Covid-19. Nuovo farmaco antivirale: efficacia, effetti collaterali e costi

ricerca scienza
history 7 minuti di lettura

Il primo Ottobre scorso, dando l’impressione che fosse quella risolutiva, è arrivata la notizia della disponibilità di una nuova terapia per la Covid-19 da parte delle aziende Merck e Ridgeback Biotherapeutics. Si tratta di un farmaco antivirale: il Molnupiravir [1].

Indubbiamente si annuncia una terapia importante, di grande utilità, per giunta di facile somministrazione, con un costo che si pone fra quello elevato degli anticorpi monoclonali (dai 1.000 ai 2.000 euro per dose) e l’altro più contenuto dei vaccini (dai 20 ai 40 € per dose con eccezione Astra Zeneca che ha prezzo politico 2,5 euro circa fino alla dichiarazione di fine pandemia), ma non la risoluzione definitiva che cerchiamo.

La risposta agli annunci, sempre improntati alla ricerca dell’enfasi massima, ha però dato l’impressione che la battaglia fosse finita e con essa la vittoria della guerra antipandemica. Le borse e la finanza hanno immediatamente raccolto la notizia come se la conferma fosse arrivata. Le quotazioni dei titoli delle aziende produttrici di vaccini venivano ridimenzionati nei valori, a volte in picchiata, nonostante resti intatta l’utilità del vaccino. Magari chi non potesse vaccinarsi rischia meno grazie all’uso del nuovo farmaco in caso di contagio. Di contro il titolo della Merck, l’azienda produttrice del Molnupiravir, anche nota fuori dagli Usa e dal Canada come Merck Sharp &Dohme (MSD), in ovvia controtendenza.
L’impressione avuta, seppur influenzata da trepida attesa, è che si trattasse della solita maniera di bruciare tutto e subito, senza comprendere molto ed in una evidente cavalcata collettiva dell’onda emotiva. Cercando di ricapitolare, è indubbio che per chi ha subito oppure è stato vicino ad eventuali colpi del contagio, il ridimensionamento dell’ansia grazie all’annuncio, ha esposto ad un eccesso di reazione, ma la notizia, seppur notevole, beneaugurante come qualsiasi altro efficace elemento di contrasto alla pandemia, ha la necessità di essere ben circostanziata. Corretto quindi che il nuovo farmaco venga valutato senza frenesie nelle sue caratteristiche secondo i normali protocolli scientifici, venga esaminato dalle agenzie regolatorie prima ancora di enfatizzarne meriti che non illudano più del necessario o che inducano ad etichettare velocemente al contrario, soluzioni meritevoli di ogni attenzione.
L’azienda interessata che ha dato l’annuncio ha scritto parte della storia della farmacologia in ambito vaccinale, terapeutico nelle soluzioni antibatteriche ed antiparassitarie in ambito umano ed in medicina veterinaria, nella produzione di vitamine e di farmaci importanti in oncologia come pure in anestesiologia. È una multinazionale che se si espone significa con buona dose di verità che la soluzione è garantita ed in effetti così appare il prodotto per il quale si accinge a chiederne l’uso in emergenza.
Ma vediamo più in profondità di cosa si tratta, tralasciando le enfasi e l’emotività dovute all’esigenza di liberarsi definitivamente della Covid-19.
È accaduto che durante la sperimentazione di fase 3, un farmaco antivirale di tipo ribonucleosidico, noto come MK-3382 oppure EIDD-2188, sigle che indicano la provenienza Merck oppure Emory Institute for Drug Discovery (Università collaboratrice della Merck e della Ridgeback Biotherapeutics per realizzarlo), ha dimostrato di ridurre del 50% il rischio di ospedalizzazione o di morte per il paziente infettato da Sars CoV-2. Questo diminuzione, che è considerabile un successo importante malgrado le soluzioni vaccinali antiSarsCov-2 abbiano garantito protezioni più elevate,  avviene dopo sole due somministrazioni giornaliere del farmaco per via orale per 5 giorni alla comparsa dei primi sintomi.

Fino a questa notizia la Scienza aveva già messo a disposizione un altro antivirale, il Remdesivir, appartenente ai farmaci nucleotidici per uso endovenoso messo a punto da Gilead Sciences per combattere l’Ebola, ma con dannosi effetti collaterali. Sull’uso di quest’ultimo contro il Sars Cov-2 però si erano accavallate diverse visioni e gli studi condotti avevano raccomandato l’uso del Remdesivir per uno stadio più avanzato della Covid-19. Questo non rende possibile un paragone tra la vecchia e la nuova soluzione antivirale. Anzi per il Remdesivir, una disposizione dell’OMS, considerava non sufficienti i risultati prodotti per raccomandarne l’utilizzo. L’uso endovenoso inoltre ne limita la somministrazione agevole rispetto alla compressa orale del Molnupiravir il cui apporto terapeutico parte da basi molto diverse.

Il nuovo preparato ha azione ribonucleosidica che riduce la replicazione del SarsCoV-2 introducendo un filamento di RNA di nuova formazione nel genoma virale. Esso causa errori multipli nella replicazione virale compromettendone di fatto la replicazione stessa. Sono anche riportate le prime dichiarazioni come quella di Andy Pavia capo della divisione di malattie infettive pediatriche della Università dello Utah. “Se questo funziona, cambierà il panorama […] C’è ancora molto che dobbiamo sapere. Che aspetto ha il profilo degli effetti collaterali?” [2].
Circa questi ultimi aspetti Dean Li, capo della ricerca e sviluppo di Merck, ha dichiarato di non rilevare particolari effetti collaterali anche se dettagli più completi saranno disponibili nel futuro. Probabilmente è proprio questo l’aspetto che ha richiamato di più la comunità scientifica. Sembrerebbe, ed è oggetto di riflessioni approfondite, che proprio gli effetti collaterali insignificanti abbiano colpito essendo noto, ad esempio, che nell’uso degli agenti antivirali come il Remdesivir, siano la complessità degli effetti collaterali soprattutto in direzione epatica a discriminare per il medico quale paziente trattare. Non tanto gli effetti antivirali ma le controindicazioni possono frenarne l’uso terapeutico. Nel caso del Molnupiravir gli effetti sarebbero a volte tanto insignificanti da essere più bassi che nel placebo [3].

Altro dato che ha colpito molto è che la sperimentazione è stata interrotta in anticipo su raccomandazione di un comitato indipendente previa consultazione con la Food and Drug Administration (FDA). Questo nelle intenzioni renderà più veloce la procedura per la concessione dell’utilizzo in emergenza. Dovrebbe già essere stata richiesta, e se concessa, si avrà un ulteriore elemento per la riduzione di ospedalizzazione e di numero di morti nei casi in cui sarà prescrivibile la terapia.
Altro dato favorente è che l’efficacia del Molnupiravir è stata rilevata anche sulle temibili varianti Gamma, Delta, e MU.

Merck ovviamente non è l’unica multinazionale che si muove per ottenere un antivirale efficace. Pfizer e Roche sono in fase avanzata di studi sulle loro proposte.
Pfizer, ad esempio dopo il successo del suo vaccino, prepara in uso orale il suo Ritonavir (inibitore delle proteasi) a basso dosaggio; un vecchio preparato associato ad altri farmaci nella lotta contro l’HIV.
Roche lavora invece sul suo Ronapreve (Casirivimab e Imdevimab- anticorpi monoclonali-) che secondo l’azienda riducono significativamente la carica virale entro sette giorni di trattamento in quei pazienti la cui risposta immunitaria non è stata sviluppata adeguatamente. Sarebbero questi, secondo l’azienda, i risultati di uno studio in fase II/III [4].

Parallelamente a queste notizie registriamo che Astra Zeneca abbia chiesto autorizzazione all’uso emergenziale di un suo cocktail anticorpale eventualmente da utilizzare in quei casi in cui i soggetti soffrono di una risposta immunitaria carente a causa di chemioterapie, ad esempio, o di farmaci immunosoppressori in caso di trapianti d’organo. Il farmaco ha sigla AZD7442. Il preparato biotecnologico annunciato è costituito da un cocktail di anticorpi creati in laboratorio che nelle attese dovrebbero permanere in circolo, dopo le due somministrazioni sequenziali, per un tempo variabile da alcuni mesi ad un anno. L’uso potrebbe essere comunque adatto per tutti coloro che hanno la necessità di rafforzare le proprie protezioni nel caso di una ipotesi di contagio; si suppone ad esempio nei settori sanitari o militari. Attenderemo anche in questo caso i necessari riscontri legati alle normative regolatorie [5].

Ricapitolando le attuali disponibilità di risposta alla pandemia, oltre ai vaccini che restano la migliore risposta a più ampia diffusione e tutela, riguardano gli anticorpi monoclonali della Regeneron, Eli Lilly e GlaxoSmithKline che ormai da mesi aiutano coloro che ne hanno potuto far uso salvando vite, seppur a costo elevato come indicato sopra. La gestione sanitaria di queste terapie è da affidare in luoghi ospedalieri e ad efficacia sostanzialmente più alta rispetto all’antivirale annunciato, Molnupiravir, il cui costo per trattamento risulta però più basso, vicino ai 700 dollari, motivo per il quale andranno vagliati tutti gli aspetti terapeutici connessi compresi quelli legati ad un più versatile e facilitato uso.
In questi quasi due anni di sofferenze in cui siamo passati dalla difesa antipandemica quasi a mani nude dei nostri operatori sanitari alla disponibilità di queste risorse, tanta strada è stata percorsa. Resta la sfida di una disponibilità vaccinale per tutti, con attenzione e sforzi per raggiungere tutti i popoli coprendo anche le difficoltà dell’ultimo miglio da percorrere nel globo. Altra nuova sfida è rendere disponibili le nuove soluzioni farmaceutiche anche per coloro che non hanno coperture dai loro sistemi sanitari o che economicamente non dispongono delle somme per acquistarle.
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://s2.q4cdn.com/584635680/files/doc_news/Merck-and-Ridgebacks-Investigational-Oral-Antiviral-Molnupiravir-Reduced-the-Risk-of-Hospitalization-or-Death-by-Approximately-50-Per-C1CSM.pdf
[2] https://www.statnews.com/2021/10/01/mercks-antiviral-pill-reduces-hospitalization-of-covid-patients-a-possible-game-changer-for-treatment/
[3] https://seekingalpha.com/article/4458406-mercks-molnupiravir-could-be-massive
[4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/01/covid-lannuncio-della-casa-farmaceutica-merck-con-antivirale-molnupiravir-50-di-ricoveri-e-di-morti-nei-pazienti-non-gravi/6339533/; https://www.roche.com/media/releases/med-cor-2021-09-30.htm
[5] https://www.reuters.com/world/us/astrazeneca-files-us-approval-drug-prevent-covid-19-2021-10-05/

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: