Ex-Ilva perdono ambiente, lavoro e salute

stabilimento ex-Ilva a Taranto
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La ex-Ilva è tornata a riempire gli spazi dei media ora che si prospetta la possibilità che la multinazionale ArcelorMittal mandi a casa 5.000 lavoratori, con conseguenza anche sull’indotto. Da tempo la stessa azienda, che lo scorso anno aveva acquisito la proprietà, ha in cassa integrazione oltre migliaio degli ottomila lavoratori. I motivi o pretesti per la cassa integrazione sono la crisi dell’acciaio e i dazi che Trump ha imposto. La produzione si è fermata a 4,5 milioni di tonnellate contro le 6 autorizzate dall’Autorizzazione integrata ambientale.

Adesso il rischio è ben più ampio perché c’è un altro motivo o pretesto: il governo M5S-PD ha votato la fiducia sul Decreto “Salva-imprese” nel quale, tra le altre disposizioni, c’è anche un emendamento Cinque Stelle che abolisce l’articolo 14, quello dell’immunità penale per i manager della ex-Ilva, immunità concessa nell’accordo del settembre 2018 quando a capo del Mise c’era Di Maio.
Il destino delle acciaierie, delle donne e degli uomini che vi lavorano ma soprattutto delle persone che vivono a Taranto la rende una questione estremamente complessa. Arrivare ad una soluzione che risolva la dicotomia, perché tale è ancora, tra lavoro e salute, tra fabbrica e ambiente, non è banale, forse non risolvibile, in un sistema di mercato come il nostro e il rischio di parlare e scrivere a vanvera è alto.

E negli ultimi decenni non si è affrontata la realtà industriale con serietà e competenza, coniugando, come dicevamo, salute, ambiente e lavoro. Evidentemente le prime responsabilità sono delle proprietà che si sono succedute che hanno sacrificato tutto sull’altare dei profitti o degli interessi personali. Dietro di loro la selva di politici che da decenni non hanno avviato una serie politica industriale, non hanno vigilato e non hanno una visione del futuro del Paese verso un modello economico più giusto. A distanza ci sono anche una parte dei sindacati che non hanno voluto affrontare le dicotomie di cui parlavamo.

Il 25 ottobre si è svolta una riunione al Mise presenti il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e le organizzazioni sindacali. Patuanelli nel confermare la strategicità della siderurgia nell’industria italiana e la centralità dell’ex Ilva, si è impegnato, pressato dai sindacati, a convocare un tavolo con ArcelorMittal. I sindacati chiedono al governo di “farsi garante di un quadro di certezze normative e del rispetto degli accordi con l’obiettivo di produrre acciaio pulito e di garantire il controllo del piano ambientale e l’occupazione dei lavoratori diretti e dell’indotto di tutto il gruppo”.
Su questo tema nella fabbrica, dopo il voto contro l’immunità, secondo Rocco Palombella, segretario della Uilm, diceva che «si è innescato un processo di paura da parte dei lavoratori che hanno la responsabilità della gestione, che devono firmare documenti o impartire ordine. Sono i capisquadra, i capireparto, i capiturno. Non i vertici. Chiedono di essere esonerati da responsabilità. E così parte una reazione a catena che inesorabilmente porta al fermo» [1].

Nell’incapacità di pensare al futuro delle fabbriche e dei cittadini di Taranto con molta, troppa disinvoltura il Governo aveva provato ad immaginare il coinvolgimento di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e promotore della cordata italiana alternativa ad ArcelorMittal, ma tutto è rimasto nell’etere e «fonti vicine a Leonardo Del Vecchio, però, sottolineano che nessuno del Governo ha contattato l’industriale che ha rivoluzionato il business degli occhiali. E, a quanto apprende Il Sole 24 Ore, Del Vecchio considera questa ipotesi un capitolo chiuso» [2].

Taranto, Mar Piccolo e ILVA. Foto Cristina Mastrandrea

Un dato resta certo in questa situazione che non lascia presagire nulla di buono, tra questioni giuridiche crisi industriali e dazi commerciali, è l’inquinamento mortale a Taranto. Infatti una ricerca pubblicata su Epidemiologia&Prevenzione arriva alla conclusione che le stime dei rischi di tumore al polmone (ILCR) nel quartiere Tamburi, a Taranto, sono «superiori a 1×10-4 non solo nel 2010 e nel 2012, ma anche nello scenario 2015, nonostante una produzione di acciaio di soli 4,7 milioni di tonnellate» e l’epidemiologa dell’AReSS Puglia e vicepresidente dell’AIE, Lucia Bisceglia dichiara che «il superamento di questa soglia indica che è necessario adottare ulteriori interventi di protezione della salute. I risultati delle nostre valutazioni indicano la necessità di incrementare i livelli di tutela già da subito e richiedono di accelerare l’attuazione degli interventi di ambientalizzazione previsti entro il 2023, soprattutto per i residenti al quartiere Tamburi» [3].

Vi lascio con le domande che ha posto Antonella Battaglia lo scorso marzo quando faceva il punto della situazione: «ma davvero si può continuare ad affrontare il tema senza una visione chiara del futuro, senza il coraggio di fornire risposte certe alla popolazione, senza la volontà di costruire e di investire in altre attività? Quali attività si possono sviluppare oltre alla siderurgia o già da subito in affiancamento alla stessa? Dove sono le azioni coraggiose al di là delle dichiarazioni propagandistiche? E se davvero il Governo vuole produrre acciaio, perché non ha formulato alla città una proposta realistica e concreta per una produzione senza emissioni inquinanti, posto che essa esista e posto che lo stabilimento di Taranto possa e debba ancora ospitare la produzione di acciaio?» [4].

Nel frattempo il Mise ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale una gara per «promuovere l’ideazione e la creazione di un nuovo logo del Ministero, attraverso un progetto grafico innovativo che sia in grado di rappresentare il ruolo ricoperto dal MiSE nella società italiana, nonché le sue principali competenze nei settori dell’industria, dell’energia, del mercato e delle telecomunicazioni».
Pasquale Esposito

[1] Mario Pierro, “Ex Ilva, corsa contro il tempo: soluzione entro il 3 novembre”, https://ilmanifesto.it/ex-ilva-corsa-contro-il-tempo-soluzione-entro-il-3-novembre/, 24 ottobre 2019
[2] Paolo Bricco, “Ex Ilva, Del Vecchio chiude. A Taranto ritorna la cordata italiana”, https://www.ilsole24ore.com/art/ex-ilva-vecchio-chiude-taranto-ritorna-cordata-italiana-ACSNRPu, 25 ottobre 2019
[3]
[4] Antonia Battaglia, “Taranto, i veleni dell’Ilva e le troppe domande senza risposta”, http://temi.repubblica.it/micromega-online/taranto-i-veleni-dell%e2%80%99ilva-e-le-troppe-domande-senza-risposta/, 28 marzo 2019

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