Emergenza ambientale. Dal vuoto a rendere al riciclaggio

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Il solo riciclaggio non salverà il Pianeta. Non ci salverà da una valanga di rifiuti che già da tempo è finita amche nella catena alimentare. Lo abbiamo scritto più volte su queste pagine. La prima cosa da fare è mettere mano al modello produttivo e di consumo a cui siamo da tempo abituati. Un’altra attività è quella di aumentare il riciclaggio dove serve e accompagnarlo o sostituirlo dove non servirebbe. Enzo Favoino, Ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza spiega che «oggi in Italia, stando agli stessi dati 2017 di Corepla relativi a tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati. Altri 4 vengono bruciati negli inceneritori. I restanti 2 vengono immessi in discarica o dispersi nell’ambiente» e quindi precisa «la direzione principale per affrontare il problema è la drastica riduzione del ricorso alla plastica e la riprogettazione di imballaggi nella direzione della durevolezza e riusabilità prima ancora che della riciclabilità» [1].

Qualche passo lo si è fatto come in Europa dove si sta recependo la direttiva relativa alla plastica monouso ma non sarà facile scardinare l’uso della plastica e ancor meno degli imballaggi inutili.  Lo si capisce dalla lettera, arrivata durante l’approvazione della direttiva, ai ministri europei dei «vertici delle multinazionali Coca-Cola, Danone, Nestlé e PepsiCo [chiedeva] un dietrofront sulla misura relativa ai tappi delle bottiglie di plastica [..]. Una norma vincolante e obbligatoria che, se approvata, prevedrà l’addio alle bottiglie così come le acquistiamo oggi, con il tappo separato e staccabile. Dovrà invece essere attaccato al contenitore in plastica» [2].

L’industria della plastica e dell’imballaggio non si tireranno indietro facilmente. Vale la pena ricordare come, di fatto, il riciclaggio sia stata un’invenzione delle aziende per difendere l’abbattimento dei costi che si ottiene eliminando il riuso del contenitore. In un articolo di notevole pregnanza, anche per i suoi riferimenti alla vita psichica, Grégoire Chamayou, autore del saggio La Societé ingouvernable. Une généalogie du libélarisme autoritaire (La Fabrique, 2018), spiega come per biechi interessi aziendali negli USA si è passati dalla pratica del riutilizzo a quella del riciclaggio. Sono state campagne, poi fatte a livello nazionale, come quella a Los Angeles nel 1970.
«Di fronte alla minaccia di una regolamentazione [delle lattine e bottiglie usa e getta, ndr], il Glass Container Manufactures Institue (Gcmi, istituto dei produttori di contenitori di vetro) lanciò nel 1970 una grande campagna di relazioni pubbliche dotata di un budget di diversi milioni di dollari.Due giorni prima della Prima giornata della Terra, propose agli abitanti di Los Angeles un programma pilota di riciclaggio. Glia abitanti, mobilitati da associazioni, scuole e chiese partner furono invitati a riportare bottiglie e vasetti vuoti, ottenendo un penny per ogni libbra di vetro raccolto, in centri aperti appositamente» [3].
L’iniziativa ebbe successo e la stessa Gcmi fece partire altre iniziative su scala nazionale. Potevano esplodere i rifiuti. Il problema era diventato degli individui. «E così gli industriali, mentre smantellavano il sistema del vuoto a rendere, liberandosi dei costi del ritiro, e prendendo delle decisioni strumentalmente anti-ecologiche, facevano appello alla responsabilità ecologica dei consumatori. […] a partire dalle municipalità hanno dovuto investire e indebitarsi per finanziare le infrastrutture rese necessarie da una produzione esponenziale di rifiuti da parte delle famiglie» [4].
I cittadini non solo riciclano, ma alla fine ne pagano tutti i costi, nonostante quello del vuoto a rendere sia un sistema più efficiente perché produce meno rifiuti.
Sempre negli USA «mentre nel 1947 il 100% delle bibite e l’85% delle birre e erano vendute in bottiglie riutilizzabili nel 1971 questa percentuale era scesa a 50% e 25%» [5].
Ciro Ardiglione

[1] Rosy Battaglia, “Riciclare la plastica non salverà il Mediterraneo” https://valori.it/riciclare-la-plastica-non-salvera-il-mediterraneo/, 27 giugno 2018
[2] Ciro Ardiglione, “Plastica monouso: il Parlamento europeo al voto.”, https://www.mentinfuga.com/plastica-monouso-il-parlamento-europeo-al-voto/, 23 ottobre 2018
[3] Grégoire Chamayou, “E adesso, riciclate”, Le Monde diplomatique/ilmanifesto 1994-2019, 17 maggio 2019, pag. 10
[4] Grégoire Chamayou, ibidem
[5] Grégoire Chamayou, ibidem

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