Esplorare lo spazio. Appunti tra Voyager e Perseverance

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Nell’agosto del 2012, la sonda Voyager 1 è diventato il primo oggetto costruito dall’Homo Sapiens ad uscire dal Sistema Solare e ad entrare nello spazio interstellare. Questa sonda da 44 anni e 7 mesi sta continuando a mandare segnali alla Terra. Si stima che le batterie ad isotopi nucleari consentiranno di mantenere il contatto fino al 2025. La Voyager 1 contiene al suo interno un disco con suoni e immagini della Terra e varie composizioni musicali, rinchiuso in una custodia di metallo dove sono state incise le “istruzioni” per riprodurlo, istruzioni nel caso una civiltà extrasolare trovasse e raccogliesse la nostra sonda.

Il 25 dicembre 2021 è stato lanciato il James Webb Space Telescope (JWST). Questo telescopio si è andato a sistemare in uno di quelli che si chiamano “Punti Lagrangiani” tra la Terra e il Sole. In breve, un punto lagrangiano è quel punto in cui un oggetto mantiene una posizione fissa rispetto a due oggetti celesti (Terra-Sole) che ruotano attorno a un comune centro di gravità. Il JWST è l’oggetto che ci consentirà di guardare più lontano nel cosmo di quanto siamo riusciti a fare fino ad adesso dandoci informazioni di come era l’universo miliardi di anni fa.

Sia le missioni Voyager (1 e 2), sia il JWST sono una tappa in un cammino iniziato molto, molto tempo fa. Un giorno, uno dei nostri antenati preistorici ha alzato gli occhi dalla polvere della terra e ha guardato il cielo. Ha visto altri esseri viventi che vivevano volando e anche lui ha voluto provare la meraviglia del volo. Sono stati necessari dei millenni prima che quel desiderio fosse soddisfatto. Oggi prendere un aereo è la normalità e non ci accorgiamo neanche più della magia, ma non abbiamo ancora smesso di alzare gli occhi al cielo e spingere lo sguardo sempre più in profondità. Da allora, quando un Homo Sapiens ha sognato il volo per la prima volta, siamo riusciti ad andare sulla Luna (…e ci siamo andati veramente. Non diamo retta alle varie teorie complottiste), abbiamo mandato macchine automatiche a sbirciare vari pianeti e Lune del nostro Sistema Solare, abbiamo persino “toccato” una cometa, uno degli oggetti più fantastici e stupefacenti che da sempre fa sognare l’umanità. Abbiamo fotografato uno degli oggetti più estremi e tremendi dell’intero universo: un Buco Nero e abbiamo scoperto che di questi oggetti mostruosi (milioni e milioni di volte più grandi del Sole) ce ne sono a miliardi nell’universo. Abbiamo capito e verificato sperimentalmente che lo spazio non è una cosa fissa, ma un qualcosa che può vibrare e ondulare (“come un mollusco” diceva Einstein). Eventi spaventosamente catastrofici come la fusione di due buchi neri o di due stelle di neutroni sono arrivati fino a noi sottoforma di “onde di spazio” che abbiamo captato e misurato.
Eppure, tutto quello che vediamo, tutte le stelle osservate e previste, tutte le galassie e tutto la materia che compone l’universo conosciuto per un’estensione di quasi 14 miliardi di anni-luce, non è che il 5% di quello che si pensa effettivamente esistere. Esiste un “qualcosa” che chiamiamo Materia Oscura e qualcosa che chiamiamo Energia Oscura che non abbiamo idea di cosa si tratti. Sappiamo solo che esiste perché ha effetti gravitazionali, ma non sappiamo altro. La strada che dobbiamo percorrere lungo il cammino della conoscenza è ancora molto lunga. Da ragazzo una volta lessi un pensiero di Isaac Newton che diceva: “Non so come il mondo potrà giudicarmi, ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso più levigato degli altri o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giace inesplorato davanti a me”. Oggi a me pare che abbiamo appena iniziato a bagnarci i piedi sulla riva di quell’oceano di conoscenza che ci aspetta.
Però l’essere umano è una strana creatura. Mentre quel primo ominide alzava gli occhi sognando di volare, i suoi compagni lo rimproveravano perché non si dava da fare come loro a cercare di spazzare la polvere dalla terra e correre dietro a qualche animale per garantirsi la cena. Lo rimproveravano perché perdeva tempo a sbattere tra loro due pietre dalle quali uscivano scintille mentre tutti gli altri si litigavano pezzi di carne da mangiare cruda. Lo rimproveravano perché bighellonava con la testa tra le nuvole e sognava cose “inutili” invece di aiutare attivamente i suoi compagni. Le vibrazioni e l’energia di quel rimprovero non si sono mai smorzate, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Il 18 febbraio 2021 alle ore 21:55 (ora italiana), il rover Perseverance ha toccato il suolo marziano segnando un grande successo scientifico, ma dando anche origine ad un’ondata di polemiche senza precedenti: “Siamo in piena pandemia. La gente sta morendo. Sulla Terra si muore ancora di fame e di sete e spendiamo un sacco di soldi per mandare una macchina su Marte?”. Eccola l’eco di quel rimprovero primordiale che riprende forza. Perché perdiamo tempo a sognare orizzonti lontani quando qui ci sono così tanti problemi? Qui ognuno può dare dentro di sé la risposta che ritiene più opportuna. Da parte mia, piace ricordare a chi dice che facciamo cose inutili e costose, che il totale dell’intera missione speso per mandare Perseverance su Marte non è neanche un decimo di quello che spendono gli Stati Uniti in un anno per la loro macchina militare.
Neanche un secolo fa si diceva che la Meccanica Quantistica era un inutile giocattolo intellettuale per persone snob, ma oggi grazie alle applicazioni di questa astrusa teoria abbiamo macchine salvavita come la Risonanza Magnetica e microscopi elettronici ad effetto tunnel, abbiamo i cellulari ed i computer, abbiamo i raggi laser e, ahimè, anche le armi atomiche. Il punto è che bisogna ricordare che quando siamo usciti dalle caverne non ne siamo usciti tutti assieme contemporaneamente. Quando i primi ominidi, timidamente hanno iniziato a costruirsi ripari più comodi e a viverci, altri ominidi hanno continuato a vivere nelle caverne (e in alcune zone del pianeta è così ancora oggi). Perché faticare a costruire case che ci espongono ai predatori e che un po’ di vento può buttare giù quando la natura ci offre dei solidi ripari naturali a costo zero? Perché cercare di volare quando il cibo è qui a terra a portata di lancia?
L’umanità non progredisce tutta assieme (e non l’ha mai fatto). C’è sempre qualcuno che vede qualcosa che gli altri ancora non hanno visto, che sogna cose che non sono mai state sognate e che ha il coraggio, che altri non hanno, di immergere il piede in quell’oceano inesplorato di conoscenza che si apre davanti a noi. Questo si chiama progresso.
Probabilmente se l’umanità non capirà che sta avvelenando casa sua, allora l’esplorazione spaziale che oggi molti vedono come un inutile spreco di tempo e denaro, diventerà una priorità che potrebbe evitare alla razza umana l’autodistruzione.
Luca Ciciriello

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