Spagna: elezioni Madrid vince la destra e Pablo Iglesias lascia

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La presidente uscente e ricandidata per il Partito popolare (Pp), Isabel Díaz Ayuso ha stravinto le elezioni nella Comunità Autonoma di Madrid, più che raddoppiando i seggi, 65 sui 136 totali del Parlamento. Al centro il tracollo di Ciudadanos che non è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 5%. Per la maggioranza assoluta servono i seggi degli estremisti di destra di Vox (13 seggi), alleati del Pp da quando a Marzo scorso Isabel Díaz Ayuso decise di indire elezioni anticipate e di scaricare Ciudadanos. Sarebbe la prima volta che Vox governa in una regione, anche se i commentatori non credono che accade perché alla Ayuso basta l’astensione.

La sinistra arretra, tanto che i tre partiti insieme contano meno seggi del Pp: 58 di cui al Partito socialista (Psoe), 24 a Más Madrid (gruppo nato fa da una scissione di Podemos due anni fa e con grande seguito nella capitale) e 10 a Podemos. Il crollo di dieci punti del Psoe ha evidentemente inciso ma sembra che i socialisti ne facciano innanzitutto una questione di specificità madrilena rispetto al resto della Spagna. José Luis Ábalos, uno dei leader del Psoe ha dichiarato che “questa è una comunità molto importante, ma non rappresenta l’intera Spagna, come abbiamo appena visto nel risultato del PP in Catalogna“.
Chi trae le conseguenze della sconfitta è Pablo Iglesias, il leader di Podemos, che ha annunciato che lascerà tutte le cariche istituzionali in politica. Aveva deciso di candidarsi a Madrid lasciando la vicepresidenza e il ministero nel Governo spagnolo di Pedro Sánchez. Ora si fa da parte anche per non essere d’ostacolo alla formazione di una nuova leadership in Podemos. Commentando il risultato delle elezioni ha detto che “l’impressionante successo elettorale della destra trumpista che Ayuso rappresenta è una tragedia per la salute, l’istruzione e i servizi pubblici“.

Temi di cui si è parlato poco, nonostante i tentativi in particolare di Mas, durante la campagna elettorale incentrata sugli slogan della destra per fermare i comunisti e poi della sinistra per compattarsi per la possibile alleanza con i “fascisti” di Vox. Ma il motivo principale di discussione in campagna elettorale ha riguardato le restrizioni collegate alla pandemia. E così su queste ultime che

dal settembre 2020 fino ad oggi, una continua guerra fra il governo madrileno (aperturista) e quello centrale, che invitava ad adottare misure più caute per frenare la seconda, poi la terza e infine la quarta ondata di contagi. Grazie alla maggior autonomia regionale lasciata dal governo centrale Madrid è stata negli ultimi mesi una sorta di oasi dove le misure restrittive erano meno forti rispetto al resto di Spagna. Questo però ha avuto un alto prezzo in termini di contagi e di saturazione delle terapie intensive” [2].

Queste elezioni si sono svolte

con un’incidenza cumulativa di 384 casi di coronavirus ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni, quando la soglia di pericolo è di 250 casi. La comunità è la seconda regione con la più bassa spesa sanitaria per abitante – spende 1.340 euro per abitante, rispetto ai 1.486 della media spagnola, secondo i dati del Ministero della Salute” [3].

File al mattino per le elezioni nella Comunità Autonoma di Madrid che hanno obbligato a precisare che alla chiusura prevista chi era in coda avrebbe potuto votare. Il motivo non solo collegato alle misure anti-Covid ma anche perché molti lavoratori, hanno il diritto di assentarsi fino a quattro ore dal lavoro con lo stipendio intatto, hanno preferito andare alle urne il prima possibile. Alla fine l’affluenza alle urne è stata altissima: il 76,25% degli oltre cinque milioni di aventi diritto.

Non accadeva da molti anni che candidati alle elezioni fossero sotto scorta, è questo uno degli aspetti che hanno caratterizzato la violenta campagna elettorale per le elezioni del Parlamento della Comunità Autonoma di Madrid. I toni e le argomentazioni provocatorie in stile trumpiano. Del resto l’uomo della campagna elettorale della presidente della Ayuso è

«un ideologo filo-Trump convinto che l’unico modo di vincere sia radicalizzare lo scontro con i partiti della sinistra. Così, per esempio, ha riempito la città e i social network con manifesti di propaganda e slogan del tipo “comunismo o libertà“. Fatto sta che la strategia di scontro radicale scelta dal Pp è andata bene fino a qualche settimana fa ma alla fine ha avuto soprattutto l’effetto di unire i partiti della sinistra contro un nemico comune, ossia Vox, al grido di “fascismo o democrazia”» [1].

La violenza non è stata solo verbale perché, in maniera anonima, sono arrivate le minacce di morte alla direttrice della Guardia Civil, María Gámez, all’ex premier Zapatero, al leader di Podemos, Pablo Iglesias al ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, e. Poi è toccato alla ministra dell’Industria, Reyes Maroto e a quello dell’Interno Fernando Grande-Marlaska Gómez. E da Vox non ci sono state condanne per le lettere e le pallottole recapitate.

Nonostante le convinzioni dei socialisti queste elezioni avevano e hanno un peso nazionale. Vedremo che cosa accadrà nelle prossime settimane.
Pasquale Esposito

note:
[1] Lorenzo Pasqualini, “Regionali di Madrid, il rischio è di trovarsi Vox al governo”, https://ilmanifesto.it/regionali-di-madrid-il-rischio-e-di-trovarsi-vox-al-governo/, 4 Maggio 2021
[2] Elsa García De Blas, “Impuestos, sanidad, educación, vivienda: así son las propuestas que se enfrentan hoy en las urnas”, https://elpais.com/espana/elecciones-madrid/2021-05-03/dos-modelos-para-madrid.html, 3 Maggio 2021
[3] Omero Ciai, “Madrid al voto, fronte comune delle sinistre per frenare l’avanzata dell’estrema destra”, https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/04/news/madrid_al_voto_fronte_comune_delle_sinistre_per_frenare_l_avanzata_dell_estrema_destra-299232031/, 4 Maggio 2021

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