Expo tra fallimento e insuccesso, seconda puntata.

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Mentre Renzi parla di “successo impressionante”, Sala – l’autorevole commissario unico – si mantiene cauto e afferma che il successo dell’evento non dipende dalle cifre e cioè dal numero di biglietti venduti e dalla possibilità di un pareggio dei conti. E rimanda  alla fine i bilanci.

Milano Expo 2015
Veduta aerea dell’area Expo a Rho

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Il tango dei biglietti di ingresso
Questi i dati ufficiali comunicati:
9 Luglio – biglietti coperti da contratti di vendita garantiti al 30 giugno 15,6 milioni al (con la benedizione di Deloitte consulting). 8 milioni e 450 mila biglietti già emessi ( notevole cifra secondo il comunicato!).
31 Agosto – per il Sole 24 ore  che riporta un comunicato stampa expo, i biglietti con sigillo fiscale emessi, ammontano a 13.784.308. Gli accessi del mese di Agosto, avrebbero  raggiunto quota 3,3 milioni.
Il numero dei biglietti emessi è inferiore di oltre 2 milioni di quelli coperti da un contratto di vendita. Disdette? Non si sa, ma in ogni caso, i numeri sono molto lontani dai 24 milioni di ticket necessari a pareggiare i costi di gestione.
Expo spa nei primi mesi non ha fornito report dettagliati neppure degli ingressi. I numeri  ufficiali sono stati sempre mediocri e neppure affidabili. Un iniziale black out dei sistemi informatici avrebbe reso le valutazioni poco attendibili. Dopo le proteste sulla scarsa trasparenza, la società ha iniziato a pubblicare  i dati degli ingressi dal primo al 9 agosto, senza però la distinzione giorno-sera nonostante un ingresso mattutino valga sei volte quello serale e cioè 30 euro contro 5.
I numeri. Nei primi due mesi 6,1 milioni di accessi, di cui il 15% cento con biglietto serale, una  partenza faticosa. Agosto si chiude a 3 milioni di presenze, siamo complessivamente a un totale dall’apertura di 12,2 milioni, ma anche considerando i “picchi” attesi per settembre e ottobre con questo trend, il traguardo dei 24 milioni di ticket è già sfumato. Le stime sono state dunque riviste dallo stesso Sala, che ora prevede 20 milioni d’ingressi al prezzo medio di 19 euro, totale 380 milioni. Ma sembra poco probabile che ce la facciano.

Il minuetto dei Costi di gestione
La gestione dell’evento costa 800 milioni (ovviamente dopo l’investimento iniziale di 1,3 miliardi), per qualcuno 960 milioni, perché alcuni costi di gestione finanziati dallo Stato sono stati considerati costi in conto capitale. Si sarebbe dovuto raggiungere il pareggio considerando un costo medio per biglietto di 22 euro, totale 528 milioni ( 24.000.000 di biglietti) , più i diritti sugli incassi e  sponsorizzazioni per 300 milioni. Ma il ricavato degli ingressi è sotto almeno di 150 milioni, comprendendo pure le sponsorizzazioni (aumentate chissà come a 380 milioni). I conti non tornano e ballano almeno altri 100 milioni senza considerare i 160 contabilizzati in conto capitale.
Manca un miliardo e mezzo – scrivono Gianni Barbacetto e Marco Maroni del Fatto Quotidiano ( che stimano gli ingressi effettivi, non superiori a 9.5 milioni). È costata* 2,4 miliardi di fondi pubblici, saranno recuperati soltanto 860 milioni: oltre un miliardo e mezzo di euro di differenza dovrà essere compensato dai contribuenti.
Si cerca di aumentare l’affluenza con varie  iniziative: convincere scolaresche a recarsi a Rho alla riapertura delle scuole – «3,5 milioni di euro stanziati dal ministero dell’Istruzione – biglietti gratis ai pensionati in agosto, in piena canicola, a spese dell’Inps, ticket regalati la sera a chi sosta nei costosissimi e disorganizzati parcheggi dell’esposizione». Ma questo può far crescere il numero dei visitatori, non migliora i conti, così come l’anticipo dell’ingresso serale alle 18 in vigore da fine Agosto.
Così Expo Milano 2015 insidia il record di maggiore insuccesso nella storia delle esposizioni universali dell’ultimo mezzo secolo. La situazione ricorda il “flop del millennio” di Hannover 2000: 18 milioni di visitatori invece dei 40 milioni previsti. Non sappiamo se questo avverrà, ma certamente i sistemi di rilevazione degli ingressi e dei ricavi, non sono proprio precisi e trasparenti, se come afferma il comunicato stampa dell’1 Settembre: «Tali valori sono calcolati a partire dal numero di accessi registrati dai sistemi di lettura digitale alle entrate, cui vengono sottratti gli accrediti e viene poi aggiunto un 4% per tener conto degli ingressi non registrati per cause tecniche ed operative».

La delusione
L’Expo era stato presentato come un evento che magicamente avrebbe invertito almeno per Milano e la Lombardia tutti i trend, dopo anni di crisi dei consumi, portando nella metropoli molti turisti italiani ma soprattutto stranieri.
Purtroppo  le cose non sembrano essere andate così e le aspettative di esercenti e commercianti sono state frustrate da un affluenza che anche se è sotto le aspettative, penalizza gli esercenti milanesi (tutti tranne quelli della Zona Duomo e dei Navigli) che con il biglietto 5 euro subiscono la concorrenza dei ristoranti all’interno dell’area espositiva (ormai percepita come una specie di Gardaland del cibo). I giudizi di Lino Stoppani, presidente dell’Epam (Associazione provinciale milanese dei pubblici esercizi) e di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi)-Confcommercio sono abbastanza critici. Infatti il 5 agosto in un intervista dichiarava: «sono davvero pochi gli esercenti contenti speriamo nel finale». In una ricerca della  Fipe di qualche giorno prima, emergeva come, per ristoranti e bar, 7 su 10 denunciavano  un bilancio negativo (26,1%) o molto negativo (43,4%) a maggio e giugno.
Vittorio Agnoletto si è chiesto quale potrà essere il destino futuro dell’attuale sito di Expo, al momento non si sa, ma il rischio che alla fine prevalgano “appetiti speculativi” è molto alto .
C’è quello che Barbaceto e Moroni definiscono “peccato originale” di Expo, il primo della storia realizzato su terreni privati: comprati e edificati da Aerexpo (70% Comune Milano e Regione Lombardia) che vorrebbe rivendere a prezzo adeguato. L’asta del novembre 2014 (340 milioni) è andata deserta. La soluzione sarà in primis un ribasso del prezzo e si parla di riprovare a 280. Si dice che alcuni privati vorrebbero creare una nuova Eurodisney dedicata al cibo. Ma potrebbe entrare in campo il Governo per creare una nuova università o un sito per la ricerca.
Per ora è solo un grande e rispettabile Luna Park. È vero che in Expo ci sono anche alcune cose che vale la pena di vedere, ma per carità niente Tour Eiffel o Cristal Palace.

L’impatto tematico  “Nutrire il pianeta, energia per la vita” naufraga al cospetto dell’immagine di sponsor come McDonald’s o Coca Cola e anche della stessa Eataly, tutti marchi più o meno rispettabili, che cercano di nutrire il pianeta, ma ovviamente lo fanno per il successo e la crescita dell’impresa! E forse  questo ha contribuito a smorzare l’impatto della manifestazione che non resterà memorabile per il messaggio e neppure per le idee emerse.
Francesco de Majo

[1] Costruzione del sito 1 miliardo e 200 milioni,  extra-costi per una cinquantina di milioni; costi di gestione 960 milioni; terreni 160 milioni. Totale: 2,4 miliardi di euro. 200 milioni da biglietti; 380 milioni da sponsor e royalties; 280 milioni (si spera) dalla rivendita dei terreni. Totale: 860 milioni.

Fonti:
Il Fatto Quotidiano del 03/09/2015.
Il Fatto Quotidiano del 05/08/2015
“Expo, ad agosto 3,3 milioni di accessi. Venduti ad oggi 13,7 milioni di biglietti”, www.ilsole24 ore.com, 1 settembre 2015
Comunicati stampa Expo del 9/7, 3/8 e 1/9 2015
Oriana Liso, «Stoppani: “Sono davvero pochi gli esercenti contenti, speriamo nel finale”», Repubblica Milano, 5 agosto 2015
Vittorio Agnoletto, “Expo 2015: torna il reato di lesa maestà”, Il Fatto Quotidiano  22 giugno 2015

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