Elezioni RSU delle scuole e tutela del diritto di voto

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L’ARAN e le Organizzazioni sindacali “non conflittuali” hanno firmato, in coincidenza con l’ultimo giorno d’elezione per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (personale Docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario) nelle scuole, il Contratto collettivo nazionale di lavoro per il nuovo comparto Istruzione e ricerca, nel quale sono confluiti i precedenti comparti Scuola, Enti di ricerca, Università, Accademie e conservatori.
Il sincronismo tra rinnovo delle RSU e la sottoscrizione definitiva del Contratto di categoria – insoddisfacente per quanto riguarda il misero compenso accettato – lascia perplessi perchè i temi relativi alla retribuzione non sono entrati con la dovuta rilevanza nella dialettica elettorale delle comunità scolastiche che avrebbe senz’altro ulteriormente penalizzato i Sindacati sottoscrittori: FLC CGIL, CISL Scuola, Fed. UIL Scuola RUA, con lo SNALS CONFSAL e Fed. GILDA UNALMS alla finestra, “in attesa degli eventi”.

Ricordiamo che il Contratto si riferisce al triennio 2016-2018 e riconosce aumenti da 84 a 111 euro mensili lordi in coerenza con l’Intesa del 30 Novembre 2016 tra Governo e Organizzazioni sindacali, anche grazie alla “previsione” di un apposito elemento perequativo, che interessa soprattutto le qualifiche iniziali. Tale CCNL è destinato a circa 1.200.000 dipendenti, cui saranno corrisposti in busta paga, non è dato di sapere quando, gli arretrati una tantum e gli incrementi stipendiali. Il testo contrattuale è costituito da una “parte comune” contenente le disposizioni applicabili a tutto il personale del comparto e da “specifiche sezioni” riferite ai singoli settori. Inoltre, la nuova disciplina ha l’ardire d’interviene su molti aspetti del rapporto di lavoro (relazioni sindacali, assenze, permessi, codici disciplinari, rapporti di lavoro flessibile), anche al fine di adeguare alcune parti della precedente regolamentazione, superata dalle norme di legge vigenti e, comunque, non più compatibile con il nuovo Ordinamento dettato dalla Legge n° 107/2015.

In materia di relazioni sindacali, il Contratto definisce nuove regole semplificate che, nel rispetto dei distinti ruoli dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali, riconfigurano gli istituti della partecipazione sindacale. Vengono anche aggiornate le materie attribuite alla contrattazione integrativa, con l’obiettivo di “chiarirne” il contenuto e la portata.
A questo proposito, nelle giornate previste per l’Elezioni RSU delle scuole 2018, in molte realtà scolastiche si è verificata l’incresciosa situazione della negazione de facto del diritto di voto, spesso anche quando, da parte di alcuni lavoratori sono state inoltrate istanze nelle quali è stata avanzata legittima richiesta d’organizzazione tempestiva, nel rispetto della prevista segretezza, di sessione anticipata di voto per il personale scolastico impegnato in servizio fuori sede (Progetti Erasmus, viaggi d’istruzione, …) nei giorni scelti nazionalmente per l’Elezione RSU 2018. L’ostilità tangibile delle Commissioni elettorali (spesso costituite da personale schierato sindacalmente con CGIL, CISL ed UIL) si è manifestata con l’affermazione pilatesca secondo la quale “non hanno l’autorità di modificare le date di votazione e di scrutinio” (rif. ARAN n° 1/2018, § 10, comma 1).

Di fronte a questo arsenale antidemocratico di comportamenti si rileva quanto segue:
le legittime istanze inoltrate dagli aventi diritto al voto in servizio fuori sede non avanzavano richiesta di modifica delle date di votazione e di scrutinio, decise nazionalmente;
le istanze inoltrate prospettavano – nel rispetto del diritto di voto [1] del personale scolastico impegnato in servizio fuori sede nei giorni scelti nazionalmente per l’Elezione RSU 2018 – la necessità d’organizzare una sessione anticipata di voto (e non di scrutinio, tra l’altro) in analogia con prassi già sperimentate nello stesso ed in altri comparti della P. A. (ad es.: “seggi volanti” et alii).

Si stigmatizza quanto accaduto per la superficialità con la quale s’intraprende la strada che conduce alla violazione del diritto di voto poiché non si è voluta cogliere la natura della richiesta; diritto al voto, si ribadisce, sancito dalla Costituzione della Repubblica italiana che – all’articolo 48 – stabilisce: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. [ … ] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge».
In secondo luogo, la gerarchia delle fonti del diritto pone l’articolato ARAN – come interpretato dai sottoscrittori delle legittime istanze di rivendicazione del diritto di voto – in contrasto con norme contenute in fonti di grado superiore e, nella fattispecie, anche con il precedentemente citato art. 48 della Costituzione della Repubblica italiana, al quale l’articolato va subordinato.
Pertanto, sono pienamente legittime le richieste d’organizzazione tempestiva, nel rispetto della prevista segretezza, di sessione anticipata di voto per il personale scolastico impegnato in servizio fuori sede nei giorni scelti nazionalmente per l’Elezione RSU. Ciò che turba è sapere che – nonostante la questio sia annosa – l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni non abbia sanato (o non intenda sanare) l’evidente vulnus ridimensionando, nella fattispecie, il suo “impatto” disposizionale ed organizzativo.
Fanno bene i lavoratori interessati a diffidare le controparti da artificiose complicazioni circa l’esercizio del diritto di voto e da arbitrari atteggiamenti lesivi del significato della cittadinanza e della partecipazione, in questo caso, alla vita democratica della comunità professionale e – a tutela dei diritti ed interessi legittimi – a riservarsi d’agire con opportune modalità giudiziali e di denuncia sociale.
Giovanni Dursi

[1] Nel costituzionalismo contemporaneo, l’esercizio di voto si è spogliato della sua veste di privilegio ereditario, censitario o capacitario, per essere elevato a rango di diritto, prima ristretto e precluso a gruppi d’individui maggioritari o minoritari sulla base dell’appartenenza di genere, di razza, di lingua, o religione, e poi riconosciuto come un diritto fondamentale dell’uomo. Ciò nonostante, la qualificazione di universale – che, sul piano giuridico implica la maggior coincidenza possibile tra la capacità di agire e la capacità elettorale – trova continui e ripetuti ostacoli nelle clausole di limitazione che, nelle democrazie aperte e pluraliste, dovrebbero ammettere solo requisiti minimi e universalmente accettati.

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