Nexit) troppo lontana dai cittadini e dagli interessi dei Paesi Bassi. Le argomentazioni sono più o meno le stesse di tutti i partiti anti-UE che in questi ultimi anni hanno cavalcato e sospinto l’onda che vuole Bruxelles e l’Euro causa di molti mali.

Sia pur spostato più a destra, l’attuale premier Mark Rutte proverà a guidare nuovamente il paese dei tulipani. Si è dimostrato più fermo contro gli immigrati ai quali ha chiesto di rispettare la cultura olandese altrimenti è meglio che vadano via e ha alzato più chiaramente la voce per dire all’Europa che le cose devono cambiare. Va ricordato che l’Olanda non ha mai approvato la Costituzione europea.
Il cinquantenne Rutte è Primo ministro dall’ottobre 2010 con una già importante carriera politica, anche come ministro. Guida l’esecutivo con l’appoggio della sua compagine, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) e del Partito laburista ( PvdA) di Lodewijk Asscher che però è dato in forte declino. Le opzioni son diversi essendo necessario un accordo, così Rutte «ha detto di voler lavorare con i liberali di sinistra dei D66 e i cristiano-democratici del CDA, oltre che con i laburisti del PvdA […]. Rutte ha perfino indicato la possibilità di una coalizione con i Verdi [il cui leader Jesse Klaver è in grande ascesa, ndr], malgrado divergenze di opinioni in particolare nel settore fiscale. In alternativa, potrebbe ricorrere all’Unione Cristiana, piccolo partito ultraconservatore di origine calvinista» [4].
Una cosa è certa la vittoria di un partito che basa la sua forza sull’identità e il rifiuto degli altri metterà a repentaglio la tranquillità del paese. E se poi uno dei paesi fondatori dell’Europa dovesse mettere in atto la Nexit allora tutto il progetto europeo si scardinerà dalle fondamenta.
Pasquale Esposito

[1] Federica Bianchi, “Geert Wilders, il Trump d’Olanda”, L’Espresso, 15 febbraio 2017
[2] Flavia Provenzani, “Elezioni Olanda 2017: data, candidati, sondaggi e risultati”, https://www.forexinfo.it/Elezioni-Olanda-2017-data-candidati-sondaggi-risultati-Wilders, 10 Marzo 2017
[4] “Olanda, frammentazione e rischio Wilders nel voto del 15 marzo”, http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Olanda-frammentazione-e-rischio-Wilders-nel-voto-del-15-marzo-7fa7794e-aaaa-49de-8832-bef0abc3e55d.html, 12 marzo 2017

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