FalloDischi: l’etichetta amica per colpa dei Fugazi

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Ho conosciuto Mario in un piccolo locale di Roma nel quale suonava il gruppo punk “L’AMO”.
Seduto su uno sgabello vendeva dischi di vari artisti e non solo del gruppo che si stava esibendo.

L’AMO

Un ragazzo che riusciva facilmente a  trasmettere entusiasmo e passione quando parlava orgogliosamente della piccola etichetta discografica aperta insieme agli amici Alessio e Michele.
Ragazzi che vivono tra Bagnoli e Pozzuoli, che producono dischi ed organizzano concerti in giro per l’Italia. Questi sono i boys di FalloDischi, senza peli sulla lingua, promotori della musica indipendente. Li andiamo a scoprire attraverso questa intervista.

Parlateci di voi. Cos’è e come nasce FalloDischi?
Siamo Alessio, Mario e Michele. L’idea è venuta ad Alessio e Mario sul tetto di Officina99 mentre proiettavano, diretto sul muro, Instrumental dei Fugazi. Lì ci siamo detti che si poteva provare e abbiamo provato. E’ sempre colpa dei Fugazi.

Che significa aprire un’etichetta in tempi come questi? Come vedete il futuro della musica indipendente in Italia?
Aprire un’etichetta in questi tempi significa divertirsi, perché quello che facciamo lo facciamo divertendoci. A monte c’è una passione, tutto viene di conseguenza e grazie a quella passione ci sembra che anche le cose difficili non siano così difficili e le si fa e basta.
Sulla musica indipendente in Italia è difficile dare una risposta sensata per due motivi: 1) non siamo italiani, non c’interessa dell’Italia; siamo profondamente, volgarmente, orgogliosamente napoletani. Non siamo italiani, tutt’al più siamo degli ostaggi dell’Italia; 2) bisogna spedicificare per indipendenza cosa s’intende: s’intende il DIY (per noi “indipendente” questo vuol dire) o i tipi che fanno le cover degli 883? Perché se s’intende i tipi che fanno le cover degli 883, è palese, anche musicalmente, l’Italia non esiste ed è meglio che non esista. Se s’intende l’Italia del DIY allora tutto bene, magari meno d’un tempo, ma tutto bello. Piuttosto, come vediamo il futuro della musica indipendente e non a Napoli? Roseo. E’ arrivata la primavera.

La Via degli Astronauti

Come trovate gli artisti da produrre?
Alla base dei dischi stampati ci dev’essere un’amicizia di fondo. I primi dischi usciti – alcuni anche oggi – erano completamente fatti a mano e tagliare, incollare, masterizzare, verniciare per 100 volte ti porta via una settimana di vita e un casino del genere lo si fa solo per gli amici. Di solito funziona che qualche amico registra qualcosa e la si ascolta, poi o scatta la voglia di fare o non scatta. Fallodischi è come la ragazza carina del banco affianco al tuo che ti piace e con la quale non ti sai relazionare perché troppo timidio e lei, in un giorno x, proprio perché sei un caso disperato, ti passa, senza alcuna richiesta da parte tua, la versione di Latino. Ecco, noi siamo la ragazza carina, i dischi sono la versione di Latino, i nostri amici il timidone.

Fino alla metà 2011 avete prodotto gruppi come “La Via degli Astronauti”, “L’AMO”, “Nasov”, “Rella the Woodcutter”. Come è andata e cosa è successo dopo?
E’ andata che abbiamo capito come si facesse un disco a spese dei dischi che facevamo; abbiamo capito che è meglio non usare troppa vernice per i cd e che è meglio spendere una cosa in più e serigrafarli, per la pace di tutti e degli stereo di tutti. Li abbiamo creati e li abbiamo portati ai concerti – perché una bella fetta di FalloDischi, fetta alla quale teniamo quanto alla storia di fare dei dischi, sono i concerti a Napoli – e lì sono finiti. Tutte le uscite da te nominate sono sold out – dei Nasov ci rimangono 3 copie – e non sappiamo se sia un successo, non raggioniamo in successi e insuccessi, sappiamo solo che è molto bello quando aggiorni il blog e scrivi “sold out“. Da un senso di benessere.

Qual è la band, da voi prodotta, a cui tenete di più e quella sulla quale avete investito di più?
E’ una domanda difficile perché tutti i dischi che sono usciti sono usciti perché “dovevamo” farli uscire e a tutti siamo molto legati. In termini economici – ma le aziende, i politici e i lestofanti parlano in termini economici – ci sono band che “vendono” di più e quindi è possibile spendere qualcosina in più, però, in termini sentimentali, sono tutti uguali, ugualmente amati. Quella di fare uscire i dischi è una bella cosa, vederli pronti, in una scatola tutti assieme, ci inorgoglisce. Quando arrivarono le copie del vinilone bianco de L’AMO ci ritrovammo tutti, massimo in un paio d’ore, per osservarlo da vicino, nessuno aveva mai stampato qualcosa in fabbrica. L’impressione era, a quel giro, d’averla fatta grossa.

La musica non proviene tutta da musicisti napoletani. La scelta delle band segue un criterio?
Di base dev’esserci amicizia, il frequentarsi. Certe cose le si fa solo con chi vuoi bene. Non c’è genere che tenga – di fatto non ci sono, nel nostro catalogo, due uscite assimilabili per genere. Non ci sono reali buoni motivi per sperperare un po’ di soldi se non per amicizia, amore del tuo prossimo e un po’, giusto un po’, della musica.

Tutta la musica da voi prodotta può essere scaricata in free download dal vostro sito. Qual è il modello economico di FalloDischi?
L’idea è che il free download ti permette di raggiungere un mucchio di persone non a portata di mano, più dei dischi stampati, sia geograficamente che numericamente. Quindi, da parte nostra, da gente che tutto quel che riceve lo rimette a disposizione di nuovi dischi, sarebbe poco “furbo” non adoperarlo. E’ un modello economico molto poco modello e molto economico nel senso di poco dispendioso. Un’uscita per volta e con l’ultima finanziare quella dopo e così via.

Progetti futuri?  Mai fatti progetti, ma solo supposizioni. Il progetto ha sempre un fine e dei mezzi per giungere a quel fine, la cosa che ci piace di FalloDischi è che non abbiamo fini, pertanto non ci servono mezzi e non riteniamo gli altri, i gruppi, la musica dei semplici mezzi. Tutto, ai nostri occhi, è il fine. Per questo preferiamo le supposizioni e la nostra supposizione è di continuare così come stiamo facendo, con dischi e concerti, divertendoci, divertendo gli altri e divertendo chi ci vede divertirci. FalloDischi è un mezzo che utilizziamo per godere della nostra compagnia e della compagnia dei nostri amici. Semplice. Alle uscite fatte presto si unirà il disco, in cd, dei Culture Wars, e il vinilone degli Heisenberg.

Vacanza

Quale consiglio dareste ad una band emergente che volesse fare un disco?
Non sapremmo, non conosciamo molti gruppi emergenti o etichette emergenti. I dischi che facciamo uscire non sono di gruppi che si sentono emergenti, ma di persone perfettamente adatte alla realtà che li circonda e a nessun’altra. Nessuno di noi ha la pretesa di crescere, anzi, FalloDischi è un buon motivo per non crescere, è ogni giorno, sulla nostra pelle, per questioni serie, che non riguardano la musica, vediamo i frutti di quest’idea distorta per la quale crescere vuol dire benessere e sviluppo/progresso – oramai sempre più un’unica cosa – sono sempre una crescita. Come se la vita fosse tutta grafico, una formula matematica. Noi non crediamo a queste cose. Crediamo che nella povertà ci sia, se non onestà, almeno sincerità. Preferiamo essere noi stessi, con pregi e difetti, ma essere noi stessi. Così, in chi ci relazioniamo cerchiamo quel che sono, intimamente, che poi, quando tutto fila dritto, è quel che ci appare.

Valerio Tirri

FALLODISCHI e Free download
http://fallodischi.blogspot.it/

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