Fang Fang: Wuhan. Diari da una città chiusa

Cina Wuhan
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All’inzio fu Wuhan. La scrittrice cinese Fang Fang ha raccontato la prima quarantena mondiale causata dal Covid-19 in un diario molto personale, scritto nella sua casa di Wuhan.
Il suo “diario della quarantena” è nato quasi per caso, dall’esigenza di parlare, di lasciare una traccia scritta di quei giorni che – col senno di poi – hanno rappresentato un vero e proprio “turning point” della storia contemporanea.

Leggendo le sue parole abbiamo avuto la sensazione di trovarci in un tempo “sospeso”, lontano dai ritmi e dagli spazi consueti della nostra contemporaneità accelerata, un sentimento che invece, di lì a pochi mesi, avremmo vissuto anche noi, in Italia, in un paese distante migliaia di chilometri dall’idea stessa della Cina imperiale, da cui sembrava dividerci tutto; ecco, se in quel momento avessimo dovuto pensare all’altrove, forse la Cina sarebbe stata la prima scelta.

Poi invece l’onda cinese è arrivata, e Wuhan non è sembrata più lontana, anzi, a quel punto la regione del Hubei sembrava attenderci dietro le curve e lungo i rettilinei del-la Pianura Padana.

Nel corso di 60 giorni, dal 25 gennaio al 26 marzo 2020, la scrittrice ha voluto mantenere i contatti con i suoi amici, i lettori, i parenti, usando le opportunità offerte dai social media cinesi, e quindi ha pubblicato, giorno dopo giorno, 60 capitoli online, pagine virtuali che poi sono diventate un libro, ‘Wuhan. Diari da una città chiusa’, tradotto dal cinese all’inglese da Michael Berry, il suo traduttore americano, ed oggi finalmente pubblicato in italiano con la traduzione dall’inglese a cura di Caterina Chiappa.

Dobbiamo ringraziare proprio Michael Berry per averci donato queste pagine di “history in progress”, visto che proprio lui ha avuto l’idea di tradurre i pensieri e le descrizioni giornaliere di Fang Fang, mentre lui stesso le leggeva su WeChat e Weibo (gli equivalenti cinesi di Whatsapp e Twitter), mentre il governo cinese, con la sua spietata censura, ne cancellava ogni traccia dal web.

Le difficoltà di superare la censura cinese da parte di Fang Fang traspare in ogni suo post, quando la lingua crea quasi parole “camaleontiche”, pronte a cambiare colore e forma, per non essere intercettate e cancellate dal Partito.
Ecco allora che il continuo sottolineare l’importanza del lavoro svolto dai funzionari giunti in provincia, le frequenti dimostrazioni di fiducia nel sistema sanitario cinese (sebbene alternate ad invettive contro i “cattivi funzionari”, e la loro incompetenza) possono suonare come una sorta di sottotesto obbligatorio, un escamotage per non essere cancellati…

Fang Fang non offre soluzioni, non scrive un saggio politico, bensì descrive la sua quotidianità, che – giorno dopo giorno, con l’acuirsi delle ordinanze di lockdown totale – si fa sempre più claustrofobica, la vita si stringe dentro le mura casalinghe, e lascia poco spazio al mondo esterno, che ormai traspare solo dall’alternarsi delle stagioni dietro le finestre, e le voci (sempre più rare) degli operatori sociali che portano il cibo nei vari compound, nei grattacieli di Wuhan, lasciandolo fuori dei portoni.

Il linguaggio è tutt’altro che epico (come forse ci si aspetterebbe per la descrizione di un fatto epocale come questo…), è semplice, diretto, adatto anche a noi occidentali, curiosi di sapere cosa stesse succedendo nel lontano oriente.

Fang Fang documenta ogni fase della crisi sanitaria, giorno per giorno, e mentre elenca, con dolore, i nomi delle persone scomparse che lei conosceva, parla anche degli stessi problemi che poi avremmo dovuto affrontare noi nei primi giorni della crisi: le mascherine introvabili, l’aumento dei prezzi, la mancanza di medici preparati e di ospedali adatti, ecc…

Nei post l’autrice parla anche della morte del dottor Li Wenliang, uno dei medici che avevano scoperto il nuovo virus all’inizio dell’epidemia e che per questo fu addirittura punito, emarginato dalla comunità scientifica, prima di morire anche lui per il Covid, dimostrando ancora una volta che il popolo non ama Cassandra.

La descrizione del caos iniziale negli ospedali, poi quella delle prime misure di contenimento, i nuovi centri Anti-Covid che spuntano velocemente tra l’ammirazione degli abitanti, le notizie ufficiali e le smentite, di cui però ormai diffidano tutti, addirittura gli attacchi dei Trolls dei social che sbeffeggiano medici ed intellettuali, accusati di remare contro lo stato (persino lei ne è stata vittima, e reagisce con rabbia e stupore..), tutto oggi sembra un prologo di un film già visto, purtroppo, anche da noi.

Un libro da leggere, un vademecum contro il veloce oblio che sembra crescere in questi giorni anche in Italia, una testimonianza lontana eppure vicinissima, laddove cambiando latitudini, nomi e panorami, sembra proprio di guardarsi allo specchio.

Fabio Ronci

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