Elezioni presidenziali in Francia: la destra sceglie il candidato

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Domani  27 novembre la destra francese sceglierà, con il secondo turno delle primarie, chi tra François FillonAlain Juppé, due ex-primi ministri, si presenterà per la corsa all’Eliseo del prossimo 23 aprile (primo turno) e 7 maggio (secondo turno) del 2017.

Le primarie ancora una volta hanno smentito gli analisti e i sondaggisti per la straordinaria vittoria ottenuta da Fillon definito da qualcuno il  “Signor Nessuno”, un uomo sempre nell’ombra di Sarkozy quando era presidente della Repubblica.
Sono state un grande successo di pubblico per l’affluenza, questa in qualche maniera prevista. Infatti sono stati 4.298.097 i voti espressi con poco meno di diecimila schede bianche e nulle. Per fare un confronto, nel 2011, alle primarie del Partito Socialista, gli elettori furono 2,6 milioni al primo turno e 2,8 milioni al secondo. Si è votato anche dall’estero e tutti hanno dovuto pagare due euro, senza possibilità di versare di più. Alla fine il partito I repubblicani hanno incassato oltre 8,5 milioni di euro. La stima dei costi di questa operazione è tra i 6 e i 9 milioni di euro: se il versamento degli elettori dovesse essere inferiore alle spese sarà il partito a metterci la differenza altrimenti andranno in favore del vincitore delle primarie in vista della campagna per l’Eliseo [1].

Alle primarie della destra si erano presentati sette candidati [2] di cui una sola donna, la deputata Nathalie Kosciusko-Morizet che ha ottenuto 110.000 voti circa. A precederla sono stati Nicolas Sarkozy (886.137), Alain Juppé (1.224.855) e François Fillon, dato sempre al terzo posto, con 1.890.266 preferenze che farebbero presagire una vittoria netta al secondo turno.
Le primarie erano in qualche modo necessarie perché bisognava scegliere il candidato migliore per fronteggiare Marine Le Pen, data vincente al primo turno nella corsa alla presidenza. Lo dovrà fare anche il partito socialista, «conseguenza è possibile che il partito di sinistra e quello di centrodestra si contendano l’unico candidato che correrà contro di lei al secondo turno. Ma nessuno di loro può rischiare di spaccarsi schierando più di un nome, soprattutto perché, secondo gli ultimi sondaggi, i socialisti rischiano di non arrivare al ballottaggio» [3].

La campagna elettorale è stata dominata dai temi della sicurezza interna ed esterna, da quello dei profughi e poi delle politiche sul lavoro e dell’economia in generale. Grande assente nonostante la sua drammatica attualità l’ambiente.

La regola per cui avrebbero potuto votare anche elettori non iscritti al partito è stata una delle cause della sconfitta di Nicola Sarkozy che in caso contrario sarebbe sicuramente andato al ballottaggio. Si è speso soprattutto su sicurezza e immigrazione: avrebbe voluto applicata la presunzione di legittima difesa per i poliziotti, «internamento preventivo in appositi centri per i fondamentalisti islamici a rischio, creazione di una Procura anti-terrorismo, soglia minima automatica delle pene per i recidivi, nuove carceri per 20mila posti, sospensione delle riunificazioni familiari per gli immigrati, abolizione dei menu alternativi nelle mense scolastiche» [4]. In qualche maniera «ha ricalcato le orme della sua campagna elettorale presidenziale del 2007 quando riuscì a strappare la rappresentanza di alcuni temi come l’identità nazionale e la sicurezza al Front National di Jean Marie Le Pen» [5].
Ma non è bastato anche perché continua ad essere, pure di recente, oggetto di rilevazioni scadalistiche che i francesi mal sopportano e per le quali continua ad irritarsi, a dir poco, quando gli vengono rivolte spiegazioni, quelle che potrebbe dover dare alla procura di Parigi che vuole processarlo per presunte irregolarità nei finanziamenti alla sua campagna elettorale presidenziale del 2012 [6].

Come vedremo anche per gli sfidanti queste primarie rappresentano la definitiva cancellazione della destra tradizionale francese derivata da De Gaulle: un capo, un programma. Adesso ci si trova ad avere posizioni molto diverse all’interno del partito. Va detto comunque che sempre di politiche di destra si parla e dove i lavoratori perderanno ulteriore terreno nei diritti e nelle retribuzioni.

Una delle maggiori differenze tra François Fillon e Alain Juppé le troviamo nella politica estera ed in particolare sulle relazioni con la Russia e sulla Siria.
François Fillon che non vede di buon occhi gli americani pensa ad una riconciliazione con Mosca e una revisione della posizione sulla Siria portandolo a considerare un’alleanza con Bachar Al-Assad, passando evidentemente per la cancellazione dell’embargo economico. Per Alain Juppé si può dialogare con i russi che comunque restano i responsabili dei bombardamenti su Aleppo e non vuole dialogare con il regime siriano. Juppé vuole riformare l’Ue insistendo sul mantra molto diffuso circa il dominio burocratico di Bruxelles, ma poi ritiene utile iniziare a discutere sul tema della difesa europea. François Fillon parla invece di creare un governo della zona euro [7].
Il vincitore delle primarie ha parlato molto di politica economica a cominciare dalle 39 ore per i dipendenti pubblici, alla possibilità per le imprese di concordare gli orari di lavoro, indennità di disoccupazione decrescenti, pensione a 65 anni e tagli per più di 100 miliardi di euro nella spesa pubblica.
Juppé vuole eliminare le 35 ore, ridurre il costo del lavoro finanziandolo con l’aumento dell’Iva, ridurre progressivamente le tasse sulle aziende.
Nel quinquienno della loro presidenza prevedono di ridurre i funzionari pubblici, ma mentre quest’ultimo parla  250mila Fillon arriva a 500mila entrambe però all’interno di una riforma del sistema.
Posizioni completamente diverse su “Le principe de précaution” presente nella Costituzione che consente di intraprendere misure preventive anche quando «l’evidenza scientifica del rischio per la salute o per l’ambiente non è stabilito», Alain Juppé lo vuole preservare con qualche distinguo mentre François Fillon vuole rimuoverlo [8].

Sul fronte socialista le cose sono molto più complicate perché qui il ruolo e le decisioni di un presidente che è fortemente osteggiao dai cittadini incideranno enormemente su come si muoveranno i vari candidati alle primarie di gennaio prossimo. François Hollande comunque ha accettato di partecipare alle primarie.
Pasquale Esposito

[1] “Pour voter à la primaire de la droite, «ni plus ni moins de 2 euros. Merci de faire l’appoint»”, http://www.lemonde.fr/politique/article/2016/11/18/pour-voter-a-la-primaire-de-la-droite-ni-plus-ni-moins-de-2-euros-merci-de-faire-l-appoint_5033846_823448.html, 18 novembre 2016
[2] La lista completa dei candidati alle primarie della destra francese: Nicolas Sarkozy, Alain Juppé, François Fillon, Bruno Le Maire, Jean-François Copé, Jean-Frédéric Poisson e Nathalie Kosciusko-Morizet.
[3] “Perché i partiti francesi fanno le primarie all’americana”, http://www.internazionale.it/notizie/the-economist/2016/11/17/francia-primarie-partiti-le-pen, 17 novembre 2016. Traduzione Traduzione di Marina Astrologo
[4] Marco Moussanet, “Francia, primarie del centro-destra con suspense: Juppé, Sarkozy e Fillon sul filo di lana”, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-19/francia-primarie-centro-destra-suspense-juppe-sarkozy-e-fillon-filo-lana-131438.shtml?uuid=ADqWuIyB, 19 novembre 2016
[5] Piero Ignazi, “La destra francese alla prima prova”, http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-destra-francese-alla-prima-prova-16003, 18 Novembre 2016
[6] “Guida alle primarie della destra francese”, http://www.ilpost.it/2016/11/19/guida-primarie-destra-francia/, 19 novembre 2016
[7] Maxime Vaudano, Adrien Sénécat et Laura Motet, “Ce qui différencie les programmes de Fillon et Juppé”, http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/11/21/primaire-de-la-droite-ce-qui-differencie-fillon-et-juppe-dans-leurs-programmes_5034820_4355770.html, 21 novembre 2016
[8] Maxime Vaudano, Adrien Sénécat et Laura Motet, ibidem

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