Le energie rinnovabili avanzano, ma non basta

Pale eoliche energie rinnovabili
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Il futuro è green secondo Renewables 2020, l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che afferma che nei prossimi 5 anni la produzione di energie rinnovabili raddoppierà fino forse a superare quella del leader indiscusso da quasi mezzo secolo, il carbone.
Già nel 2020 quasi il 90% della nuova generazione di elettricità è pervenuta da fonti di energie rinnovabili, derivanti cioè da risorse naturali il cui sfruttamento non comporta un impoverimento della loro fonte di origine. Alcune, come il vento e l’acqua, perché per loro caratteristica intrinseca si rigenerano alla stessa velocità con cui vengono consumate, altre, come il sole, perché non sono esauribili in una scala di tempi in “ere geologiche”.

Insieme al risparmio energetico e all’uso razionale dell’energia, le Fonti Rinnovabili (FER) sono un elemento importante del circolo virtuoso che permette di produrre e sfruttare in maniera efficace ed efficiente energia pulita. Secondo il Rapporto, la capacità installata di solare è aumentata di 18 volte dal 2010 e l’energia eolica di 4 volte. Nel prossimo lustro la produzione garantita da queste fonti si espanderà quasi del 50% tanto da essere “in grado di superare il gas nel 2023 e il carbone nel 2024” [1].

L’ampliamento della produzione permetterà inoltre un consistente abbattimento dei relativi costi rendendo queste fonti sempre più attraenti per i nuovi investimenti nel settore. In questo anno dominato dall’emergenza sanitaria, che ha accelerato la chiusura delle vecchie infrastrutture di combustibili fossili ma rallentato la realizzazione di nuovi impianti per le rinnovabili, il mercato delle FER si è comunque dimostrato più resiliente rispetto a quello di gas e carbone che hanno visto una diminuzione nella richiesta di quasi il 5% contro l’aumento del 7% di energia generata da vento, sole ed acqua.

L’utilizzo quasi esclusivo di fonti rinnovabili non basta per poter esser certi di arrestare il riscaldamento globale. Gli interventi vanno diretti a cambiare il modello di produzione e consumo che attualmente è distruttivo per il Pianeta.

Il 2020, che sarà purtroppo ricordato come l’anno della pandemia da coronavirus, doveva essere quello dell’ambizione sul clima e doveva veder crescere l’attenzione all’emergenza sul riscaldamento globale parte del panorama politico mondiale, ponendo obbiettivi sfidanti come quello del raggiungimento della neutralità climatica, il punto in cui le emissioni di gas ad effetto serra non superano la capacità della terra di assorbire tali emissioni, entro il 2050. Per arrivare a ciò le emissioni devono essere costantemente misurate e conseguentemente ridotte puntando proprio sulle energie rinnovabili, soprattutto quelle potenzialmente a minor impatto ambientale come le offshore “energia oceanica e da altre tecnologie emergenti, come l’eolico e il fotovoltaico galleggianti” [2]

L’obbligato rinvio a novembre del 2021 della COP26, la 26a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha purtroppo ritardato l’assunzione di responsabilità da parte dei potenti e rallentato la presa di decisioni importanti, come quella di porre fine ai finanziamenti governativi delle fonti fossili per reindirizzarli verso settori più green. Di contro però ha dato la possibilità al nuovo Presidente degli USA Joe Biden, di tornare a contribuire attivamente alla realizzazione dell’Accordo di Parigi (COP21) sottoscritto da Obama ma stracciato da Trump.

A quell’appuntamento anche L’Italia, già impegnata per la prima volta nella presidenza del G20, sarà chiamata a rivestire un ruolo importante quale co-presidente della conferenza insieme al Regno Unito, che ospiterà l’evento. Il nostro paese ha quindi l’opportunità di fissare l’agenda su cui i Paesi più sviluppati, coloro che producono l’80% del PIL mondiale, discuteranno del futuro del pianeta e dovranno dimostrare sostegno alla “next generation” non solo a parole. Non possiamo presentarci impreparati.

Un ruolo importante potranno rivestirlo anche i giovani in uno degli eventi preparatori che si terranno a Milano: “Nella Youth4Climate2020, 400 giovani provenienti da tutto il mondo potranno dare il loro contributo di idee e proposte, proseguendo la precedente esperienza positiva dello Youth Climate Summit del settembre scorso. Seguirà la Pre-Cop, che preparerà la strada ai negoziati finali di Glasgow“ [3].

Il riscaldamento globale è un problema di natura invasiva, la salute di tutto il Pianeta è legata a quella dell’uomo, come dimostrano per esempio gli oltre 60mila decessi l’anno in Europa per cause dovute all’inquinamento ambientale. Ed anche se un reale collegamento alla Covid-19 non è stato dimostrato, è indubbio che “chi respira abitualmente un’aria carica di inquinanti atmosferici, è a maggior rischio di contrarre infezioni respiratorie” [4].
Federica Crociani

[1] https://valori.it/energie-rinnovabili-superano-carbone-entro-2025/
[2] https://www.greenplanner.it/2020/11/23/energie-rinnovabili-offshore/
[3] https://www.ilsole24ore.com/art/il-ruolo-chiave-dell-italia-la-guida-cop26-e-g20-ADhCzEV
[4] https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/inquinamento-e-covid-19-che-cosa-sappiamo

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