Elezioni Svezia. La fine della socialdemocrazia e la vittoria della xenofobia?

Svezia parlamento Riksdag
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L’onda razzista e xenofoba rischia di allagarsi anche alla Svezia, portandosi dietro inevitabili conseguenze sull’Europa. Ci sono alle porte le elezioni del 2019 che allargherebbero il fronte contro Bruxelles ma soprattutto perché si prospetta la richiesta di un referendum per la Swexit da parte dei Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna, SD).

Alle elezioni del 9 settembre tutti i sondaggi li danno in grande ascesa. Sono guidati dal giovane ed elegante Jimmie Akesson il cui arrivo nel partito è degli anni Novanta «quando avevano [i DS, ndr] ancora radici nelle passate correnti filonaziste di Stoccolma, nella supremazia bianca e nel nazionalismo nordico. È stato lui a sdoganare il partito, a mettergli il doppiopetto. Con Jimmie e la sua Louise accanto gli SD si sono distanziati dall’ultradestra delle sfilate in uniforme. E hanno gettato nel cestino il simbolo storico, una fiamma coi colori nazionali che evocava quella del Front National francese o del vecchio MSI italiano. Adesso logo, bandiera e colori sono fiori gialli su un tranquillizzante sfondo blu, i colori nazionali» [1].

La loro ascesa per alcuni potrebbe portarli a superare i Socialdemocratici, il partito più votato nella storia politica svedese, ma Patrik Öhberg, esperto di politica svedese dell’Università di Göteborg sembra andare oltre dicendo «quando parliamo di Svezia e di altri paesi scandinavi li associamo alla socialdemocrazia”, afferma Patrik Öhberg, esperto di politica svedese dell’Università di Göteborg. “Ma sembra che questa era stia per finire. Siamo piuttosto diventati un paese come tutti gli altri. Il baluardo della socialdemocrazia forse sta per crollare. Sta succedendo qualcosa di grande, qui» [2].

Difficilmente accadrà che vadano al potere perché il sistema elettorale di questa monarchia costituzionale parlamentare prevede che i 349 parlamentari che compongono il Parlamento (Riksdag)vengano eletti con un sistema proporzionale su liste di partito a livello sia regionale, per i partiti maggiori, che nazionale. Non solo ma al momento non è facile una collaborazione con i Democratici Svedesi. Va anche detto che pur avendo, nel tempo, allontanato dal partito gli elementi più estremisti «continuano a esserci periodicamente casi di dichiarazioni razziste e violente dei suoi esponenti: lo scorso novembre un politico locale si dovette dimettere dopo aver detto che i musulmani non erano interamente umani. Ancora più recentemente, un parlamentare ha detto che gli ebrei e i sami (cioè i lapponi) non sono davvero svedesi» [3].

Evidentemente il grimaldello usato per scalare le posizioni è stato il tema dell’immigrazione, collegandolo anche al terrorismo come accaduto lo scorso anno quando un uzbeko legato all’Isis ha ucciso quattro persone a Stoccolma, nonostante l’attuale governo guidato da Stefan Löfven del Partito Socialdemocratico insieme ai Verdi abbia fatto marcia indietro sulle posizioni di apertura emanando disposizioni che frenano il fenomeno e rimpatriano più facilmente. Non sono più i tempi di quando nel 2015 la crisi dei rifugiati in Europa portò la Svezia ad accogliere addirittura 163.000 richiedenti asilo.

Probabilmente l’accelerata dei movimenti svedesi nazionalisti, anti-immigrazione e contro l’Europa è favorita dallo sfruttamento di episodi di violenza che si sono verificati spesso nelle periferie delle grandi città e che in qualche caso ha visto l’utilizzo di granate. Ma come accade in altri paesi, Italia compresa, non ci sono dati che confermino l’esplosione della criminalità come ha spiegato alla rivista Politico il capo della polizia svedese e cioè che «il numero di omicidi nel paese è pressoché costante, e rimane intorno ai 100 all’anno, e non ci sono cosiddette “no-go zones”, cioè zone delle città di cui le forze dell’ordine hanno perso il controllo, come invece è stato raccontato all’estero. I sondaggi mostrano che la paura degli elettori per la criminalità è aumentata, nonostante gli omicidi siano rimasti stabili: 113 nel 2017, 106 nel 2016 e 112 nel 2015. Si stima che oltre un terzo degli omicidi avvenga in relazione alla violenza tra le gang, in guerra tra loro e con la polizia per il traffico di droga o per lo sfruttamento della prostituzione. Ma secondo diversi studi, i responsabili di queste violenze sono figli di immigrati, che hanno sempre vissuto in Svezia, e che quindi non sono arrivati nei flussi più recenti» [4].

Comunque bisognerebbe a comprendere bene una crescita così ampia di opinioni anti immigrati, in un paese dove le condizioni economiche e sociali restano ottime e la Svezia è uno dei dieci paesi più felici al mondo. Sverker Gustavsson, scienziato politico dell’Università di Uppsala ha detto che potrebbe essere riconducibile al «malcontento popolare e con la crescita delle aspettative: si ritiene che la politica non riesca a garantire quanto dovrebbe garantire» [5].

Tutti i sondaggi danno in calo i Socialdemocratici e l’unica speranza che hanno di mantenere la guida del paese è un’avanzata di pari entità dei Verdi che dovrebbero sfruttare l’essere riusciti ad imporre come definitivo il tema del cambiamento climatico. Ma al momento le probabilità che accada sono scarsissime, come che possa entrare in coalizione il Partito della Sinistra, finora all’opposizione, accreditato di un 10% nei sondaggi. In calo anche il Partito Moderato che ha governato per otto anni fino al 2014 e questo, nonostante la rincorsa a destra delle posizioni dei Democratici Svedesi. Il Partito Moderato, azionista di maggioranza dell’Alleanza, il gruppo di centrodestra composto anche dal Partito di Centro, Liberali e Cristiano Democratici, si presenta da solo per poi, se ci dovessero essere i numeri, tornare a capo del governo con la sua leader Anna Kinberg Batra.
Pasquale Esposito

[1] Andrea Tarquini, “Jimmie Akesson, il leader sovranista che il 9 settembre potrebbe vincere le elezioni svedesi”, http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/28/news/jimmie_akesson_il_leader_sovranista_svedese_che_il_9_settembre_potrebbe_vincere_le_elezioni_svedesi-205091973/, 28 agosto 2018
[2] Chris Harris, “Elezioni in Svezia: l’immigrazione favorirà i partiti di destra?”, http://it.euronews.com/2018/08/22/elezioni-in-svezia-cose-da-sapere-populismo-democratici-svedesi, 22 agosto 2018
[3] “Le elezioni in Svezia saranno un film già visto?“, https://www.ilpost.it/2018/09/01/elezioni-svezia/, 1 settembre 2018
[4] “L’estrema destra si sta prendendo anche la Svezia”, https://www.ilpost.it/2018/07/15/svezia-crescita-estrema-destra-immigrazione/, 15 luglio 2018
[5] Chris Harris, ibidem

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