Femmine che per una volta strappano la parola ai maschi

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Io sono molte. L’invenzione delle personagge.
Si intitola così il convegno organizzato a Genova dal 18 al 20 novembre 2011 dalla società italiana delle letterate, costituita da circa duecento scrittrici, giornaliste, studiose, donne appassionate di libri e di tutte le forme del narrare.
Donne che mettono al centro altre donne. Si è aperto così il convegno, con questo titolo un po’ bizzarro, ma pieno di semantica consapevolezza rivoluzionaria.


Personagge quotidiane. Sorrento 2010. Foto Francesco Liguori

Con “Io sono molte” sembrano voler rievocare l’ancestrale desiderio femminile di unirsi le une insieme alle altre, in un dimensione fisica e mentale di comunione di storie, letture, emozioni e saperi.
Con “L’invenzione delle personagge” invece, inserendo nel titolo questa provocatoria storpiatura del termine, esse stesse sembrano volere infrangere, anche con un pizzico di ironia catartica, quell’assurda barriera linguistica, in cui le parole hanno significato solamente se pronunciate nel genere maschile, come  “personaggi”.
Non è questa una forma di maschilismo intrinseco, che si nasconde in modo perverso tra le parole del nostro quotidiano, strisciando quasi come un serpente dentro la nostra testa e rischiando a volte di sfiorare, pericolosamente, la mano delle piccole idee che nascono?
Mi piace pensare che queste donne abbiano voluto cominciare proprio da qui. Da questo bel calcio forte, sferrato volontariamente a tante di queste parole. Si cominciano così le piccole rivoluzioni, ribellandosi alle parole precostituite.
In questo convegno, abbiamo ritrovato quindi le nuove protagoniste, quelle che prendono vita nei romanzi, nelle forme teatrali, nei film, nelle serie tv, donne nate dalla fantasia di altre donne.
Donne protagoniste di romanzi o film, donne che hanno saputo bussare alla porta intima di altre donne, donne nate così, quasi per caso .
Alcune timidamente sono fuggite via, mentre altre sono ancora lì, nella dimensione dell’emozione di qualche donna e non osano andarsene.

Io sono molte”. Donne generatrici di idee si riuniscono in laboratori trasversali, fatti di dibattiti, riflessioni, pensieri nuovi, per dare vita, come solo le donne sanno fare, alle personagge e quindi al necessario percorso verso l’insidiosa ricerca della propria identità femminile. Possibilmente sciolta dai limiti costrittivi dell’idea di donna vista dagli occhi degli uomini. Possibilmente libera di accogliere e di rifiutare, libera di contenere il maschio e la femmina insieme, con l’obiettivo però di emergere in quanto donna, in quanto personaggia moderna, orgogliosa di se stessa in una dimensione spazio-temporale nuova, finalmente ricca di intense possibilità.

Io sono molte”. Domande e risposte si susseguono come in una dialettica d’altri tempi, per riuscire a comprendere le piccole e le grandi trasformazioni delle protagoniste femminili dei nostri libri, dei nostri film, dei nostri racconti.
Mi domando che fine abbia fatto il penelopismo che ha accompagnato indissolubilmente la figura femminile nel corso della storia, esiste ancora oppure è stato inesorabilmente ingoiato da certe personagge, come l’eroina antidiva bisessuale Lisbeth Salander di “Millennium” ?
Donna vittima degli uomini e capace di riscattarsi attraverso la vendetta, donna amata dalle donne e dagli uomini. Donna piccola, sola e fragile, ma capace di vincere grazie ad una forza fisica e mentale, alimentata principalmente dalla rabbia del suo vissuto.
Ci si chiede come un uomo possa aver generato una personaggia così, o come sarà la personaggia del futuro. Ma allora in quale personaggia la donna vuole identificarsi?
Questi e tanti altri interrogativi aleggeranno frizzanti tra le tante letterate, ma forse la strada della ricerca dell’identità è ancora lunga, e molto complessa.
Forse non vogliamo essere né Penelope né Lisbeth, o forse vogliamo solamente essere libere di sceglierle entrambe, incluse ovviamente tutte quelle che sono nel mezzo.

In ogni caso ringraziamo tutte queste donne meravigliose che si sono riunite a Genova, per riflettere, per capire, per dare vita a questo cammino verso un concetto universale di identità femminile, capace sia di accogliere (“io sono molte”) ma anche di ribellarsi (“L’invenzione delle personagge”), come tutte noi possiamo essere.
Le ringraziamo soprattutto perché, cercando la strada anche per noi, sono anche un po’ noi, anzi sono molte di noi.

Bianca Tor

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