Europee 2024: paese che vai regole che trovi e l’estrema destra avanza

Parlamento europeo

Molto del futuro delle cittadine e dei cittadini dell'UE dipenderà da come andranno le elezioni europee per eleggere i 720 deputati (15 in più rispetto al 2019) che compongono il Parlamento a Strasburgo. Quel futuro sarà deciso anche per coloro che non andranno a votare (e non sono una strettissima minoranza) o che non esprimeranno una preferenza. Questo perché come spiega il sito del Parlamento «i membri del , insieme ai rappresentanti dei governi dei paesi dell'UE, hanno il compito di creare e approvare tutte le nuove disposizioni che regolamentano la vita dei cittadini dell'Unione Europea in diversi ambiti come il sostegno all'economia, la lotta contro la povertà, al cambiamento climatico nonché le questioni legate alla sicurezza. […]. Il Parlamento ha anche il compito di approvare il bilancio dell'UE e di controllare come vengono spesi i soldi. Inoltre, elegge il Presidente della Commissione Europea, nomina i Commissari e garantisce che agiscano nell'interesse dei cittadini dell'UE».

Quando si legge delle elezioni europee sembra come se in tutti i 27 Paesi dell'Unione [1] le leggi elettorali fossero le stesse. Non è così salvo per alcuni dettami e cioè il fatto che si vota nei giorni che vanno da giovedì 6 a domenica 9 giugno,  che i cittadini dell'UE residenti in un altro paese dell'UE possono votare e candidarsi alle elezioni e che il numero di rappresentanti eletti da un partito è proporzionale al numero di voti che riceve. Va detto anche che per tutti vige il principio della proporzionalità degressiva per il calcolo del numero di eurodeputati eletti da ciascuna nazione secondo il quale un eurodeputato di un paese più grande rappresenta più cittadini rispetto a un eurodeputato di un paese più piccolo. Il numero minimo di eurodeputati per qualsiasi paese è 6 (Cipro, Lussemburgo e Malta) e il numero massimo è 96 (Germania).
Premesso ciò, molto cambia nelle leggi elettorali da Stato a Stato: dall'età minima per votare, alla registrazione per il voto, alle soglie elettorali…
Come spiega Alessandro Ford su Politico, nell'Unione vige, quasi dappertutto la regola per cui si può votare avendo un indirizzo, ma in Irlanda «il 7 giugno, i senzatetto irlandesi voteranno per le elezioni europee, il primo evento del genere dopo una riforma del 2022 che ha consentito agli enti di beneficenza di fornire alle persone senza casa un indirizzo, necessario per votare. Questo però non è un luogo in cui possono risiedere, ma solo votare». La crisi degli alloggi è un problema che riguarda molti paesi e che in Irlanda negli ultimi anni è esploso [2].

Anche se guardiamo ai soli primi 5 paesi per numero di eurodeputati eletti (Germania – 96, Francia – 81, Italia – 76, Spagna – 61 e Polonia -53) siamo di fronte a meccanismi diversissimi.

Nel paese più popoloso dell'UE, la Germania si vota il 9 giugno. L'età minima per votare è 16 anni e 18 per essere eletti. Non c'è un obbligo di voto e possono esserci liste di candidati dei Länder per i singoli Länder oppure una lista per tutti i Länder; le liste sono chiuse e non consentono agli elettori di modificare l'ordine dei candidati nella lista; non c'è una soglia minima per l'elezione di un partito.

Anche in Francia si vota il 9 giugno, ma l'8 giugno avranno già votato i dipartimenti d'oltremare di Guadalupa, Martinica e Guyana francese, territori d'oltremare di Saint-Pierre-et-Miquelon, Saint-Barthélémy, Saint- Martin e nella Polinesia francese, nonché nei seggi elettorali aperti nelle ambasciate e nei consolati francesi nel continente americano si voterà il giorno prima. L'età minima per votare è 18 anni e pur restando un dovere civico non c'è un obbligo legale di voto. Anche qui all'elettore non è consentito modificare l'ordine dei candidati nella lista; un partito per essere rappresentato in Parlamento deve raggiungere almeno il 5% dei voti.

In Italia si voterà l'8 e il 9 giugno e hanno diritto tutti coloro che hanno compiuto 18 anni d'età.  Anche in Italia votare è un dovere civico ma non c'è nessun obbligo legale. In Italia è possibile  indicare, nell'ambito della medesima lista, da una a tre preferenze, votando, nel caso di due o di tre preferenze, candidati di sesso diverso e determinato il numero dei seggi spettanti al partito in ciascuna circoscrizione, sono proclamati eletti i candidati con il maggior numero di voti di preferenza. Ma per entrare in Parlamento la lista deve superare la soglia di sbarramento del 4% dei voti validi espressi a livello nazionale.
Veniamo alla Spagna dove le elezioni si svolgeranno il 9 giugno e bisogna aver compiuto 18 anni per votare e non c'è nessun obbligo di voto. In Spagna liste sono chiuse non consentendo agli elettori di modificare l'ordine dei candidati nella lista, ma non c'è nessuno sbarramento per essere eletti.

In Polonia si vota il 9 giugno e anche qui bisogna aver compiuto i 18 anni. Come in Italia è possibile esprimere la preferenza ma determinando solo una maggiore probabilità di essere eletti perché il numero dei seggi nelle singole circoscrizioni elettorali non è fissato in anticipo e l'affluenza alle urne influisce sulla distribuzione dei seggi nelle circoscrizioni elettorali. Può accadere infatti che in una determinata circoscrizione elettorale non venga assegnato alcun mandato a causa della scarsa affluenza alle urne. Come in Francia la soglia di sbarramento è del 5%.

Nel Parlamento europeo i vari partiti nazionali possono confluire – sulla base di assonanze ideali o più prosaicamente di interessi comuni – nei gruppi politici che di fatto governano le politiche a Strasburgo. Detto che per costituire un gruppo occorrono  almeno 23 membri, provenienti da almeno un quarto dei paesi dell'UE, al loro interno possono esserci divergenze significative  sui tanti temi che dibattono e sulle scelte da fare diverse materie.

Attualmente nel Parlamento europeo ci sono: il Gruppo del Partito popolare europeo (per l'Italia Forza Italia e Südtiroler Volkspartei), il più numeroso ed esprime la Presidente della Commissione europea e ricandidata Ursula von der Leyen; il Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo (PD), i liberali di Renew Europe Group (Azione e Italia viva), il Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea (M5S e Alleanza Verdi e Sinistra), Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (Fratelli d'Italia), il Gruppo Identità e Democrazia (Lega) e il Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo – GUE/NGL in cui non c'è nessun partito italiano.

Secondo le analisi di Politico che mette insieme vari sondaggi il Partito popolare europeo (EPP) dovrebbe uscire quasi indenne con 174 seggi rispetto ai 176 attuali; discorso simile per i Socialisti Democratici (S&D) che dovrebbero ottenere 5 seggi in più rispetto ai 139 attuali; in significativo arretramento – 85 vs 102 – i liberali di Renew Europe; i Verdi sembra debbano subire un vero e proprio tracollo dai 72 seggi di oggi ai 43 previsti dalle previsioni; la Sinistra di GUE/NGL dovrebbe arretrare da 37 a 32 seggi. I veri trionfatori  sembrerebbero i partiti di estrema destra, da Vox in Spagna a AfD in Germania, parte del gruppo Identità e Democrazia (ID) che passerebbe da 58 a 84 seggi; in avanzamento anche i  Conservatori e Riformisti (ECR) di cui fa parte anche Fratelli d'Italia che avrebbero 12 seggi in più rispetto.

Il mantra di quasi tutti i commentatori coincide con queste nere previsioni: l'avanzata, forse sarebbe meglio dire dello sfondamento politico, della destra razzista, xenofoba, negazionista climatica, anti-democratica e anche neofascista, spesso assecondata nelle politiche da popolari e conservatori.  Anche se non dovessero riuscire a formare un'alleanza con il PPE sarà evidente uno spostamento delle politiche comunitarie a cominciare da quelle sui diritti. Del resto come spiega Robert Youngs su Journal of democracy, «il Fidesz, al potere in Ungheria, e il partito Diritto e Giustizia (PiS), recentemente spodestato ma ancora formidabile, in Polonia hanno già dimostrato di sovvertire la democrazia nei rispettivi paesi, mentre anche altri partiti come l'AfD tedesco e il Vox spagnolo hanno posizioni che mal si adattano alle norme democratiche fondamentali. Altri partiti di estrema destra possono proporre politiche regressive su migrazione, cambiamento climatico e simili, ma non sembrano minacciare direttamente le istituzioni democratiche. La maggior parte è favorevole al sostegno esterno alla democrazia dell'UE, anche se alcuni, tra cui il PiS e i democratici svedesi, sono assertivi nei confronti dei poteri autoritari» [3].
Purtroppo in questi anni, dal centro alla sinistra, in troppe occasioni non si sono date ragioni e motivazioni alle cittadine e ai cittadini di stare dalla loro parte.
Pasquale Esposito

[1] I Paesi dell'Unione in ordine di numero di deputati eletti: Germania (96), Francia (81), Italia (76), Spagna (61),  Polonia (53), Romania (33), Paesi Bassi (31), Belgio (22), Grecia (21), Repubblica Ceca (21), Svezia (21), Portogallo (21), Ungheria (21), Austria (20), Bulgaria (17), Danimarca (15), Finlandia (15), Slovacchia (15), Irlanda (14), Croazia (12), Lituania (11), Slovenia (9), Lettonia (9),  Estonia (7), Cipro (6), Lussemburgo (6) e Malta (6).
[2] Alessandro Ford, Politico, Ireland has a new group of voters: The homeless, 14 maggio 2024
[3] Richard Youngs, Journal of democracy, Why the european elections will test democracy, aprile 2024

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