Esterina. Rock moderno per strappare la terra all’acqua

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Doppio esordio questo: primo album degli Esterina, ma anche primo cd monografico che la Nopop pubblicava il maggio scorso.
Non si tratta di artisti ai primi accordi. Era il 1994 quando a Massarosa nascevano gli Apeiron un quintetto dal quale provengono gli Esterina con una sostanziale differenza: Fabio Angeli leader del gruppo ha sostituito Pablo Francesconi alla voce. Gli altri componenti sono Giovanni Bianchini (batteria), Giovanni Butori ( basso), Alessandro Frediani (vibrafono, diamonica, theremin, synth, e campionamenti) e Massimiliano Grasso (tastiere, elettronica e fisarmonica).
Per evitare battaglie legali per affermare la primogenitura del nome è stato adottato il nome Esterina simbolo di una figura di donna di piccoli paesi <<sola, autoctona, endemica>>, protagonista del film di Lizzani e la donna “minacciata” dai vent’anni di Montale. Un nome di donna <<per fuggire dalla banalità delle roboanti sigle, che affannano e affollano la “comunità” rock nazionale e internazionale>> [1].

Esterina DiferoedibotteE sicuramente c’è poco di banale in Diferoedibotte che affonda le sue radici nella Versilia, ma non quella scintillante della riviera. I suoi legami con la fatica, il sudore, la terra strappata alla palude e alle zanzare, le acque scure del lago di Massacciuccoli che servivano da nascondiglio durante la guerra.
Senza dimenticare l’uso intelligentemente parco di termini dialettali o toscaneggianti che accompagnano alcuni momenti dell’album. Lo stesso titolo che manca di doppia consonante è esplicito della tendenza nella pronuncia di quelle parti.
Il sonoro è rock aspro con scarti dolorosi e con innesti strumentali, come il vibrafono, a comporre mosaici meno tradizionali e contaminati.
A leggere gli articoli su di loro, non molti a dire il vero nemmeno sulla loro apertura ai concerti di Vasco Rossi, si percepisce una convinzione diffusa e cioè che il ruolo di Guido Elmi (produttore e collaboratore di Vasco Rossi) nella produzione del disco è stata significativa per l’uscita di quei suoni.

Un connubio profondo tra musica e parole potrebbe essere la sintesi dell’articolo di Apa. Da un lato parole che pesano e colpiscono nel segno e dall’altro un tappeto sonoro che <<riesce a combinare con naturalezza la capacità di rottura e la grazia della canzone italiana, l’immediatezza e la malinconia delle ballate popolari, intagli e accelerate elettriche che si impastano a battiti sintetici>> [2].

Dell’articolo di Paloscia si può riportare da una parte la ripresa di certe considerazione sui riferimenti musicali del gruppo che fonde la vecchia propensione per il rock progressivo e il post rock con <<Lucio Battisti, Csi, Nada, Mogwai, Radiohead>> e dall’altra l’accostamento della Versilia dell’entroterra alle <<chitarre abrasive, nell’incedere roccioso e riottoso delle loro canzoni>> [3].

Berlich scrive di un disco <<emozionante>> dove la modernità rock e la tradizione musicale si combinano su storie di provincia <<spesso dolorose, dominate da un retrogusto amaro>>. Per la nostalgia li affianca ai Virginiana Miller anche se le composizioni si presentano sofisticate per i riferimenti ai Csi, Marlene Kuntz e Radiohead [4].

Un riferimento ai Marlene Kuntz lo si trova anche nella recensione di Pasini che vede superarne il suono grazie ai sintetizzatori al piano elettrico al vibrafono alla melodica. Insieme a testi, che pur con forte impatto <<trascendono in chiave visionario-impressionistica la quotidianità>>, le evoluzioni danno una rilettura personale di <<stilemi già ben noti>>.
La buona voce di Angeli, a tratti <<volutamente>> poco orecchiabile, per le parole non facili, conclude le valutazioni per questo buon esordio [5].

Nemmeno Veronese tralascia di far accenno ai Virginiana Miller in particolare per Sale. Questo rock <<diverso>> si incammina verso il mondo della provincia che sta scomparendo. Lo racconta una miscela ben dosata di <<vintage e post-modernismo>>, il pianoforte, la lirica a tratti insolita nei lemmi, l’epica <<soffocata della terra e della provincia>>. Da non dimenticare Ciò che resta [6].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
Esterina
Diferoedibotte
etichetta: Nopop
data di pubblicazione: 23 maggio 2008
brani: 12
durata: 50:21
cd: singolo

[1] Marco De La Rocha, “Intervista agli Esterina”, www.luccagiovane.it; nell’intervista Angeli racconta anche come sono entrati in contatto con la Nopop e il produttore Guido Elmi;
[2] Ester Apa, www.rock.it, 27 giugno 2008
[3] Fulvio Paloscia, “Ecco gli Esterina, li manda Vasco”, http://firenze.repubblica.it, 24 maggio 2008
[4] Marcello Berlich, www.losingday.com
[5] Aurelio Pasini, www.ilmucchio.it,
[6] Enrico Veronese, BLOW UP., luglio/agosto 2008, pag. 96

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