Fat White Family, Songs For Our Mothers: maneggiare con cura

Fat White Family songs for our mothers
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Sarà sicuramente un caso che l’uscita del secondo disco dei Fat White Family avvenga nei giorni del World Economic Forum che si svolge a Davos, in mezzo alle Alpi svizzere, sotto l’egida dei personaggi di punta delle multinazionali con almeno cinque miliardi di dollari. Le dieci tracce di Songs For Our Mothers sarebbero state perfette per una vasta azione di disturbo musicale su tutte le discussioni che si sono svolte da quelle parti per plasmare il mondo e il suo futuro.
Anche questa volta la carica trasgressiva, anarchica, sovversiva del gruppo del sud di Londra è intatta così come era accaduto al loro esordio con Champagne Holocaust (2013). Quindi a dispetto del titolo non si tratta di dediche romantiche e inneggianti alle nostre mamme.
La loro resta una fortissima attitudine punk alla musica e all’essere artista che concettualmente li potrebbe collocare tra gli eredi, dopo questi due dischi, dei Clash. Qualche mese fa Iggy Pop, in una sua dichiarazione, li ha definiti «membri della sua famiglia».

Ma è appunto solo un’attitudine, un’inclinazione perché la loro musica come un caos organizzato, dalla loro capacità compositiva, si muove su altri registri. Loro stessi non si riconoscono in nessun genere. E così percepiamo una notevole dose di psichedelia in Tinfoil Deathstar (strepitoso il ritmo tra percussioni e basso anche nel suo rallentare) o nell’andatura folk Goodbye Goebbels che, se non fosse per le liriche (gli ultimi momenti nel bunker di Hitler prima del suicidio), potrebbe accompagnare il canto di un intero pub dopo la vittoria della propria squadra di rugby. Con Satisfied siamo nelle atmosfere industrial, sempre con un ritmo ingaggiante, che in qualche frangente si addolcisce senza mai perdere tracce di metalli disturbanti. Con i quasi sette minuti di Duce ci troviamo in un viaggio tra cupi sotterranei sospinti da una nenia metal doom, mentre We Must Learn To Rise pur essendo altrettanto dura, con molti momenti inquietanti, ci devia l’ascolto per la costante presenza delle trombe. Lebensraum invece è su un altro pianeta: meno di tre minuti cantati in tedesco di un mix di folk e country con lievi accenni di chitarra punk.  Anche When Shipman Decides è una ballata, quasi un lento valzer che fa riferimento a tradizioni sonore americane. E che dire dell’iniziale The Whitest Boy On The Beach dove ancora una volta mostrano la loro bravura nella composizione: un pop da discoteca che affonda le sue radici negli anni settanta con un grande Lias Saoudi (voce e autore dei testi) che canta come se stesse registrando per una canzone di un altro genere.

Forse con l’unica eccezione di Tinfoil Deathstar dove sembrano, stranamente, avere un atteggiamento moralista sulla  diffusione della droga, i testi dei Fat White Family vanno maneggiati con cura per i temi trattati e per gli angoli visuali da cui vengono affrontati. Se è vero che in molti casi la lettura è a più livelli quando si parla di dittatori e dittature, di violenze estreme, serial-killer, omicidi di stato, povertà estrema, sempre con toni e contenuti politicamente scorretti, liberi da condizionamenti di ogni genere il rischio è quello di fraintendere le loro provocazioni. Ma a loro non manca cultura e intelligenza per scrivere di questi argomenti.
Da maneggiare con cura anche i loro concerti spesso incendiari.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: non pervenuto
Fat White Family
Songs For Our Mothers
etichetta: Without Consent
data di pubblicazione: 22 gennaio 2016
brani: 10
durata:  46:24
cd: singolo

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