Europa: prestiti o trasferimenti, un dilemma per il futuro dell’Europa

le bandiere della Francia e dell'Europa
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È andata come era nelle previsioni. Nessuna vera inversione di rotta. Perché la questione della modalità di finanziamento dei fondi per la ripresa è rimasta disattesa. A chiarirlo è stato Macron: «credo che nel momento che stiamo vivendo, questi trasferimenti debbano essere dei veri trasferimenti di bilancio […] la nostra Europa non avrà un futuro se non sapremo dare questa risposta».
Per il resto Consiglio europeo dei capi di stato e di governo ha confermato i 100 miliardi per il progetto Sure per sostenere le casse integrazioni nazionali; i 200 miliardi per i prestiti della Bei alle imprese ai quali vanno sommati 40 miliardi decisi per le piccole e medie imprese; i 240 miliardi di prestiti del Mes senza nessun vincolo se non quello di destinarli alle spese diretti e indiretti dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
Poi ci sono altri 500 miliardi giugno tra Fondo per la Ricostruzione e altri investimenti sui quali c’è il tema, appunto, di come finanziarli. Posto che tutto venga attivato velocemente, per la recessione in cui ci troviamo non è detto che basti.

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