Elezioni India. Modi nonostante le critiche in testa

India mercato
history 5 minuti di lettura

L’India dall’11 aprile sta votando e andrà avanti fino al 19 maggio per eleggere il nuovo Parlamento, Lok Sabha che divide i suoi 545 seggi tra i 29 stati indiani. Un’altra grande democrazia liberale che mette in piedi un sistema complesso, è successo nelle settimane passate anche in Indonesia, per consentire ai suoi cittadini, circa 900 milioni gli iscritti alle elezioni legislative, di esprime il proprio voto. Si impiega ogni mezzo anche qui per istituire gli oltre 800.000 seggi con 11 milioni di scrutatori per una spesa complessiva di 5 miliardi di sterline. Il voto è elettronico e lo scrutinio inizierà il 23 maggio alle 8 di mattina.

È in ballo la conferma o meno (non diretta) del premier uscente Narendra Modi, figlio di un chaiwallah, un venditore di tè che spessissimo si incontrano in India. Hanno diritto al voto chi ha compiuto il diciottesimo anno di età e non sia incappati nella legge.

Un paio di assonanze con le elezioni in Indonesia. La prima sulla quale non si riflette e agisce abbastanza nemmeno dalle nostre parti, è l’enorme diffusione delle fake news. La Commissione elettorale indiana «sta incontrando molte difficoltà a gestire il turbinio di notizie false he circolano su Facebook, WhatsApp,YouTube, Twitter e altre piattaforme» [1]. La seconda riguarda il sistema universitario che rischia di essere eccessivamente asservito alla politica [2].
Per quanto, nel 2014, Modi abbia avuto una grande quantità di seggi (con relativamente pochi voti nazionali) governare l’India è complesso e come spiega Ruchir Sharma «l’India è più simile all’Unione europea di qualsiasi altra nazione europea. I suoi 29 stati sono divisi da una moltitudine di comunità, culture e lingue così diverse che le sue elezioni nazionali sono meglio comprese come una serie di partite statali, e i leader regionali sono sempre tra i giocatori più importanti. Questa infinita diversità limita la portata di ogni movimento nazionalista» [3].

Per quanto riguarda i maggiori partiti oltre a quello del Primo ministro il Bharatiya Janata Party (BJP) il Partito del popolo indiano e a quello del suo principale concorrente il Partito del Congresso, l’Indian National Congress (INC), ci sono il Bahujan Samaj Party ( BSP) d’ispirazione socialista, il Communist party, Communist party of India di ispirazione marxista, e lo Shiv Sena.

Il premier durante la sua precedente campagna elettorale aveva promesso di creare 250 milioni di posti di lavoro in un decennio, ma il lavoro è la peggiore sconfitta che gli viene contestata. Nonostante questi ed altri pesanti addebiti che descriveremo, il leader hinduista è ancora in grande vantaggio rispetto a Rahul Gandhi che guida l’altra grande e tradizionale formazione, il Partito del Congresso grande sconfitto nel 2014. Questo vantaggio è anche dipeso dallo scontro armato con il Pakistan a seguito di un attentato terroristico contro la polizia indiana in Kashmir che ha fatto crescere il sentimento nazionalista su cui ha contato e agito il premier. Ma non sarà facile e lo dimostra le sconfitte subite, lo scorso dicembre, negli stati centrali di Chhattisgarh, Rajasthan e Madhya Pradesh.

Modi ha anche dalla sua una grande crescita economica dell’India che continua a marciare con un +7% che però ha favorito più le città e le aziende con basso impatto sulla forza lavoro. I suoi sostenitori e il suo partito continuano a difenderlo sostenendo che ha bisogno di un altro mandato per poter completare le riforme avviate.

La lista degli errori che gli vengono addebitati sono molti a cominciare dalla mancata crescita dell’occupazione e il non aver messo mano alla povertà con la maggioranza degli indiani che vivono sotto la soglia della povertà. A questo si aggiungono innanzitutto la mancata soluzione dei problemi dei contadini/agricoltori che rappresentano una forza vitale nel paese. Michael Safi inquadra bene la questione quando sottolinea che gli agricoltori stanno soffrendo «anni di siccità e fallimenti dei raccolti [che] hanno distrutto le loro attività. Il governo ha favorito politiche che mantengano bassi i prezzi dei prodotti alimentari a beneficio delle masse urbane del paese, ma questa è una cattiva politica per coloro che coltivano. Decine di migliaia di agricoltori hanno marciato su Delhi regolarmente negli ultimi tre anni per rendere manifesta la loro condizione. Il governo di Modi ha cercato di conquistarli con una serie di versamenti in denaro, ma non è chiaro se sarà sufficiente per riconquistare un collegio elettorale di agricoltori e lavoratori agricoli che costituisce quasi la metà del paese» [4].
Un altro grave errore è stato quello che racconta Gurcharan Das, in un suo articolo in cui accusa il premier di non essere stato abbastanza riformatore e aperto al mercato come nel caso di un sistema bancario troppo “politico”, « l’8 novembre 2016 ha proclamato le banconote da 500 rupie e da 1.000 rupie fuori corso, un annuncio improvviso che ha reso inutile quasi l’87% della valuta in circolazione. Il provvedimento, un tentativo di frenare la corruzione e l’economia informale, ha toccato la vita di ogni indiano con effetti devastanti. Per mesi, le persone erano in fila fuori alle banche per cambiare le loro banconote. La crisi di liquidità ha distrutto i mezzi di sostentamento di milioni di persone. Due anni dopo, la maggior parte degli economisti ritiene che la demonetizzazione sia uno dei peggiori modi per affrontare la corruzione e l’economia non tassata» [5].
Un altro tema che preoccupa l’opposizione è lo sfrontato nazionalismo hindu del premier che potrebbe alterare fino all’irreparabile la tradizioni multiculturale e multireligiosa che da decenni caratterizza una nazione da 1,3 miliardi di abitanti. Non dimenticando che quando era Primo ministro del Gurajat  non ha fatto molto per sedare le rivolte religiose che  provocarono un massacro di ben oltre 1.000 persone, in maggioranza musulmane.

Pasquale Esposito

[1] Amrit Dhillon, “Le notizie false minacciano il voto in India”, Associated Press USA, nella traduzione di Internazionale, 12 aprile 2019, pag. 30
[2] Nicholas Nugent, “India, le urne più affollate del mondo”, https://eastwest.eu/it/retroscena/campagna-elettorale-india-narendra-modi-rahul-gandhi, 25 Marzo 2019
[3] Ruchir Sharma, “In India’s election race Narendra Modi isn’t the strongman the world assumes”, https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/apr/10/india-election-modi-strongman-hindu-nationalist-pakistan, 10 aprile 2019
[4] Michael Safi, “What’s at stake as India’s 900m voters head for the polls?”, https://www.theguardian.com/news/2019/apr/08/whats-at-stake-as-indias-900m-voters-head-for-the-polls, 8 aprile 2019
[5] Gurcharan Das, “The Modi Mirage”, https://www.foreignaffairs.com/articles/india/2019-04-11/modi-mirage, 11 aprile 2019

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article