Elezioni Sudafrica: sconfitta storica dell’Anc e del presidente Zuma

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La sconfitta dell’African National Congress costringerà il Sudafrica, parafrasando il titolo di un articolo del politologo Thomas Lesaffre, a reinventare la sua democrazia [1]. Le elezioni amministrative che si sono tenute lo scorso 3 agosto rappresentano un punto di svolta da quando Nelson Mandela e il suo Anc misero fine al regime dell’apartheid e conquistarono il potere nel 1994.
Mmusi Maimane, il leader di Alleanza democratica (Da) alla chiusura del voto ha affermato, in un’intervista radiodonica, «le consideriamo elezioni del cambiamento,  perché crediamo siano state un referendum su Jacob Zuma [presidente del Sudafrica, ndr] su base nazionale, ma anche un referendum sul futuro del Sudafrica» [2].
I principali avversari dell’Anc sono l’Alleanza democratica e il partito dei Combattenti per la libertà economica (Eff). Il primo, originariamente partito dei bianchi e tra questi diffuso, ma che dal 2015 ha eletto come capo il trentaseienne Mmusi Maimane, primo leader nero, che ha iniziato a parlare anche alle comunità nera e meticcia facendo una campagna contro il sistema di corruzione e su un’economia allo sbando, disoccupazione inclusa.
Il secondo è di recente formazione, partito di sinistra con accenti marxisti con a capo Julius Malema, ex leader della Gioventù dell’Anc da dove è stato allontanato da Jacob Zuma con il quale è ai ferri corti.

A queste elezioni sono andati a votare oltre 27 milioni di sudafricani (più del 55% donne) per scegliere gli amministratori di 278 comuni. L’affluenza alle urne è stat del 58% circa.
L’Anc ha ottenuto il 53,91% (oltre 16 milioni di preferenze) dei voti conquistando la maggioranza in 176 consigli di cui 161 con la maggioranza assoluta, la Da ha ottenuto il 26,89% (oltre 8 milioni di preferenze) primeggiando in 24 consigli  e in 19 detiene la maggioranza dei seggi, l’Eff con 8,2% (quasi 2,5 milioni di voti) e nessun consiglio con la maggioranza, il Partito Inkhata per la libertà (Ifp) con il 4,25% ha la maggioranza relativa i 7 e assoluta in 6, seguono diversi altri partiti tutti sotto l’1% [3].

L’Alleanza democratica ha la maggioranza relativa dei seggi nella capitale Pretoria (prossimamente verrà rinominata Tshwane) dove dal 1994 era l’Anc a governare. Ora uno dei due partiti dovrà dialogare con l’Eff che detiene 25 seggi utili ad entrambe per raggiungere la maggioranza assoluta. Per il momento il leader, Julius Malema ha detto che non farà accordi con l’Anc anche se è difficile pensare ad un’alleanza tra un partito si sinistra radicale e uno di natura liberale. A Johannesburg la situazione è simile anche se a parti invertite tra Anc e Ad. Saranno ancora una volta i seggi di Eff per poter governare. In un’altra metropoli sudafricana Port Elizabeth all’Alleanza democratica basteranno 4 seggi per guidare la città.
La sconfitta dell’Anc è arrivata fino a Nkandla, paese natale di Zuma e nell’area della simbolica Nelson Mandela Bay.

Le cause che hanno portato alla sconfitta del partito di Mandela e al formarsi di un sistema multipartitico sono facilmente individuabili, ma prima è il caso di ricordare un evento che probabilmente ha segnato la coscienza dei sostenitori dell’African national congress. Si tratta del «massacro di Marikana del 2012, in cui le forze di polizia spararono sui minatori in sciopero provocando diversi morti, ha segnato una prima rottura dei lavoratori con il partito al potere. Ne sono un chiaro emblema la perdita di numerosi iscritti al sindacato più grande del Paese, il National Union of Mineworkers (NUM), strettamente allineato con l’ANC» [4].
Le proteste e le manifestazioni per vari motivi non ultime quelle per l’aumento delle tasse universitarie sono una costante, quasi giornaliera, di questi ultimi tempi.

Dicevamo delle cause. L’Anc e il suo governo non ha saputo rispondere agli enormi problemi che vanno accumulandosi in Sudafrica dove c’è una povertà estesa e dove oltre il 20% della popolazione non riesce ad alimentarsi a sufficienza con soprattutto i neri a farne le spese (l’80% dei 54 milioni dei sudafricani), come se fosse passato invano un ventennio di dominio politico dell’Anc. La disoccupazione è superiore al 30% tra i neri e del 48% per quelli con età compresa i 20 e i 24 anni.
La maggior parte dei terreni e delle aziende resta nelle mani dei bianchi che rappresentano poco più del 10% della popolazione. Sebastian Spio-Garbrah, analista capo dei mercati di frontiera africani afferma che «mentre le classi medie sono arrabbiate per l’incompetenza del governo e la corruzione, le classi lavoratrici sono economicamente frustrati dalla mancanza di posti di lavoro» [5].
L’incompetenza del governo ha portato il paese ad un crisi economica del paese che nel 2016 non crescerà e la valuta è vicina all’essere considerata spazzatura.
Un’altra causa è certamente la corruzione che cha coinvolto il partito e che ha visto anche il presidente Jacob Zuma quando è «finito sulle cronache dei media di mezzo mondo per uno scandalo a sei zeri che gli è costata ad aprile scorso una mozione di impeachment – da cui si è salvato – per violazione della costituzione dopo che la Corte Costituzionale lo ha condannato alla restituzione di migliaia di dollari di fondi pubblici utilizzati per la ristrutturazione della sua residenza privata di Nkandla» [6].
Se non fosse per il potere clientelare che si fa sentire nelle piccole municipalità e nelle campagne l’Anc avrebbe subito una débâcle totale.
Pasquale Esposito

[1] Thomas Lesaffre,  “L’Afrique du Sud post-Mandela réinvente sa démocratie”, http://www.jeuneafrique.com/347732/politique/lafrique-sud-post-mandela-reinvente-democratie/, 8 agosto 2016
[2] Emma Graham-Harrison, “Voters deliver stinging rebuke to ANC in South African election”, https://www.theguardian.com/world/2016/aug/04/south-africans-deliver-stinging-rebuke-to-anc, 6 agosto 2016
[3] http://www.elections.org.za/content/Default.aspx
[4] Marcella Esposito, “Il Sudafrica si prepara alle elezioni amministrative tra le proteste”, http://www.ilcaffegeopolitico.org/44568/sudafrica-elezioni-amministrative-proteste, 27 luglio 2016
[5] Emma Graham-Harrison, ibidem
[6] Rita Plantera, “Urne aperte per il voto, referendum su Zuma”, http://ilmanifesto.info/urne-aperte-per-il-voto-referendum-su-zuma/, 4 agosto 2016

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