Elezioni USA – Midterm 2018. La politica di Trump per vincere

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Nel suo editoriale su Le Monde Diplomatique, Serge Halimi spiega come queste elezioni di Midterm, rispetto al passato, segneranno «una nuova fase della polarizzazione politica negli Stati Uniti – questo turbine che da due anni ha aggravato la destabilizzazione dell’ordine internazionale. Quel voto deciderà la sorte dell’inquilino della Casa Bianca, che dal canto suo è ben deciso a ripresentarsi nel 2020». Salvo concludere che nulla cambierà per l’americano medio convito che il sistema è truccato ai loro danni e in questo «repubblicani e democratici si trovano d’accordo – e con ragione, dato che il loro regime comune è l’oligarchia» [1].

Negli Stati Uniti sembra esserci anche una polarizzazione nella società che, nel pieno rispetto della tradizione americana fatta di violenza politica, faccia salire la tensione. Quella che Federico Rampini chiama “strategia della micro-tensione” e che in queste ore sta riguardando solo democratici «e di preferenza “nemici designati” di Donald Trump, bersagli dei suoi attacchi via Twitter» e conclude sostenendo che dopo “anni pacifici” nel campo della violenza politica interna ma «la giornata di ieri appare in questa luce piuttosto come un’anomalia, un’America che torna a giocare con la violenza politica contro i politici stessi. Di certo l’atmosfera è contaminata, non dall’antrace, ma dalle parole»[2].

Dopo gli altri pacchi bomba di oggi Trump è uscito a suo modo allo scoperto accusando il mondo dell’informazione che aizzerebbe lo scontro. Mentre tra molti Repubblicani, a cominciare dal Senatore del Texas Ted Cruz, si va diffondendo la tesi che un attacco terroristico contro i leader democratici è diventato un complotto mediatico contro il presidente prima delle elezioni [3].
Del resto esasperare gli animi può pagare e bene come nel caso dell’elezione di Kavanaughha a giudice della Corte Suprema che ha di fatto rinsaldato le fila repubblicane intorno alle tesi dell’area più religiosa, come ha spiegato lo stesso Rampini.

Trump in questo momento vede il risollevarsi dei sondaggi grazie alla linea dura contro i migranti e prova a cavalcare l’onda perché in caso di una larga vittoria dei democratici non solo diventerebbe un’”anatra zoppa”, ma rischierebbe l’impeachment.
E così ha detto che manderà l’esercito al confine con il Messico per fermare le diverse migliaia di migranti centroamericani in marcia verso gli Stati Uniti e iniziata tra Guatemala, Honduras e El Salvador. Il presidente americano ha anche dichiarato che taglierà i fondi ai paesi di provenienza dei migranti.

Per provare a non perdere queste elezioni di Midterm ha anche tirato fuori, quasi dal nulla, soluzioni legislative (o promesse elettorali) per allargare l’elettorato a suo favore. È il caso ad esempio della riduzione delle tasse alla classe media del 10% sostenendo di farlo prima delle elezioni ma dopo si è corretto parlando del dopo anche se i repubblicani affermano di non avere una tale legislazione tra la programmazione dell’Assemblea e alla Casa bianca non se ne sa nulla.
Inoltre Trump ha detto di voler rivedere i costi dei farmaci pagati dal Medicare che sarebbero gonfiati: «Per decenni, altri paesi hanno truccato il sistema in modo che i pazienti americani paghino molto di più … per lo stesso farmaco», ha detto il Presidente in occasione di un suo intervento al quartier generale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) a Washington. Secondo l’HHS i risparmi ammonterebbero a 17 miliardi di dollari [4].

Ma forse i repubblicani e Trump proveranno a vincere anche con quell’arma che fa da sempre gli Stati Uniti un democrazia liberale inattuata. Il sistema elettorale che da sempre impedisce una partecipazione al voto universale. Un sistema che non è stato mai cambiato radicalmente nella direzione dell’universalità ed in particolar modo per l’iscrizione alle liste elettorali. E che ha fatto comodo all’oligarchia che governa il paese. Quello che accade lo racconta Anna Lombardi nel suo articolo sul voto in Georgia dove si affrontano l’afroamericana Stacey Abrams e lo sfidante Brian Kemp che si contendono il seggio per pochi voti, secondo i sondaggi. Ma «in quanto Segretario di Stato, la persona incaricata di vegliare sulla regolarità del voto in Georgia sia proprio il candidato repubblicano Kemp: che forte della sua carica che ricopre dal 2012 ha cancellato il diritto di voto ad almeno 1,4 milioni di georgiani. Seicentomila solo nel 2017 secondo dati dell’Associated Press. Fino ad approvare una nuova legge, solo poche settimane fa che pretende “corrispondenza esatta” tra la trascrizione del nome sul modulo di registrazione e i documenti ufficiali di ciascuno. Una regola che ha privato del diritto di voto almeno altre 53 mila persone, afroamericane nel 70 per cento dei casi» [5].
Pasquale Esposito

[1] Serge Halimi, “La democrazia in Nord America”, Le Monde Diplomatique – il manifesto, ottobre 2018, pag. 1
[2] Federico Rampini, “Bombe a democratici e Cnn. Sotto accusa l’odio di Trump”, la Repubblica, pag. 8, 25 ottobre 2018
[3] Andrew Restuccia e Gabby Orr, “GOP sees new bomb scare victim: Trump”, https://www.politico.com/story/2018/10/25/trump-gop-bomb-scare-940825, 25 ottobre 2018
[4] Berkeley Lovelace Jr., “Trump outlines new plan to lower Medicare drug prices, end ‘rigged’ system”, https://www.cnbc.com/2018/10/25/trump-says-medicare-to-negotiate-lower-drug-costs-to-end-rigged-system.html, 25 ottobre 2010
[5] Anna Lombardi, “Georgia, l’avvocatessa afroamericana contro il fedele di Trump sulla soppressione di voto alle minoranze”, https://www.repubblica.it/dossier/esteri/elezioni-usa-midterm-2018/2018/10/24/news/georgia_l_avvocatessa_afroamericana_contro_il_fedele_di_trump_sulla_soppressione_di_voto_alle_minoranze-209823256/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P9-S1.4-T1, 24 ottobre 2018

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