Ex-Ilva. In attesa di un futuro per i lavoratori e per Taranto

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Il destino della ex-Ilva resta nelle nebbie. Il destino di Taranto ammorbata dai veleni della fabbrica e quello dei suoi undicimila lavoratori, dell’indotto e delle loro famiglie resta avvolto dalla totale incertezza di anni di mancate decisioni e azioni per uno sviluppo sostenibile e solido. Certo il governo Draghi si è appena insediato ma i fatti al momento sono quelli di un Consiglio di Stato che non ha accolto il ricorso di ArcelorMittal per una sospensiva contro la sentenza del Tar Puglia che ordina la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 60 giorni.
Nel frattempo nella riunione tra i ministri Giorgetti dello Sviluppo economico e Orlando del Lavoro e i sindacati sembra passare l’idea che il governo consideri strategico l’acciaio e, per difenderne la produzione, intenda collegarla al Recovery Plan per ottenere i finanziamenti per una conversione ambientale.
Il ministro Giorgetti ha spronato Invitalia affinché si proceda nel processo di acquisizione, da parte dello Stato, del 40% della proprietà dell’azienda per poi arrivare, nel 2022 al 60%.

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