Estetica e paesaggio: il ruolo dell’arte

Il mare Adriatico nei pressi di Peschici
history 5 minuti di lettura

Le cose belle – diceva Platone – sono difficili. Ma il paesaggio sembra sottrarsi a questa legge: è bello ed è “facile”, poiché tutti sono in grado di apprezzarlo. E il gran parlare che si fa oggi del paesaggio pare avvalorare questa  convinzione, questa diffusa sensibilità che ci sta dinanzi.
Si sa che il paesaggio è un’invenzione dei cittadini; esso nasce dal bisogno di sfuggire ad una dimensione fatta di costrizioni, di routine, per rifugiarsi nel mondo della libertà, della spontaneità, della riconciliazione dell’uomo con la natura. Il fenomeno del paesaggio prende vita dalla necessità di chi non è abituato ad immergervisi con una consuetudine che gli impedisce di notarne la bellezza.
Innanzitutto, esso è un fenomeno non soltanto moderno; pertanto, non è possibile trattare il concetto al di fuori di un contesto storico-culturale che consideri anche le relazioni umane. Il paesaggio non esiste di per sé, ma prende forma solo se c’è qualcuno che lo osserva, lo abita, lo costruisce.
I nostri paesaggi hanno salde radici nel mito, a partire dal Fedro di Platone, che possiamo considerare come il primo vero caso di comparsa del paesaggio, o almeno, di una sua descrizione come spazio estetico.

Tra tutte le discipline che da sempre si occupano di studiare il paesaggio e di fornirne una definizione, è proprio l’estetica quella che permette di comprenderne meglio il significato complessivo, perché nella percezione del paesaggio noi compiamo un’esperienza di natura diversa da quella conoscitiva o puramente sensoriale; un’esperienza che organizza quel che vediamo sulla base di diverse componenti: fenomeniche, immaginative, emotive, sensoriali e identificative.
Parlare di paesaggio in senso estetico non è più un tabù; non si ha più paura di dire che tra i valori da difendere c’è anche la bellezza del paesaggio, e si comincia a comprendere il rischio che si corre nel confondere quest’ultimo con l’ambiente. ‹‹Il paesaggio non fa parte dell’ambiente. Quest’ultimo è un concetto recente, di origine ecologica, e passibile, a tale titolo, di un trattamento scientifico. Quanto a lui, il paesaggio, è una nozione più antica, di origine artistica e bisognosa, come tale, di un’analisi estetica››. Esso è il prodotto artificiale di una cultura che ridefinisce continuamente la sua relazione con la natura. Non è il mondo che vediamo, ma è la nostra composizione di quel mondo; richiede, perciò, la presenza di uno sguardo. Secondo Jakob, infatti, ‹‹il paesaggio è  una distesa di paese abbracciato dallo sguardo di un soggetto››.
Ecco perché l’esperienza del paesaggio può essere considerata, in primo luogo, come esperienza di sé: il soggetto rappresenta il primo elemento essenziale alla comparsa del paesaggio, e con soggetto s’intende ‹‹un essere umano che si distingue attraverso il suo essere-nel-mondo›› e, diventarlo, implica un abbandono dello stato di indifferenza e un conseguente coinvolgimento della coscienza.
Non esiste paesaggio senza incontro tra questo soggetto e la natura e il recupero di questa relazione avverrà tramite la visione. E lo stimolo che attiva lo sguardo dell’uomo sul mondo, insieme alla scienza e alla ragione, è il piacere estetico che la vista della natura suscita indipendentemente dalla comprensione dei suoi elementi. Così la natura diventa immagine: una totalità che si mostra attraverso un estratto. Tuttavia, nel momento in cui si verifica, il soggetto viene colto totalmente di sorpresa; la velocità con cui avviene questo incontro va controllata per rendere possibile il fermo immagine. Infatti, l’esperienza estetica della natura può essere considerata, nel contempo, il risultato di una mediazione e dell’immediatezza, mette insieme l’atteso e l’inaspettato.

Qualunque cosa il concetto di paesaggio sia divenuto, è difficile negare che esso abbia preso forma proprio come concetto estetico e la storia stessa della parola sta a dimostrarlo. In particolare, nelle lingue neolatine, i termini che significano ‹‹paesaggio›› sono tutti neologismi che appaiono tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, per indicare non il paesaggio reale, ma la sua rappresentazione: il dipinto di paesaggio.
Il termine paesaggio, in riferimento a ciò che veniva raffigurato nelle opere d’arte, compare per la prima volta nel 1521, ne La Tempesta di Giorgione, descritta come un “paesetto” su tela.
La conditio sine qua non per poter parlare di pittura di paesaggio è considerare quest’ultima come “tema autonomo”, in grado cioè, di suscitare un’emozione estetica senza dover necessariamente fungere da sfondo ad un’azione dell’uomo.
Il paesaggio in senso estetico, però, non è mai soltanto natura, è anche storia, quindi storia dell’arte, in particolare. Umberto Eco sostiene che benché si parli di astrattismo, naturalismo, realismo o idealismo, la produzione pittorica è sempre stata determinata da convenzioni culturali, pur sempre aderenti però, ad un paradigma che proponeva, di epoca in epoca, la propria interpretazione della realtà.
Riprendendo le tesi di Wilde e Proust, Roger afferma che è l’arte, in modo particolare, a creare il paesaggio; è il paesaggio pittorico che determina la nostra percezione del paesaggio reale; ragione per cui vediamo la natura con occhi diversi a seconda che ci troviamo di fronte ad un dipinto di Turner o ad uno di Monet. Contrariamente a quanto avrebbe sostenuto Platone, l’origine del paesaggio è, dunque, artistica. La natura è indeterminata e riceve le sue determinazioni soltanto dall’arte: il paese diviene un paesaggio reale soltanto sotto la condizione di un paesaggio dipinto.
E’ il caso, quindi, di considerare l’estetica come modello per ‹‹mostrare quanta arte ci sia in quel che chiamiamo natura e quanta natura in quel che chiamiamo arte››; occorre, cioè,  interrogarsi sul contributo che l’arte, la bellezza, possono dare alla nostra comprensione della natura oggi.
Emblematiche, a tal proposito, le parole di Fëdor Dostoevskij  ne  I demoni : ‹‹L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui››.

Angelica Falcone

-----------------------------

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article