Ferdinando di Annibale Ruccello

Ferdinando di Amilcare Ruccello
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Quanto sarebbe stata fruttuosa la vita artistica di Annibale Ruccello, scrittore e drammaturgo nato e cresciuto a Castellammare di Stabia se questo autore non avesse perso la vita a soli 30 per un drammatico incidente stradale negli anni 80, lasciando nei suoi estimatori il rammarico per aver perso quello che di straordinario questo autore avrebbe scritto.

Al Teatro Elfo Puccini  possiamo assistere alla sua commedia più famosa Ferdinando, portata sul palco con la sapiente e riuscita regia della regista salernitana Nadia Baldi, per cui non stupisce la scelta del primo atto quasi completamente in napoletano senza sottotitoli ed ausili per lo spettatore, scelta che la regista condivide con Ruggero Cappuccio, drammaturgo e regista con il quale lavora da molto tempo e che si affida da sempre alla comprensione emozionale delle sue drammaturgie anche in napoletano antico e stavolta con Ferdinando l’emozione è arrivata forte e chiara.

La storia è antica, ma sempre attuale nei suoi risvolti: donna Clotilde baronessa borbonica, interpretata da Gea Martire che è la one woman show del primo atto, disgustata dall’imborghesimento della società seguita all’unità d’Italia si è rifugiata in una villa vesuviana e vive una vita a letto afflitta da mille malanni assistita da una cugina povera e “bizzoca” , interpretata dalla bravissima Chiara Baffi, la baronessa passa il tempo in un ozio lamentoso intervallato dalle visite del parroco del paese Don Catellino, Fulvio Cauteruccio. L’equilibrio delle vite di questi tre personaggi fatte di interessi economici, pettegolezzi, recriminazioni, parole sarcastiche cariche di frustrazione pronunciate da donna Clotilde , grigia e disincantata, memore solo della bella vita che fu, viene destabilizzato dall’arrivo di Ferdinando, interpretato da Francesco Roccasecca, figlio di lontani parenti , rimasto solo al mondo e affidato dal notaio alla tutela della Baronessa. Ferdinando, giovane, bello, appassionato, ma anche vizioso e spregiudicato sconvolgerà donna Clotilde, Gesualda e Don Catellino facendo emergere la loro vera natura e loro insane passioni. Le convenzioni sociali ed i freni inibitori crolleranno e i tre saranno disposti a fare qualunque cosa, anche macchiarsi di un atroce delitto, pur di vivere la loro passione e seguire i loro istinti, demoniaci , ma finalmente vivi perché nel sangue adesso scorre Ferdinando.

Gea Martire
Gea Martire in Ferdinando

Ferdinando è una pièce teatrale davvero ben fatta dove tutti gli elementi: la capacità interpretativa e comunicativa degli attori, la musica, la scenografia, le luci ed i costumi contribuisco a rapire lo spettatore, obiettivo essenziale a maggior ragione in questo caso in quanto il primo atto è quasi completamente in napoletano e al pubblico non vengono offerti sottotitoli per essere agevolato nella comprensione del testo. Menzione particolare al costume di donna Clotilde nel primo atto che la rende un unicum con il letto nel quale passa le giornate.

Ho avuto modo di fare una chiacchierata con la regista Nadia Baldi che da trenta anni lavora con Ruggero Cappuccio anche lui un purista convinto nella scelta di declinare i testi in napoletano senza traduzioni.
Nadia sei convinta che il napoletano debba essere proposto al pubblico senza supporti che aiutino a comprendere meglio il testo anche a Milano?
Assolutamente si anzi ne sono convintissima, la comprensione da parte del pubblico deve essere emozionale altrimenti non è teatro ma lettura del testo. Noi lavoriamo nella convinzione che tutto contribuisca alla trasmissione di un’emozione: la scena, gli attori, le musiche e crediamo che da tutto questo si possa cogliere il senso di quando espresso verbalmente
Quindi tu sei consapevole che una parte del testo drammaturgico espresso in napoletano vada perso nella comprensione?
Certo io non credo che il pubblico vada servito, al pubblico del teatro va chiesto impegno e partecipazione, il pubblico deve vibrare insieme a noi altrimenti sarebbe passivo come avviene al cinema. Il teatro chiede impegno, il teatro è scomodo.
E forse la scomodità del teatro il pubblico la ama se le sale sono nuovamente piene quando viene proposta una produzione di alta qualità come “Ferdinando” mentre le sale del cinema al secondo anno di pandemia stanno rimanendo inesorabilmente vuote.
Donna Clotilde, “La bizzoca è uno status sociale“,  da Ferdinando.
Adelaide Cacace

Elfo Puccini – Milano
fino al 15 maggio
Ferdinando
di Annibale Ruccello
regia Nadia Baldi
con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio, Francesco Roccasecca
costumi Carlo Poggioli
consulenza musicale Marco Betta
aiuto regia Rossella Pugliese
progetto luci Nadia Baldi
produzione Teatro Segreto

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