Expat Underground di e con Cecilia Gragnani

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Nell’ambito del Festival Inventaria – La festa del teatro off, al teatro Trastevere, Cecilia Gragnani ha presentato un monologo interessante e a tratti grottesco… Se non fosse vero!

Scenografia minimalista, che rende perfetta la scansione degli anni che Cecilia, la protagonista e narratrice e commentatrice ironica e consapevole, trascorre a Londra, periodo moooolto cool e funky per una giovane, raccontando dettagli dello stile britannico esilaranti e spaesanti, nonché ricorsivi e così ben descritti che sembra ti siano accaduti.
Primo dettaglio: lo humour con cui scandisce, in perfetto British Spelling, il suo non proprio facile cognome. G_R_A_G_N_A_N_I, ok?

E l’entusiasmo giovanile fresco e puro di chi di sente padrone di qualunque mondo possa abitare a vent’anni, Cecilia lo rappresenta con un body language preciso, sorprendente e a tratti, anche un po’ timido e riservato, come i prati sempre umidi inglesi. Sottotraccia.
La British Burocrazia, per certi versi assurda, i British lavori, meravigliosamente descritti in termini di motivation, development, and truly real growth experience, che in Italy sarebbero “rimediati”, ma che in England assumono un nonsocché di esotico, inclusion policy, pariteticità e pochissima, apparente, fatica. Per non parlare poi della parte remunerazione… Alta, ovvio, con quel che ti costa l’affitto..

Ma dove il monologo di Cecilia, a mio parere, diventa davvero interessante e cattura l’attenzione massima, è quando si intensifica il
mirabile gioco di linguaggio e significati e sensi, e contro significati e controsensi tra i diversi modi di chiamare chi emigra? Parte? Si sposta e poi ritorna? E dove risiede allora? E quando torna come si sente? E quando sta per ripartire cosa lascia? E perché tutte queste domande che ci facciamo?
Poi arriva la Brexit che fa una confusione tale che ti trovi a Londra e non sai più di cosa fai parte, soprattutto se ambisci alle imbrogliate e contraddittorie pratiche di … cittadinanza? …. naturalizzazione?
I genitori, gli amici, il Natale, tutto raccontato con un andirivieni artistico che ben meta-comunica il viaggio andata e ritorno, nel movimento continuo anche di emozioni in oscillazione.

Monologo godibilissimo, fluido, circolare, salta di qua e di là vivace e austero nello stesso tempo, che racconta i nostri giorni con un punto di vista personale, autentico e reale, al di la’ del comune giudizio su chi vuole andare a vedere di cosa parliamo quando si va a vivere oltralpe.
Bravissima Cecilia.

Stefania Ratini

La foto di copertina è stata scattata alla fine dello spettacolo.

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