Erika Stefani. Una ministra per la disabilità alla prova dei fatti

Erika Stefani ministra disabilità
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Ebbene sì. L’Italia ha un nuovo governo. Inizia l’era Draghi. Con il nuovo governo abbiamo anche una ministra per la disabilità, Erika Stefani in quota Lega.
Facciamo un po’ di storia.
Durante il governo giallo verde abbiamo avuto un ministero della famiglia e della disabilità.
Nel governo giallo rosso il primo ministro Conte aveva avocato a sé le problematiche legate alla disabilità.
Oggi con il governo incolore di Draghi per la disabilità abbiamo una ministra senza portafoglio.
In tutte e tre le posizioni recenti c’è un forte vulnus. Su tutte e tre le scelte ci sentiamo di esprimere forti perplessità.

Il governo giallo-verde.
Inserire le tematiche della disabilità accanto al ministero della famiglia significava un pesante passo indietro, riguardo ai tentativi di rendere il mondo della disabilità autonomo rispetto a quello della famiglia. Significava riaffermare che le due entità non potevano sussistere scisse, separatamente, l’una dall’altra. Era ribadire che la problematica disabilità era di stretta pertinenza della famiglia. Non è così. Non dovrebbe neanche essere necessario spiegare perché non deve essere la famiglia, in esclusiva o prioritariamente, a farsi carico della disabilità. È la società nella sua interezza a doverlo fare.
Il governo giallo-rosso.
Un primo ministro che decide di avvalersi di un ufficio tecnico sui temi della disabilità esprime una posizione debole. Non ci si può occupare della guida di un consiglio dei ministri, di un paese, in una congiuntura internazionale e nazionale così complessa come quella di oggi, e pensare di potersi occupare anche di questioni così delicate come quelle legate alla disabilità.

Veniamo all’oggi. Il governo Draghi. La scelta di affidare il ministero della disabilità a una ministra senza portafoglio, la dice lunga. Un ministero senza portafoglio è un ministero senza budget. Avrà pecunia sufficiente a malapena per spese di rappresentanza, per comprare carta, matite, e faldoni per gli uffici. Non avrà fondi per attuare progetti ad ampio respiro.
Non vogliamo comunque mettere il carro davanti ai buoi.
L’Italia ha una ministra per la disabilità. Saranno i fatti a decidere eventuale qualità o disvalore della ministra Erika Stefani.
Ci sono aspetti che nella vita delle persone disabili si frappongono al raggiungimento dell’autonomia. Ci sono sfide che ci piacerebbe vedere affrontate. Non sono sfide teologiche o ideologiche. Sono sfide concrete che, se affrontate e vinte, renderebbero la vita dei cittadini disabili vite in cui il diritto di cittadinanza sarebbe rispettato pienamente.

1) Vigilare affinché nella transizione digitale vengano attuate procedure di semplificazione per l’utilizzo di applicazioni e piattaforme, e vengano abolite le barriere per le persone disabili. Questo significa che le principali piattaforme devono essere accessibili e gestibili dalle persone non udenti, non vedenti, e dagli anziani. Questo potrebbe essere realizzabile averso l’istituzione di una patente, senza la quale, piattaforme, applicazioni, aziende, banche, istituzioni pubbliche e private non potrebbero operare nel digitale.
2) Far sì che gli uffici edilizi degli enti locali verifichino, soprattutto in caso di grandi ristrutturazioni, che le barriere architettoniche vengano abolite. Verifica da effettuarsi non soltanto con la visualizzazione dei progetti, ma anche attraverso visite in loco. Così da garantire accessibilità, agibilità, vivibilità, in autonomia, degli spazi.
3) Applicare la legge che prevede l’inserimento lavorativo delle persone disabili nelle grandi aziende. Effettuando controlli, erogando sanzioni là dove questa legge non venga applicata.
4) Farsi che le amministrazioni locali applicano la legge sul conferimento dei titoli sociali così come concepita a livello nazionale, non con adattamenti che di fatto restringono la possibilità di accesso ai benefici di legge, costringendo di fatto le persone ad estenuanti battaglie legali.

Iniziamo da questi punti in attesa di aggiungere altro. Sì c’è altro: la realizzazione e applicazione dei Peba (Piani di abolizione delle barriere architettoniche), una legge che tuteli i caregiver familiari, provvedimenti che sostengano economicamente l’impiego di badanti, l’accesso ai luoghi di svago e cultura… E poi, e poi.

Ci fermiamo qui. Non vorremmo appesantire oltre misura il lavoro della neo ministra Erika Stefani.
Basterebbe però che il ministro prendesse posizione rispetto ai primi quattro punti, rendesse applicabili ed esecutive le relative leggi, perché si possa dire aldilà del colore politico, che il suo ministero ha avuto un reale impatto sulla vita di milioni di persone disabili e dei loro familiari.

La reale applicazione della legge è ciò che sancisce la differenza tra le fiabe al telefono di Rodari e quanto compare sulla Gazzetta Ufficiale. Altrimenti sempre di fiabe si tratta. E molte delle associazioni non credono più alle fiabe, come dimostrano la contrarietà e la perplessità espresse proprio a rgiuardo dell’istituzione di un ministero alla disabilità.

Gianfranco Falcone

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