Eloisa Atti, Edges

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La colonna sonora di una di quelle giornate trascorse a leggere un romanzo americano di qualche decennio fa, intervallato da sorsi abbondanti di bourbon che aiutano a fare il punto dell’incrocio delle storie. Questo è l’immagine di Edges il disco auto prodotto da Eloisa Atti, mixato dal leggendario Craig Schumacher (Calexico, Devotchka, Neko Case) e si sente. Delle dodici canzoni messe insieme in dieci anni solo Without you e Sleepy man sono cofirmate da Marco Bovi.

copertina album Edge di Eloisa AttiDi suoni americani è pervaso tutto l’album dove scorrono alternandosi o mescolandosi country, folk, blues, jazz che restituiscono le atmosfere di tanta arte americana. È un quadro acustico che viene fuori, ma elegantemente sofisticato per il mix allargato di strumenti, per la qualità della band che l’accompagna e la sua voce che naturalmente tiene i diversi registri.
Withou You è un dolcissimo brano easy listening con lievi sfumature jazz che dà la possibilità a Eloisa di esprimere il suo bel cantare, ricordando in qualche momento Nora Jones per la rilassatezza che trasmette all’ascoltatore.
And so here I am,
on a Sunday morning,
with nothing to do,
but lying in my bed all alone

 

Forse l’unico brano che esce fuori dal sentiero che caratterizza il disco è The Careless Song dove gli orizzonti si squadernano per avvicinarsi al trip-hop con chitarre dilatate, tappeti sonori, segmentazioni progressive e con un finale in spazi aperti e la sua voce in crescendo chiude una bella prova. Una canzone che parla di confini, «quelli che ci racchiudono nei nostri spazi vitali angusti, che ci fanno sentire protetti e soddisfatti, anche da una vita che è umanamente e spiritualmente insufficiente e ci hanno disabituati alla ricerca del contatto con l’esterno», come dice lei stessa.
The minimum loss
The minimum cost
The minimum pain
and only a few to blame

Eloisa Atti foto Carlo Cassanelli

Mentre un country tradizionale e popolare lo troviamo nella veloce Cry cry cry dove fa bella comparsa l’organo elettrico, il jazz è il suono di Rest of Me, una lenta ballata tra note di pianoforte, movimenti di contrabbasso e spazzole che accarezzano la batteria.
Per ritornare all’immagine iniziale dobbiamo ascoltare Herry’s song, una canzone a stelle e strisce che racchiude un livello di arrangiamento notevole e spunti creativi che ti obbligano a lasciar perdere quello che stavi leggendo, specie nel finire quando si trasforma in un rock in campo aperto e gli applausi sono meritati.
On the moon there was a man
with ten fingers on each hand
and a long white beard for, as we’re told,
he was seven hundred years old.

Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

la foto di copertina è di Mauro Bastelli

genere: jazz e altro
Eloisa Atti
Edges
etichetta: Alman Music / Strade Blu Factory / Self
data di uscita: 23 febbraio 2018
brani: 12
durata: 53’14”
album: singolo

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