Ezio Bosso. La musica che rimane

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15 Maggio 2020 apprendo che Ezio Bosso ci ha lasciati.
In un primo momento provo tanta tenerezza, ma subito mi riprendo pensando che anime come la sua non moriranno mai nelle vite di chi lo ha amato.
Sarebbe superfluo raccontare chi è Ezio Bosso e sono certa che non bisogna intendersi di musica per apprezzarne la qualità artistica e l’estro geniale che lo caratterizzano.
Direttore d’orchestra, compositore, pianista italiano ma soprattutto uomo di grande determinazione.
Voglio rendergli omaggio raccontandovi di lui attraverso alcune delle sue più intime riflessioni.

Tra le tante mi colpisce quella condivisa presso l’Ordine degli avvocati di Bari in tema di “rapporto tra l’ascolto del musicista e l’ascolto del legale”.
Bosso sostiene che “parlare di ascolto sia una delle tematiche più difficili in quanto la correlazione tra l’ascolto e la vita è fondamentale e non esiste pratica che non preveda il principio, il diritto ed il dovere all’ascolto. Per riconoscere i propri diritti dobbiamo capire i nostri doveri e capire soprattutto i nostri limiti per accettarli al fine di spostarli e non superarli ma soprattutto per riconoscere i nostri pregi”.
Bosso prosegue ponendo l’accento sul cittadino del domani affermando che “il cittadino di domani si fonda sull’ascolto e sulla conoscenza di uno spartito giacché ascoltare significa conoscere ed al contempo di ascoltare esiste il sentire”.
Per Bosso “La musica non è bella è importante”. Ed ecco che in occasione della presentazione del suo album “and the things that remain”, “le cose che rimangono” ci offre la sua splendida riflessione partendo dal fatto che “per un certo periodo a tutte le persone che incontravo chiedevo quali erano per loro le cose che rimanevano”.

Qualcuno pensava a ciò che rimarrà di noi dopo la morte, ed è un pensiero che ho anch’io, con il tempo che mi resta e i figli che non ho, ma molti riflettevano su ciò che gli era stato trasmesso da chi non c’è più. Ho scritto un trio con quel titolo, nell’album non c’è ma il concetto sì: di questo mi occupo, della musica che rimane“.

Bosso ci lascia in eredità un grande insegnamento su come saper “accettare e spostare i nostri limiti” e soprattutto la possibilità di rivolgere al nostro “io” una domanda intima e personale: quali sono per ognuno di noi le cose che rimangono?
Grazie Ezio Bosso.

Agnese Somma

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