Etica pubblica cercasi

italia

Gli infermieri no vax che, sospesi dal loro incarico, lavorano per un privato; l'infermiera che finge di iniettare il vaccino e lo fa sparire in una garza; gli addetti che caricano qualche centinaio di green pass in più ogni giorno; gli amici che si scambiano il magico lasciapassare; Pordenone, Piacenza, Napoli, Roma, Milano e così via.

Tra i mille aspetti emersi, dopo l'ondata di solidarietà e di partecipazione legati alla pandemia, uno dei più tristi e amari è il riproporsi continuo di notizie di cronaca che ci raccontano di truffe, inganni e raggiri legati alle vaccinazioni e all'uso dei green pass.
Nei lunghi mesi della pandemia, nelle lunghe ore della prima ondata e del primo lockdown, la domanda più ricorrente era rivolta al come saremmo stati una volta usciti da un'esperienza così particolare. Da allora gli interrogativi, le paure, le riflessioni e le preoccupazioni si sono spostate più volte toccando mille e mille aspetti di un momento senza precedenti.

In questi passaggi si sente davvero la mancanza delle parole di scrittori e giornalisti come Edmondo Berselli, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Guareschi, Ennio Flaiano e pochi altri che sono stati sempre capaci, con angolazioni diverse e sfumature lontane, di cogliere i vizi più oscuri dell' e degli italiani e di analizzarli e mostrarli come segni di una cultura diffusa e di una matrice che sembra non potersi cancellare.

Nelle loro parole, senza cadere in un facile e velleitario moralismo, avremmo trovato le tracce di un paese che non sa darsi un'etica pubblica condivisa e sentita e che, in ogni occasione, torna a dividersi in guelfi e ghibellini, guardie e ladri, uomini e caporali, innocentisti e colpevolisti e così via: un paese in cui la dicotomia sembra essere l'unica forma di interpretazione della realtà.

Dalle montagne delle Alpi al mare della Sicilia giungono raccapriccianti notizie di venditori di falsi green pass o di vaccinazioni apparenti. È triste dirlo, ma sembra che la pandemia, almeno in questo risvolto, abbia davvero unificato il paese. I soliti luoghi comuni territoriali sono stati superati dall'ingordigia e dalla stupidità di chi ha intravisto un modo per un guadagno facile o per aggirare con destrezza le norme e i comportamenti.

Le tipologie e le strategie inventate sembrano alludere alla peggiore creatività nazionale che, così come sa manifestarsi in forme nobili e fortemente apprezzabili sui mercati nazionali e internazionali, scivola nella più opaca forma di ladroneria e mancanza di rispetto degli altri.

L'elenco sarebbe lungo e, se non apparissero chiari gli amari risvolti delle vicende, si potrebbe pensare ad una edizione rinnovata dei “nuovi mostri”, piccoli o grandi personaggi che si muovono all'ombra della truffa, della leggerezza e del sopruso grande e piccolo che sia. Personaggi che sembrano riemergere da un'Italia più piccola e più misera e che oggi, appunto, non riescono neanche a suscitare simpatia o una malcelata ammirazione per le loro invenzioni.

I casi di cronaca si succedono ogni giorno mostrando una sfrontatezza e una leggerezza davvero preoccupanti; l'offerta e la domanda devono necessariamente incrociarsi in quasi tutte le zone del nostro paese per produrre tanti inganni.

Antonio Fresa

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