Eurobasket. Slovenia prima volta sul tetto d’Europa.

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C’era molto di più di una partita di pallacanestro nella finale di Eurobasket 2017 tra Slovenia e Serbia.
C’era una storia sanguinosa di popoli di una regione, la ex-Iugoslavia, divisa da guerre ed odi che hanno scritto pagine cruente della storia degli ultimi anni.
Nella gara appena disputata per la conquista del titolo europeo di pallacanestro è come se il ricordo delle devastazioni sia lontanissimo, come se fosse trascorso tantissimo da quegli eventi. Si è avuta l’impressione che, dalla massima espressione di un avvenimento sportivo, si volesse definitivamente seppellire una parte della nostra storia, come se non si avesse nessuna voglia di ricordare. Come se questa fosse la strada segnata per esorcizzare la possibilità che simili avvenimenti possano ripetersi (l’abbraccio della foto di copertina è presa dal profilo Twitter di Luka Dončić). Se si tratta di questo, Slovenia e Serbia nella finale appena disputata hanno rappresentato, meglio di ogni altra nazione partecipante, il gioco della pallacanestro nell’intero torneo. Forse la sola Lettonia ha destato unanimemente analoghi apprezzamenti.

Ha vinto la Slovenia, dopo un percorso netto, 9 vittorie in 9 gare disputate. Una nazionale che fin dalle prime gare si distingueva in un generale consenso garantito, nemmeno a dirlo, da un coach serbo, Igor Kokoškov, che è riuscito a trasformarla in una macchina perfetta. Era aiutato da un atleta diciottenne, Luka Dončić e nel veterano Goran Dragić i due interpreti principali e da altri valenti cestisti ben consapevoli che fare squadra ed avere talento vuol dire vincere. Nel caso di Dončić poi si parla come esempio probabilmente unico nella storia del basket, basti solo ricordare, che, al di la delle giocate sempre strepitose, si sta discutendo di un diciottenne capace di rifilare, nella sua prima semifinale europea, quasi una tripla doppia (11 punti, 12 rimbalzi 8 assist e zero palle perse) alla Spagna, la nazionale a maggior vittorie degli ultimi anni.
Tutto questo avveniva nella gara che vedeva contrapposto la Slovenia alla Spagna, la nazionale più vincente degli ultimi anni, quella dei fratelli Gasol, Paul e Marc, e quella di Navarro nella sua ultima partita con indosso la maglia della nazionale. A testimonianza della gran bella semifinale restano 3/5 del miglior quintetto provenienti dalle due squadre finaliste alle quali si sono aggiunti il pluridecorato Pau Gasol, medaglia di bronzo con la sua Spagna, e Alexey Shved (Russia) , Goran Dragic (Slovenia), Bogdan Bogdanovic (Serbia), Luka Doncic (Slovenia).

La finale è una gara bellissima, tutto cuore, abnegazione, individualità eccellenti ma anche grande gioco di squadra. Il copione sembra disegnato da un profondo conoscitore di questa disciplina: quando si poteva avere la sensazione che il risultato fosse ormai scritto, la sceneggiatura ha inserito un strappo mettendo tutto in discussione, prima facendo “scavigliare” la stella Dončić ad inizio del terzo quarto, poi estromettendo per guai muscolari l’MPV della gara Dragić . Lo sloveno, che aveva annunciato la sua ultima partecipazione alla nazionale se anche il suo coach, Kokoškov, avesse lasciato, pur non giocando fino alla fine , si accredita di 35 punti segnati ed una prestazione travolgente per le accelerazioni delle sue penetrazioni.

La Serbia rientra pericolosamente in partita ma viene fuori lo spirito di squadra degli sloveni, sorretto da un Klemen Prepelič autore di 21 punti arrivati proprio quando la Slovenia poteva essere facile preda dell’avversaria.
Slovenia e Serbia, nella finale e nell’intero Europeo, hanno rappresentato meglio di ogni altra nazione partecipante il gioco della pallacanestro. La Serbia di Aleksandar Đorđević, detto Sasha, nulla ha potuto contro gli sloveni malgrado avesse in Bogdan Bogdanović e Boban Marjanović, due atleti di caratura internazionale in grado di garantire giochi efficaci dal perimetro e da sotto i tabelloni.

Mentre le due migliori formazioni europee giocavano per il titolo continentale, in Italia, ancora una volta insoddisfatti per essersi fermati alle porte della semifinale, si iniziano ad imbastire strategie per riportare al centro dell’interesse federale la crescita del movimento. È come se ci si fosse svegliati adesso ed anche il presidente, non più impegnato alla ricerca di toppe per turare le falle, inizia a riconoscere che così il sistema non funziona. Sembra che solo adesso si riconosca che, l’enorme presenza di giocatori stranieri non d’eccellenza e a bassi costi, sottragga la possibilità di fare esperienza ai nostri giovani. Solo in questi giorni si considera che il bacino di utenza dal quale i Meo Sacchetti potranno attingere è in costante riduzione. Ci si sveglia improvvisamente nella considerazione che non vi sono più investimenti verso bravi allenatori delle giovanili misurati, non sui trofei vinti, ma sul numero di ragazzi portati a completare la loro crescita di giocatori. Si deve essere consapevoli che la Slovenia, una nazione con 2 milioni di abitanti è sul tetto d’Europa che, malgrado il basso numero di abitanti, possono contare su un bacino d’utenza non paragonabile a quello italiano malgrado il numero di abitanti nello stivale sia anche trenta volte maggiore.

La strada non potrà essere che una: quella di tornare ad investire sui ragazzi, sui campionati giovanili, affidati a tecnici preparati e giustamente remunerati, che sappiano indirizzare i ragazzi meritevoli verso campionati nei quali fare esperienza e crescere perché è il lavoro e l’esperienza maturata che aiuta. Chi non ha le fortune di Luka Dončić , per esprimersi in modo eccellente, ha bisogno di lavoro di qualità e duraturo che conti su indicazioni qualificate. Sarà magari necessario ridisegnare campionati intermedi, tipo NCAA ad esempio, in cui poter far giocare, maturare, mettersi in luce i ragazzi meritevoli senza esasperarli nella ricerca del titolo giovanile ma indirizzandoli verso l’aspetto ludico di quella eccezionale disciplina che è il gioco della pallacanestro. Bisognerà essere anche consapevoli che, anche il ragazzo che non arriverà avrà comunque contato su un percorso di crescita che lo aiuterà come meglio non si potrebbe ad affrontare le sfide del futuro non sportivo.
Emidio Maria Di Loreto

Slovenia 93: Randolph 11, Rebec, Dragic 35, Nikolic 4, Prepelic 21, Muric 5, Blazic 7, Vidmar 2, Zagorac, Dimec, Canca, Doncic 8
Serbia 85: Macvan 18 , Bogdanovic 22, Lucic 9, Milosavljevic 2, Bircevic 8, Stimac 2, Lazic, Micic 4, Guduric 6, Jovic 2, Kuzmic 6, Marjanovic 6.

 

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