Elezioni Ungheria. La politica anti-immigrati fa il pieno.

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Qualcuno alla vigilia del voto aveva detto che un’eventuale alta affluenza alle urne avrebbe potuto essere un indicatore del rischio che Viktor Orbán, il presidente uscente, non raggiungesse risultati eccezionali come in passato. Non è andata così, quasi il 70% degli ungheresi è andato al voto, provocando anche file davanti ai seggi, e il FideszUnione civica ungherese, il partito di Orbán, insieme al Partito popolare Cristiano democratico hanno ottenuto il 49% assicurando ancora una volta la maggioranza qualificata all’Assemblea nazionale.

Siamo al terzo mandato del leader di destra xenofobo che Matteo Salvini spera di incontrare da presidente del Consiglio. È certo che continui ad adottare qualsiasi provvedimento utile a perpetrare la sua causa e il suo potere, come ha già fatto in passato modificando la Costituzione in senso autoritario e adottando provvedimenti contro la libeertà di stampa.
Questa vittoria è anche frutto di una legge elettorale, voluta da Orbán stesso, che prevede un sistema uninominale per la maggioranza dei seggi ed è il risultato di un controllo quasi totale dei media da parte del governo che da mesi inondavano di messaggi sulla difesa dell’Ungheria e degli ungheresi dalle invasioni di migranti. Non dimentichiamo che Orbán, in piena Europa, ha costruito muri ai confini con Serbia e Croazia per difendersi dall’invasione, in particolare di migranti musulmani. Il paradosso è che l’Ungheria, nonostante si sbandierino risultati economici positivi, continua a veder centinaia di migliaia di giovani lasciare il Paese.
Ma evidentemente è anche il messaggio contro l’immigrazione continua a far presa sugli elettori e non solo in Ungheria. Del resto, pur aver attenuato i suoi toni e comportamenti razzisti sui migranti, Jobbik e il suo leader il trentanovenne Gábor Vona sono stati il secondo partito a queste elezioni con il 20% dei voti, risultato che non è stato ritenuto sufficiente dal suo stesso leader che si è dimesso.
L’altro messaggio che continua ad avere una fortissima presa è l’nti-europeismo per cui Bruxelles è visto come il luogo dove si trama ai danni delle classi meno abbienti e dove lavorano burocrati che vivono fuori dalla realtà.
E a poco sono serviti i tentativi di screditare il leader e il suo partito attraverso le accuse di corruzione che pure esiste. Nemmeno il nuovo nemico di Orbán, Simicska uno degli uomini più potenti in Ungheria e proprietario del Magyar Nemzet, uno dei quotidiani più letti con le sue “inchieste” su eventuali traffici e riciclaggio hanno scalfito la fiducia nel presidente uscente.

Al terso posto con il 12% dei voti troviamo dalla coalizione tra il Partito socialista e il partito ecologista Dialogo per l’Ungheria capeggiata da Gergely Karácsony che pure lui si è assunto la responsabilità degli scarsi risultati, annunciando le sue dimissioni.

Non è raro trovare, anche nel nostro paese, posizioni che spiegano la lunga vita politica di Orbán anche con i suoi successi in politica economica. Ma se è vero che l’Ungheria cresce economicamente e il tasso di disoccupazione sia al 3,8%, è altrettanto vero che in questa occupazione c’è di tutto compresi lavori a bassissimo salario, lavoratori per pochi giorni o coloro ai quali lo Stato passa uno stipendio mensile di 130 euro per fare semplici lavoretti (e per votare per il Orbán ?). E non è un caso se l’Ungheria resta uno dei Paesi con il Pil pro capite più basso all’interno dell’Europa orientale.
E non va dimenticato il sistema di corruzione che con i suoi mandati si è allargato, «cinque tra gli amici più stretti dello stesso Orbán hanno ottenuto complessivamente il 5 per cento dei contratti statali per un totale di 2,5 miliardi di euro» [1].

E come ha scritto Shaun Walker, secondo molti osservatori è sempre più difficile che l’Ue riallinei l’Ungheria di quanto non accadi il contrario,  «sebbene il linguaggio politico di Orbán sia di estrema destra, il suo partito Fidesz è a Bruxelles, in un gruppo di centro-destra che include il partito dell’Unione Democratica Cristiana di Angela Merkel» [2].

Pasquale Esposito

[1] “Quello di Viktor Orbán è veramente un miracolo economico?”, https://www.ilpost.it, 7 aprile 2018
[2] Shaun Walker, “Hungary’s liberals brace for a torrid four years after Orbán’s landslide”, https://www.theguardian.com, 9 aprile 2018

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