Europei di basket: roster definitivo ricordando le scelte di Recalcati nel 2004

europei basket 2015
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Con gli ultimi tre tagli decisi da Pianigiani e Dalmonte entra nel vivo l’esperienza degli Europei di basket per l’Italia. Saranno Pascolo, Cervi e Poeta ad abbandonare il ritiro (un infortunio al ginocchio aveva già escluso Vitali in precedenza) dopo un’intera estate passata tra giornate di intensi allenamenti e tornei internazionali giocati in Europa ( Trento,Tblisi, Koper, Trieste ).
Per la verità non erano mancati durante il percorso di preparazione del mese di Agosto infortuni che avevano messo in discussione due pedine fondamentali per la nostra nazionale: ci riferiamo alla caviglia malconcia rimediata da Bargnani ed all’infortunio muscolare del capitano Datome. Evidentemente il riposo concesso ai due atleti e l’efficacia delle cure hanno dato ogni rassicurazione al nostro coach ed a tutti i suoi collaboratori per cui l’unico vero taglio in discussione era quello da effettuare tra Poeta e Della Valle. Ha avuto la meglio il giovane Della Valle e le sue caratteristiche difensive e di freddo tiratore già messe ampiamente in luce nella tiratissima finale scudetto. Questa volta il metro utilizzato dal coach ha premiato la gioventù ed è, se vogliamo, condivisibile già come concetto fondamentale. Lo è anche perché indubbiamente, questa volta, Poeta avrebbe dovuto essere il terzo play; da subito coach Pianigiani e Dalmonte avevano indicato come guida del gioco della loro nazionale Cinciarini ed Hacket non appena terminata la recente squalifica di quest’ultimo. Inoltre il buon Peppe, che si era ritagliato anche un fondamentale ruolo guida in uno spogliatoio popolato da tanti numeri uno, non aveva più messo in luce quella freschezza e gagliardia di gioco che lo avevano reso un beniamino a Teramo prima, per felice intuizione dell’allora presidente Antonetti, e a Bologna successivamente. Per Pascolo e Cervi invece non si è trattato di ballottaggio in quanto le posizioni di capitan Datome e “dell’americano” Bargnani  erano ben definite in partenza e quindi solo un’indisponibilità di queste due colonne dell’attuale quintetto azzurro li avrebbe potuto rimettere in gioco.

Altri nella storia della pallacanestro sono stati i tagli pesanti che, a distanza di anni, si può dire abbiano segnato il destino di un cestista e non trovano ancora una lettura definitiva per mancanza di controprova e perché chi ve ne è incorso, non ha trovato la forza per superare le delusioni a cui la storia lo ha messo di fronte. Ne ricordiamo uno su tutti. Era l’agosto del 2004, coach Carlo Recalcati.
Percorso di preparazione alla XXVIII Olimpiade di Atene. Recalcati, non senza veementi polemiche consequenziali alla sua decisione, esclude dai convocati “Picchio” Abbio e Stefano Mancinelli. L’esclusione di Mancinelli fu quella più incompresa; l’atleta giovanissimo era in forte espansione tecnica ed atletica; memorabili le sue schiacciate ed i suoi veloci movimenti in post basso. La sera precedente si diffusero le notizie che raggiunsero i suoi tifosi più stretti, familiari compresi: c’era stata la sua convocazione. Questo sarebbe stato ufficializzato anche da un colloquio serale che il coach aveva avuto con l’atleta. L’escluso sarebbe stato il naturalizzato Radulovic: l’esclusione più “normale” a detta dei più. Come per Della Valle, anche in questo caso le stesse giustificazioni, cioè l’impagabile esperienza che la manifestazione avrebbe fatto acquisire all’atleta, ma anche il contributo tecnico ed atletico e la duttilità giovanile che avrebbe potuto portare il giovane Stefano alla causa azzurra,  avrebbero dovuto indirizzare una scelta più…nazionale. Invece, durante la nottata, qualcosa accadde. Al mattino Radulovic, che nel prosieguo dimostrò l’inadeguatezza della scelta, era nell’elenco mentre Mancinelli fu escluso. Questo significò anche privarlo della storica partita vinta con la formazione USA a Colonia dei vari Iverson, Marbury, Anthony, James, Stoudemire, Duncan, Odom. Fu allora che Pozzecco in penetrazione contro Iverson, con realizzazione e fallo per il gioco da 3 punti, concluse con un inchino al pubblico incredulo e osannante. Significò anche privarlo di quell’argento olimpico che ancora ricordiamo come grande soddisfazione  alla quale, siamo certi, il Mancinelli dell’epoca avrebbe portato mattoni importanti  e che avrebbe anche fatto volare sull’entusiasmo il suo successivo percorso di crescita. Per la verità, a Stefano, le soddisfazioni successive non sono mancate, così come è stato anche ripagato da contratti importanti ed ambiziosi; a noi però resta la certezza che, su quell’entusiasmo  tarpato a quel giovane atleta, con la sottrazione di un argento olimpico e di una vittoria sulla nazionale USA che mai più sarebbe tornata, si sia anche interrotto un percorso di crescita che lo avrebbe potuto portare verso mete ancora più ambiziose.

Tornando a questi europei però possiamo dire che, al giovane Della Valle, questa opportunità è concessa e siamo anche certi che, all’occorrenza, saprà ripagare la fiducia di cui gode e che ha dimostrato di meritare nella finale scudetto ed anche nei tornei pre europei del mese scorso.
Senza voler raccogliere l’entusiasmo del presidente Petrucci, che pare voglia solo stimolare quando asserisce che si vincerà, la nostra nazionale si presenta a questo appuntamento certamente con il suo abito migliore, ha mostrato durante la preparazione che, quando non perde concentrazione, può far davvero male.
Magari il problema è che non ha altri abiti da poter sostituire a quello già visto, ma per poter affermare questo è meglio aspettare il gioco che produrremo dal 5 settembre.  Ha anche qualcosa da pagare, perché centri di peso ed intimidatori sotto le plance non li abbiamo, ed anche perché in cabina di regia Cinciarini ed Hacket dovranno bastare per forza in un torneo lungo, dispendioso ed a partite ravvicinatissime. Inoltre all’europeo la tensione della gara non è certo quella della pallacanestro agostana quando, a volte, abbiamo maramaldeggiato per poi subire cali di concentrazione paurosi che abbiamo fatto fatica ad arginare. Tornando alle cose positive su cui poter contare e sicuramente da considerare citerei: il Gallinari ed il Belinelli in gran spolvero; il velocissimo gioco che le nostre ali possono produrre; il clima di compattezza e di mutua assistenza che i ragazzi hanno mostrato di volere anche se mi sarei risparmiato l’inelegante “endorsement” o meglio, investitura, che Gallinari ha voluto riservare ad Achille Polonara nell’intervista finale post gara contro la Russia. Achille non ne avrebbe avuto bisogno. La sua convocazione se l’era già guadagnata sul campo, anzi speriamo che questo non significhi per lui una sorta di sudditanza che non farebbe bene al gioco ed al percorso europeo che ci attende. Oltre agli atleti possiamo contare su uno staff tecnico importante e di gran valenza e quindi faremo sicuramente quanto di meglio si possa in questo momento. Speriamo basti!

Speriamo soprattutto che il basket italiano abbia già conosciuto il suo punto più basso e con un successo possa accelerare quel processo di ristrutturazione che permetta una crescita solida che parta da bravi tecnici, che nelle periferie del paese possano iniziare a lavorare in modo sano – senza campanilismi tra le federazioni provinciali – che facciano il bene della disciplina sportiva e non la connessa politica di potere. Abbiamo già visto che questo non fa crescere. Anzi fa perdere!
È ancora calda la tristissima considerazione che si torna dai mondiali di atletica senza alcuna medaglia, e che il rugby ha dilapidato il bagaglio di attenzione guadagnato più per caso che per programmazione. In questa disciplina, con mondiali all’orizzonte sempre più preoccupanti, si tenta di risolvere affidandosi  all’ultimo selezionatore straniero quasi che così, con un colpo di magia, si riesca ad avere rugbisti che le periferie non propongono più. La causa non è solo il difficile quadro economico congiunturale, ma piuttosto la mancanza di quella programmazione certa, e quindi di lungo corso, che è l’unica strada per dare concretezza al successo.
A questo punto gli auguri di arrivare ben oltre Lille sono formulati, gli atleti  e lo staff hanno fatto quanto era necessario. Speriamo che alla fine si possa dedicare qualcosa anche a Poeta, Cervi, Pascolo e Vitali perché, se qualcosa arriverà, sarà anche per merito di una lunga estate in cui anche loro hanno lavorato duramente in aiuto dei più fortunati compagni.
Emidio Maria Di Loreto

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