Elezioni in Perù: la destra al potere. Torna l’incubo Fujimori?

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Con le elezioni presidenziali e parlamentari in Perù, la destra e i poteri forti allargano la loro presenza in America Latina. E qui c’è l’aggravante che potrebbe arrivare alla presidenza Keiko Fujimori figlia dell’ex presidente e dittatore Alberto Fujimori al governo del paese dal 1990 al 2000 e che si trova in carcere dopo essere stato condannato a 25 anni di reclusione nel 2009 per l’omicidi, sequestri di persone e violazione dei diritti umani. Sono oltre 300.000 le donne delle popolazioni andine sterilizzate con la forza. Non ha promesso, come nelle elezioni 2011, di concedere un’amnistia ma di continuare a combattere per la sua scarcerazione perché innocente.

Perù indios mercato

Lo scorso 10 Aprile quasi 23 milioni di peruviani si sono recati alle urne (il voto è obbligatorio) per eleggere il nuovo Presidente e i deputati dell’Assemblea. Come previsto dai sondaggi in campagna elettorale Keiko Fujimori con più del 39% delle preferenze ha vinto e a sfidarla, non avendo superato il 50% al primo turno, sarà il settantasettenne Pedro Pablo Kuczynski che si è trovato a grande distanza con il 21% circa dei voti. Al terzo posto con circa il 19% la giovane candidata di sinistra Veronika Mendoza che alla vigilia sembrava molto più vicina nelle intenzioni di voto a Kuczynski.

Nonostante la grande distanza tra la figlia del dittatore Fujimori il ballottaggio del prossimo 5 Giugno si preannuncia incerto. Nel giro di due giorni due sondaggi riportati dalla Reuters davano opposti responsi circa le intenzioni di voto per il ballottaggio. Il primo dava Kuczynski in vantaggio con il 44% sull’avversaria ferma al 40% [1], mentre il secondo inverte le parti con la Fujimori al 43,6% e il rivale al 41,% [2]. Scarti limitati per prevedere vittorie certe. Di certo c’è invece il fatto che nei due casi il modello economico non cambia: mercato, predominanza dei privati e degli interessi delle aziende, tasse moderate, servizi pubblici in arretramento.
Del resto in Parlamento sarà dominato da elementi della destra: Fuerza Popular, il partito della vincitrice, avrà la maggioranza assoluta dei 130 seggi, seguita da Peruanos por el Kambio, il partito di Kuczynski,  con oltre il 15% dei seggi. Al terzo posto la formazione di sinistra della Mendoza, il Frente Amplio con il 15% dei parlamentari.

La quarantenne Keiko gode del sostegno di una parte delle persone più povere per un verso retaggio degli interventi di Fujimori padre che nel primo mandato comunque ha costruito strade, scuole e resi disponibili alcuni servizi pubblici ma soprattutto, nella piena tradizione del clientelismo peruviano, regalato posti di lavoro, vestiario, cibo nelle campagne  e per un altro verso per la sua lunga campagna, altrettanto clientelare, fatta con determinazione anche nelle aree periferiche dove appunto ha regalato tanto anche lei.
A questo va aggiunta una campagna elettorale dispendiosa dal punto di vista della comunicazione: manifesti giganteschi, radio e TV. Ci si è chiesto da dove arrivasse questo fiume di denaro: «diversi analisti sostengono che si tratta ancora dei soldi rubati dal padre. Altri sospettano che nella campagna di Keiko ci sia una buona iniezione di proventi del narcotraffico. Il Perù è uno dei maggiori paesi produttori di cocaina al mondo. Si parla addirittura di un “narcostato”, dove gran parte dei politici sono talmente legati ai narcotrafficanti da essere quasi un corpo unico» [3].
E come non potevano mancare le élites del Perù dai cosiddetti Panama papers che vedono tra gli altri il finanziatore della campagna di Keiko Fujimori, Jorge Sasaki, Alan Garcia, Alejandro Toledo, e Kuczynski. «Tutti, naturalmente, smentiscono. Smentisce di avere azioni in una società di comodo nei paradisi fiscali ideati dallo studio legale panamense Mossack-Fonseca anche lo scrittore Vargas Llosa, che sostiene Kuczynski» [4].

Pedro Pablo Kuczynski possibile presidente della Repubblica è stato primo ministro dal 2004 al 2005, già parte dell’esecutivo peruviano dal 1980 al 1982, come ministro dell’Energia e delle Miniere. Ben noto negli ambienti finanziari internazionali in quanto ha reso i propri servigi alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale e per altre istituzioni bancarie internazionali diventando, come scrive El País, «il consigliere “dei milionari che volevano investire in America Latina”. […]. Raccoglie consensi soprattutto tra gli esponenti delle classi medio-alte del paese, mentre i suoi oppositori lo accusano di aver vissuto troppo lontano dal paese, di essere troppo vecchio per diventare presidente e, soprattutto, di aver favorito le lobby straniere nella gestione delle risorse minerarie del Perù. Più che prendere le distanze dalla politica economica di Keiko Fujimori, durante la campagna elettorale per il secondo turno Kuczynski cercherà di sfruttare al massimo la paura del fujimorismo, per attirare i voti della destra moderata ma anche quelli delle classi popolari» [5].

Quelle classi popolari che per circa il 25% vivono in estrema povertà e sofferenza anche per l’estendersi della violenza, quelle classi popolari che il presidente ancora in carica Ollanta Humala leader del Partido Nacionalista Peruano ha tradito spostando e sue politiche sempre meno di sinistra (si era presentato come un candidato con posizioni simili a quelle di Lula, e sempre più amico delle compagnie minerarie che aveva combattuto in campagna elettorale. Senza contare i sospetti di irregolarità finanziarie sulla first lady Nadine Heredia.
Pasquale Esposito

[1] “Kuczynski seen beating Fujimori in Peru runoff election: poll”, http://www.reuters.com/article/us-peru-election-poll-idUSKCN0XF045, 17 aprile 2016
[2] “Fujimori has small lead over Kuczynski for Peru presidential election: poll”, http://www.reuters.com/article/us-peru-election-poll-idUSKCN0XG1W4, 19 aprile 2016
[3] “Keiko: l’incubo del ritorno di Fujimori”, http://www.radiopopolare.it/2016/04/lincubo-del-ritorno-di-fujimori-figlia/, 9 aprile 2016
[4] Geraldina Colotti, “Perù, due donne per la presidenza”, http://ilmanifesto.info/peru-due-donne-per-la-presidenza/, 9 aprile 2016
[5] “Come sono andate le elezioni in Perù”, http://www.ilpost.it/2016/04/12/elezioni-presidenziali-peru-fujimori/, 12 aprile 2016

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