Regno Unito. Alle elezioni vincono i conservatori e gli indipendentisti in Scozia

scozia bandiera
history 5 minuti di lettura

Elezioni evidentemente di portata nazionale per le politiche in Scozia e Galles, le amministrative per 143 consigli e 13 sindaci locali tra cui Londra, Manchester e Liverpool. In pratica la tornata elettorale ha 48 milioni di cittadini del Regno Unito.
Un test nazionale e un test per i leader a cominciare dal premier Boris Johnson il cui partito era accreditato dall’ultima rilevazione YouGov al 43% con 10 punti in più rispetto al Labour, dal capo del Labour, Keir Starmer che lo scorso anno aveva sostituito Jeremy Corbyn al leader liberaldemocratico, Ed Davey.

I Tories hanno vinto e non hanno subito ripercussioni dallo scandalo della ristrutturazione dell’appartamento privato a Downing Street pagato dal Johnson con i soldi del partito. Evidentemente agli elettori una serie di comportamenti del premier non sono importanti e quest’ultimo è riuscito nell’intento di comunicare altro. Ha contato sicuramente la capacità di chiudere accordi con le Big Pharma per accaparrarsi i vaccini e poi la gestione della successiva e vincente campagna vaccinale.

In ordine di schede scrutinate, la prima pesante sconfitta per i Laburisti è arrivata da Hartlepool dove si votava per un seggio a Londra. Hartlepool, città del nord dell’Inghilterra ex-roccaforte della classe operaia, dove la circoscrizione elettorale formata nel 1974 e da allora aveva sempre espresso un deputato laburista. Giovedì invece il candidato Paul Williams ha subito una pesante sconfitta dalla conservatrice, Jill Mortimer. Qui il partito guidato da Jeremy Corbyn aveva conquistato il seggio due volte.

L’editorialista di The Guardian, Jonathan Freedland spiega che il partito ha seri problemi per il futuro, “non può vincere e quindi non può sopravvivere come potenziale partito di governo affidandosi esclusivamente a coloro che sono giovani, vivono in una città, hanno una laurea o provengono da una minoranza etnica: non ce ne sono abbastanza. I laburisti hanno bisogno dei voti dei molti milioni di altri ancora ampiamente definiti come classe operaia” [1]. Quindi bisogna trovare il collante che mette insieme le varie anime e urgenze degli elettori, come sembra aver fatto Biden negli Stati Uniti.

Keir Starmer si è assunto la responsabilità di un risultato che lo ha molto “deluso“, salvo poi licenziare Angela Rayner incolpandola del risultato a Hartlepool, di fatto iniziando un’altra guerra all’interno del partito. Starmer haanche  escluso la possibilità di dimissioni o possibili cambiamenti nel “governo ombra”. Nel frattempo l’ala a sinistra del partito ha approfittato della sconfitta per chiedere una maggiore radicalità nella proposta politica necessaria, come ha spiegato John McDonnell, numero due di Corbyn, “in aree in cui il livello di povertà con bassi salari è enorme“.

Tornado ai risultati delle votazioni, alle amministrative che eleggevano i consigli comunali in Inghilterra la sconfitta del Labour è stata pesante. Infatti al momento in cui scriviamo con il 90% degli consigli i conservatori si ritrovano 293 consiglieri in più con 11 consigli conquistati, mentre i laburisti perdono 245 consiglieri e 7 consigli. Un balzo in avanti lo fanno i Verdi che aggiungo 68 consiglieri ai 52 che avevano. I liberaldemocratici tengono perdendo solo 16 consiglieri.

Scozia
Sono le votazioni in Scozia (64% di affluenza) che però potranno avere le conseguenze maggiori sul Regno mettendo a rischio l’unione con l’Inghilterra dopo oltre 300 anni. Infatti il Partito nazionale scozzese (SNP) favorevole all’indipendenza (respinta nel referendum del 2014) ha stravinto le elezioni conquistando 64 seggi, uno in meno alla maggioranza assoluta. In aiuto ai nazionalisti potrebbero arrivare gli 8 seggi dei Verdi che anche in Scozia hanno fatto dei passi da gigante. Definite come un “responso campale” dalla Prima ministra e leader dell’SNP, Nicola Sturgeon alla vigilia queste elezioni, ora ha subito dichiarato che vuole un secondo referendum per l’indipendenza. Nel discorso a Glasgow ha detto che “dato l’esito di queste elezioni, semplicemente non c’è alcuna giustificazione democratica per Boris Johnson o chiunque altro cerchi di bloccare il diritto del popolo scozzese di scegliere il nostro futuro“. Boris Johnson attenuando i toni ha invitato Sturgeon e Drakeford, il premier del Galles, ad un incontro.

In Scozia hanno giocato in favore degli nazionalisti sia l’uscita dall’Unione Europea (alla Brexit era contraria la stragrande maggioranza) sia un buon giudizio sulla gestione della pandemia e perché no an\che un’evidente avversione verso i conservatori e il premier Johnson.
La Sturgeon è determinata ad andare avanti e se, come probabile, Johnson si opporrà all’approvazione del secondo referendum si finirà davanti alla Corte Suprema.

Galles
Nel Galles i 2,3 milioni di aventi diritto hanno votato per l’elezione del 60 membri del Senedd (parlamento, in gallese) che fino allo scorso anno si chiamava National Assembly of Wales. I sondaggi all’inizio della campagna elettorale davano una vittoria poco più che risicata, invece i laburisti hanno portato a termine una corsa straordinaria ottenendo un risultato eccezionale: 30 seggi, uno in meno dalla maggioranza assoluta e questo potrebbe consentire un governo di minoranza senza alleati. La vittoria di Mark Drakeford, il leader del Labour gallese, è probabilmente legata ad una gestione attenta e bilanciata della pandemia. I Tories si fermano a 16 seggi, mentre il partito nazionalista gallese Plaid Cymru ottiene 13 seggi, solo due in più, segno comunque di una vitalità del sogno indipendentista anche se niente di paragonabile alla realtà della Scozia.

Londra, Manchester e Liverpool
Risultato scontato a Londra dove Sadiq Khan il sindaco laburista uscente è stato rieletto sconfiggendo il conservatore Shaun Bailey. Anche nella Grande Manchester Andy Burnham il sindaco laburista uscente è stato rieletto con oltre il 67% dei voti e non avendo paura di opporsi al governo centrale. Il sindaco “ha fatto campagna elettorale puntando su autobus migliori e un sistema di trasporto pubblico simile a Londra; un ufficiale di polizia nominato e contattabile per ogni residente, migliori case e posti di lavoro e la promessa che l’area metropolitana di Manchester diventi a zero emissioni di carbonio entro il 2038”. Con una piattaforma politica simile nell’area metropolitana di Liverpool, Steve Rotheram è stato rieletto con il 58,3% nonostante le inchieste a carico del sindaco della città di Liverpool Joe Anderson adesso sostituito dalla prima sindaca nera, Joanne Anderson.
Pasquale Esposito

[1] Jonathan Freedland, To win back working people, Labour should learn from Joe Biden, 7 maggio 2021
[2] Helen Pidd, Andy Burnham reelected mayor of Greater Manchester, 8 Maggio 2021

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: