Estate 2019. Italia.

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Ci sono corpi svestiti di bagnanti sudati, goccioline fatte di freschi cocktails danzanti, schiene imperlate dagli schizzi marini di un acquascooter blu. E poi ce ne sono, ce ne saranno, altri. Ci sono i corpi flaccidi e un po’ bolsi e trascurati, sacrificati allo svolgere certi impegni (quali?) di eminenti personaggi istituzionali. Ma ce ne sono altri. Ci sono quelli che non conosceranno spiagge e discoteche nei loro approdi, che non attraccheranno, e comunque sarebbe senza cocktails danzanti. Senza deejay a scandirne il nome nelle presentazioni urlate a un pubblico invasato in bikini e shottini. C’è la povertà, che tanto dispiacerebbe al buon cuore di Maria, chiamata sempre in causa se c’è da darla in pasto al pubblico pagante, abbinata a “patria” e “famiglia”. In questi ultimi botti di effimera felicità italiana c’è una linea già tirata. Ma non è quella degli ombrelloni in riviera; è quella di un’umana dignità ormai venduta e perduta.

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