Femminismo per il 99%, un manifesto di Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya e Nancy Fraser

Condividi
donne durante una manifestazione

Sono molti gli eventi e i fatti che ci portano a rileggere sotto una nuova luce le teorie delle tre accademiche americane che nel loro Manifesto “Femminismo per il 99%” hanno posto in discussione il rapporto tra femminismo e capitalismo neoliberista.
L’attenzione di questi giorni è, tra l’altro, rivolta alla recente elezione di Kamala Harris a vicepresidente USA, al movimento in Polonia di migliaia di donne che sono scese in piazza per difendere la possibilità di interrompere la gravidanza, ai dati sulla disoccupazione in Italia legata al quasi mezzo milione di posti di lavoro persi dalle donne nel 2020, a quel 60% in più delle donne che hanno chiesto aiuto al numero di emergenza durante il primo lockdown e soprattutto le profonde trasformazioni economiche e sociali in corso che stanno conducendo ad un riassetto del lavoro salariato svolto in smart working e del lavoro di cura svolto in contemporanea.

copertina Femminismo per il 99%Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya e Nancy Fraser hanno voluto in questo libro codificare le linee guida del femminismo di sinistra.
Non possiamo non osservare che il femminismo è arrivato ad un bivio: da una parte conduce il movimento femminista ad essere ancella del capitalismo, che vuole le donne a contendersi con gli uomini pari opportunità di dominio, parliamo di un femminismo alla Sheryl Sandberg, direttrice operativa di Facebook, che invita le donne a farsi avanti e ad occupare i posti nei consigli di amministrazione che vede l’uguaglianza di genere passare attraverso il successo negli affari.
Il secondo sentiero partito nel 2017 in Polonia con le donne che sono scese in piazza per manifestare contro il divieto all’aborto dando vita ad una corrente di dissenso che dall’Argentina che protestava per l’omicidio di Lucia Perez è arrivato a Spagna, Italia, Turchia, Brasile e decine di altri Paesi fino a “huelga feminista” di Madrid che richiama le donne allo sciopero internazionale sia sul fronte del lavoro fuori casa che su quello della cura domestica, ma che chiede anche, come pilastro non negoziabile, la fine del capitalismo.

Arruzza, Bhattacharya e Fraser si prefiggono lo scopo, attraverso la creazione di questo manifesto, di percorrere questa seconda via spiegando alle donne come la strada dello sciopero femminista debba essere percorsa per andare a saldarsi con i movimenti anticapitalista e di sistema.
Fonte di ispirazione il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels.
Un femminismo che trova le sue radici nelle lotte storiche per i diritti di lavoratrici e lavoratori e per la giustizia sociale.

Sono 11 le tesi su cui si basa il Manifesto; un attivismo militante femminista che reinventa lo sciopero, che si lascia alle spalle il femminismo liberale e che anzi lo vede come parte del problema in quanto consente ad un esiguo numero di donne di arrampicarsi sulla scala sociale proponendo un concetto di uguaglianza basata suo mercato, ma il cui vero scopo è la meritocrazia.

Per il femminismo liberale, le donne sono semplicemente un gruppo sottorappresentato. Quello che perseguono rimane l’obiettivo di un gruppo di poche privilegiate che si fanno avanti e rompono il “soffitto di cristallo” appoggiandosi su una classe di donne immigrate e sottopagate alle quali subappaltano lavori domestici e di cura. Ci troviamo al cospetto di un femminismo che desidera elevare lo status dell’ 1% della popolazione di donne non contribuendo nel contempo alla liberazione del 99% di esse.

La teoria politica che è alla base del manifesto vuole disegnare un femminismo per il 99% della popolazione, per le donne povere e sfruttate, di donne disabili, migranti, razzializzate, queer e trans, ma vuole anche essere un sostegno di tutti gli sfruttati, i dominati, gli oppressi.
Un manifesto in cui il femminismo abbraccia la lotta di classe, il femminismo al 99% non è solo anti-neoliberista e anticapitalista ma anche convintamente internazionalista.

Il manifesto per “femminismo per il 99%” individua nel capitalismo il problema che è alla base della crisi globale della società ed è fonte dell’oppressione di genere separando la “produzione delle persone” dalla “produzione del lavoro” assegnando la prima mansione alle donne e subordinando questa all’altra.

Le società capitaliste hanno sempre istituito una divisione razziale del lavoro riproduttivo: schiavitù, colonialismo, l’apartheid o il neoimperialismo obbligando il gruppo di donne razzializzate a fornire lavoro quasi gratuito a vantaggio del gruppo etnico delle “sorelle bianche”, la riproduzione sociale è fortemente connessa con il dominio.

Il manifesto propone di combattere qualunque forma di violenza di genere che la fa discendere dai rapporti sociali capitalistici che in anni di crisi diventa più virulenta e pervasiva. Accade quando la mascolinità dominante vacilla sotto l’ansia per il proprio status e la precarietà economica. Quando gli uomini iniziano a sentire che le “donne sono fuori controllo” ecco esplodere con maggiore violenza l’aggressione privata, alla radice di tutto questo troviamo la vulnerabilità economica, politica, professionale e razziale delle donne.

Il femminismo per il 99% lancia un appello a tutti i movimenti radicali per unirsi in una lotta anticapitalista collettiva con un’anima eco socialista, antirazzista ed antiimperialista. Individua nel taglio dei servizi pubblici il rafforzamento dello sfruttamento gratuito del lavoro di cura delle donne che nella costruzione delle “catene globali di cura” demanda alle più povere spesso migranti lavori a basso valore aggiunto liberando le donne che hanno maggiori mezzi affinché possano dedicarsi a lavori più lucrativi.

Il radicalismo femminista tenta di rompere l’egemonia del femminismo liberale utilizzando il potente strumento dello sciopero non solo del lavoro salariato, ma anche del lavoro della riproduzione sociale svelando in questo modo il ruolo indispensabile che questo riveste nella società capitalista.
Il “femminismo per il 99%” non si riterrà soddisfatto dell’equivalenza finché non avremo uguaglianza, non sarà soddisfatto dai diritti legali finché non avrà giustizia e non sarà soddisfatto dalla democrazia finché la libertà del singolo non sarà calibrata sulla libertà di tutte e tutti.

Adelaide Cacace

Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser
Femminismo per il 99%. Un manifesto
Laterza, 2019
pagg. 84
€ 14,00
traduzione Alberto Prunetti

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piacuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

In questo articolo