Elvira Seminara: I segreti del giovedì sera (recensione semiseria con lettera all’autrice)

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Un gruppo di amici e i loro incontri: vite, racconti, desideri e paure che si incrociano. Il tempo è passato e sono state superate tutte le soglie della vita.
Ed ora il futuro è ancora una volta tutto da inventare.

Quante certezze sono venute meno? Quanta ideologia è passata sotto i ponti? Quali strumenti abbiamo ancora a disposizione per scrutare e progettare un futuro inatteso? Si tratta di trovare ancora un modo per interpretare la vita e i personaggi che potremmo essere.

Citazione 1
Il pomeriggio del 26 settembre Miriam è spuntata coi capelli bianchi e cortissimi. Eravamo in quella sala da tè in corso Italia di cui non ricordo il nome, al tavolino tondo all’angolo che ci faceva sentire più raccolte. Lei che è sempre puntuale secondo me ha ritardato apposta, a enfatizzare la sorpresa.

I muri sono caduti e le ideologie sono state considerate morte; non ci sono più i partiti e i grandi movimenti; il mondo non è più quello di una volta: e questo è vero in assoluto.
Non ci sono più le mezze stagioni: questa affermazione è stata salutata per decenni come una banalità. Il cambiamento climatico la rende, però, oggi necessaria e segno di un incerto divenire. Sono stati inventati nuovi modi di vivere e nuovi bisogni hanno conquistato la scena. La vita media si è allungata e non è facile capire che cosa sia la mezz’età. Insomma, il mondo è cambiato a tutta velocità.
Ed eccola lì una generazione che sta nel mezzo del passaggio, del varco, della soglia, dell’estremità.
La sua voce, le sue voci ci raccontano di una fatica eterna dell’umanità quando i tempi stanno cambiando, e indietro non si può tornare, e avanti sembra davvero faticoso protendersi.

Citazione 2
Mauro sei mesi fa si è operato agli occhi. Era miope da bambino, gli mancavano otto decimi, ma con l’intervento ha riparato il danno e non gli servono più gli occhiali – tranne quelli da presbite, al bisogno.

Poi viene la capacità di Elvira Seminara di usare le parole con cura e precisione; aggettivi che ci colpiscono e si fanno traccia di una realtà ulteriore, prossima e appena intravista nel suggerimento dell’autrice. E così il mare e la montagna – ci troviamo a Catania – sono parte integrante della vita: respirano, comunicano, invitano, respingono. Ci sono amici o nemici a seconda dei giorni e delle stagioni. Ci sono abitudini, vezzi, sospiri e tagli di capelli che servono a sentirsi ancora pronti a vivere; ci sono malattie inattese che scompaginano il quadro. Sembrerebbe tutto leggero e spiritoso; sembrerebbe soltanto, perché somiglia molto alla fatica di inventarsi ancora la vita.
Gli amici si incrociano e si confrontano con una ambigua confidenza: ad un tempo il tempo che li lega, li avvicina e li allontana. Ognuno ha una novità in serbo perché è stato sorpreso dalla vita che ancora gli avanza. In un’altra epoca e in un altro tempo, la soglia dei sessant’anni avrebbe indicato il cammino ancora mancante e avrebbe chiamato ad un bilancio che, pur nella sua approssimativa riuscita, avrebbe concesso una pausa e un poco di riposo. Ora, quando il tempo sembra aver cambiato passo, non c’è riposo, non c’è pace: ancora il tempo sembra lungo e potente e ancora c’è qualcosa da investire e progettare; ancora si può invertire la rotta e scoprire nuovi amori, nuovi sapori, nuovi modi dell’essere.

Citazione 3
Alle spalle di Pietro, in fila nel suo studio, mi guardano sempre una gatta col cappello di paglia e il vestito a fiori; un cocker col cilindro e lo sparato bianco, e un bassotto con cravatta e bastone da passeggio. Le pareti sono tappezzate di quadri con cani e gatti, ma anche cervi, vestiti con ricercatezza, perché lui diffida dell’arredo asettico negli studi degli analisti, anzi le sue bestie trasognate, dice, stimolano la fantasia dei pazienti.

I nostri amici stanno lì, nel confronto dell’uno verso l’altro, con la spigolosità di uno specchio deformante, e si scrutano e si odorano e si amano: la vita è divenuta una corsa solitaria o c’è ancora qualche progetto comune?
La follia più grande del tempo non è tanto o soltanto la pretesa di cambiare il mondo; avevano la pretesa che nulla li avrebbe mai cambiati e nulla sarebbe mai cambiato nelle loro relazioni. Oggi sanno tutto di chi li accompagna e scoprono che non ne hanno mai saputo abbastanza.
Si direbbe che gli amici del giovedì sera siano sorpresi e perplessi, ad un tempo: sorpresi perché la vita ancora chiama, i sensi ancora incidono e così via; perplessi perché è difficile capire quanta energia e quanta salute restano ancora.
In fondo, gli uni chiedono agli altri se si può ancora sognare, se non è troppo tardi per assaporare ancora qualcosa. Ecco che le parole di Elvira Seminara (Elvis) si allargano sempre più e coprono il mare e le stelle, l’amore e il dolore, i dolci e i cani: un intero mondo che sembra parlare e dirsi in un modo inatteso, nuovo e antico insieme.
Antonio Fresa

LETTERA
Egregia Elvira Seminara,
posso chiamarla più semplicemente Elvis come lei stessa lascia trapelare nel suo ultimo romanzo?
Ho letto e riletto il suo libro e mi sono chiesto perché sia accaduto ciò. Forse non capivo bene? Forse inseguivo qualcosa?
Un vago senso di imbarazzo e una paura improvvisa mi hanno svelato l’arcano. Si parla tanto di controllo sulle nostre vite e di possibilità, con i moderni mezzi informatici, di tracciare, controllare e ascoltare le nostre vite.
La paura saliva come conseguenza dello stesso atto del leggere: Elvira Seminara (Elvis) aveva spiato le nostre vite e le nostre conversazioni con gli amici?
Ci aveva seguito passo dopo passo, mentre ci misuravamo con la nuova età che si apriva davanti ai nostri occhi (con occhiali) e ai nostri muscoli costretti ad azioni sempre più complesse?
Eravamo sulla soglia di una nuova età (della nostra vita) che corrisponde più o meno all’apparire all’orizzonte di una nuova epoca (del mondo) e noi ci chiedevamo – perplessi? stanchi? incuriositi? – se era il caso di preoccuparci o continuare a pensare ai fatti nostri.
Noi, cara Elvis, non eravamo i suoi personaggi ma abbiamo capito che lei aveva tanto da dirci e tanto ci aveva fatto capire di noi. Un saluto rispettoso.
AF

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